Kim Dotcom, vittoria in tribunale contro la Nuova Zelanda

Il patron di Mega si prende la rivincita contro le autorità neozelandesi, condannate per aver violato il suo "diritto a sapere" le informazioni che avevano su di lui. E adesso è finita anche per l'estradizione, sostiene Dotcom

Roma – Il raid del 2012 contro Kit Dotcom e i server di Megaupload avrebbero dovuto rappresentare la fine della pirateria a mezzo cyber-locker e la conclusione della carriera imprenditoriale dell’imprenditore, e invece oggi i cyber-locker sono più attivi che mai – con contenuti legali e altri molto meno – mentre Dotcom si prende una rivincita alla volta in attesa di sapere se verrà essere estradato negli USA.

Un nuovo “colpo” a favore di Dotcom è in questi giorni arrivato a opera del Tribunale per i Diritti Umani della Nuova Zelanda, che ha condannato il governo del paese per la violazione del Privacy Act dopo aver negato a Dotcom l’accesso alle informazioni che avevano raccolto su di lui.

Il caso nasce da una richiesta formulata da Dotcom nel 2015, e indirizzata a 28 fra ministri e dipartimenti governativi con l’obiettivo di far pubblicare la documentazione che lo riguardava. La richiesta era stata negata, e ora il Tribunale per i Diritti Umani ha sancito l’illegittimità di quel comportamento.

Il governo della Corona ha violato i diritti di Dotcom e dovrà ricompensarlo con una cifra di circa $90.000, ha deciso il Tribunale, ma per il fondatore di Megaupload e Mega questa sentenza rappresenta solo una tappa di un percorso con un “premio” molto più prezioso.

Dotcom ha salutato con entusiasmo la sentenza sottolineando quella che a suo dire c’è stato un intralcio alla giustizia perpetrato dall’Avvocatura Generale della Nuova Zelanda, e in conseguenza di questo ostacolo inopportuno anche il processo di estradizione verso gli USA – un procedimento che si ancora si trascina dal lontano 2012 – non potrà che finire in un nulla di fatto.

Alfonso Maruccia

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