Just Eat: Food Delivery, indietro non si torna

Just Eat fotografa i mesi dell'isolamento, analizzando il cambiamento dell'utenza e le potenzialità che resteranno anche nella cosiddetta Fase 2.
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Torneremo nei ristoranti perché l’esperienza è imprescindibile e la sete di libertà permea nei desideri di tutti, ma lo shock vissuto durante gli ultimi mesi di isolamento sociale hanno causato cambiamenti destinati a rimanere. Il food delivery è uno dei comparti destinati a guadagnare quote di mercato per un motivo molto semplice: molti nuovi clienti lo hanno provato, molti clienti lo hanno apprezzato e di fatto non rappresenta una alternativa all’uscita al ristorante – semmai è una soluzione ulteriore, destinata a restituire opportunità nuove ai ristoranti stessi.

Just Eat, app del settore che rappresenta un osservatorio privilegiato sul comparto, ha diramato una serie di dati molto interessanti sull’utilizzo del servizio durante questi mesi, prefigurando una serie di opportunità che molti attori del food potranno ora tenere in stretta considerazione nel momento in cui il comparto affronta la riapertura cercando di ridisegnare il proprio posizionamento.

Food delivery: l’analisi di Just Eat

Anzitutto emerge come gran parte dei nuovi utenti dell’app non avesse mai effettuato ordinazioni online prima di oggi: emerge dunque un potenziale del tutto nuovo ed inesplorato, persone che per la prima volta hanno immaginato un’esperienza differente rispetto a quella di chi attende di fronte al bancone con un menu tra le mani. Ordinare cibi a domicilio è stata però la “coccola” cercata da molti dopo che le esperienze in proprio in cucina avevano occupato le fantasie degli italiani nelle prime settimane di isolamento: il delivery è stata la prima pulsione all’uscita, un modo per portare il mondo in casa visto che dalla casa non si poteva uscire.

L’app è stata la scelta preferita dai più giovani, che l’hanno preferita nel 75% dei casi al sito Web, benché quest’ultimo abbia comunque goduto dei favori di quanti – passando più ore al giorno al pc – avevano la possibilità di sfogliare il sito con comodità.

Uomini o donne?

Gli uomini utilizzano di più i pagamenti digitali (84%) e usano di più l’app (75%), mentre le donne spendono di più e hanno incrementato di più l’utilizzo dei pagamenti digitali con il Covid-19: +22% passando dal 67% all’82%, raggiungendo gli uomini anche nella quota di utilizzo dell’app (75%).  La spesa media è aumentata leggermente per entrambi ma rimanendo più alta per le donne.

Nord o Sud?

Lungo tutta la Penisola, durante il periodo di emergenza sanitaria, la quota dei pagamenti digitali si è distribuita in modo importante: al Nord, dove la quota di pagamenti digitali era il 55% prima del Covid-19, è cresciuta ora del 31% arrivando a 72%, nel Centro Italia ha avuto un incremento del 32% passando dal 50% al 66%, mentre al Sud la crescita è del 53%, passando dal 34% al 52%.

E ora?

Questo è il dato più interessante: l’80% degli utenti ha dichiarato che molto probabilmente continuerà ad utilizzare il food delivery anche nella “fase 2”, periodo nel quale l’esperienza del ristorante appare ancora ostacolata da stringenti misure di sicurezza e tensioni fatte di mascherine e plexiglass.

Per scelta abbiamo sempre spinto sul digitale sia dal punto di vista del servizio che dei pagamenti, ma l’emergenza ha dato una motivazione ancora più importante alle persone per l’utilizzo dell’app e dei digital payments, evidenziando quanto un utilizzo esteso del digitale lungo tutto il ciclo di vita del food delivery possa rappresentare un concreto valore aggiunto per clienti e ristoranti. La modalità di consegna contactless introdotta per garantire la sicurezza e rendere più veloci gli ordini nel corso dell’emergenza covid-19, o nuove funzioni come quella di Instagram, hanno sicuramente contribuito ad aumentare l’uso del digitale, nei pagamenti come nelle abitudini di tutti i giorni. Il nostro obiettivo ora è proseguire questo percorso, continuando a contribuire all’evoluzione digitale in Italia

Daniele Contini, Country Manager di Just Eat

La partita del food delivery si giocherà con ogni probabilità nei mesi a venire, nel corso dei quali la bontà dell’esperienza fornita potrà consolidare le sacche di mercato improvvisamente venutesi a creare a seguito del mutato contesto emergenziale. Il lento e progressivo ritorno alla normalità dovrà infatti testimoniare in che misura l’acquisto a domicilio diventi realmente una alternativa culturalmente accettata, soprattutto in un’Italia dove l’uscita al ristorante rappresenta un tassello fondamentale della socializzazione. Tutto ciò al netto di partite che si giocano su un altro piano: il caso Uber Eats non può che sottolineare l’importanza di trovare equilibri sostenibili per modelli di business che, se intendono affermarsi, debbono altresì saper rispondere alle prerogative legali del contesto entro cui agiscono.

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30 05 2020
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