Kim Dotcom, l'estradizione si avvicina?

La giustizia neozelandese si è pronunciata sul caso del fondatore di Megaupload, ma la decisione non risolve del tutto la questione e dà modo agli avvocati difensori di chiamare in causa ulteriori gradi di giudizio
La giustizia neozelandese si è pronunciata sul caso del fondatore di Megaupload, ma la decisione non risolve del tutto la questione e dà modo agli avvocati difensori di chiamare in causa ulteriori gradi di giudizio

Nel weekend è andata in onda l’ennesima puntata del procedimento giudiziario che coinvolge Kim Dotcom e i suoi più stretti collaboratori, colpevoli secondo la giustizia statunitense di violazione del copyright e altri gravi reati e per questo meritevoli di essere estradati e giudicati direttamente sul suolo americano. La sentenza, in realtà, non fa che dare ancora fiato ai legali di Dotcom, che già preannunciano un nuovo appello.

Il Dipartimento di Giustizia (DoJ) USA vuole processare Dotcom e sodali per associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e violazione della proprietà intellettuale, e il giudice Nevin Dawson aveva già dato il via libera all’estradizione senza esprimersi in maniera diretta sulle gravi accuse mosse contro il pioniere dello storage telmatico.

La nuova decisione presa dall’Alta Corte della Nuova Zelanda conferma la legittimità della richiesta del DoJ ma solo in parte : secondo la legislazione locale, hanno stabilito i giudici, l’ infrazione del copyright per mezzo delle comunicazioni telematiche è responsabilità esclusiva degli utenti e non dei fornitori di servizi o degli ISP.

Tra Nuova Zelanda e USA è in vigore un trattato che non riguarda in via specifica la suddetta questione, mentre per il resto delle accuse mosse contro Dotcom e collaboratori – e in particolare la presunta associazione a delinquere volta all’infrazione di copyright, che equivale a una tentata frode – è prevista l’estradizione. Dotcom dovrà insomma finire davanti alla giustizia USA ma non per il presunto reato che ha fin qui animato l’intera vicenda Megaupload, una questione della quale l’imprenditore non manca di sottolineare l’ironia accanto alle rassicurazioni di rito sulla tranquillità del momento.

La decisione dell’Alta Corte riguarda una legge che non è pertinente, dice ancora Dotcom su Twitter, mentre gli avvocati difensori hanno già annunciato di voler ricorrere in appello per sentire l’ennesima campana “alternativa” sulla faccenda. Dotcom non rinuncia a trafficare col file sharing , mentre le polemiche sulle accuse dell’industria statunitense sulla presunta illegittimità del business di Megaupload continuano a far discutere addetti ai lavori e commentatori.

Alfonso Maruccia

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20 02 2017
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