Kobo Arc, leggere a colori

Dopo l'e-reader, è la volta del tablet dell'azienda nippo-canadese. Un prodotto che costruisce la propria esperienza utente sulle funzioni base di Android

Roma – Leggere soltanto non basta: con Apple che ha da tempo scomesso parecchio su iPad e Amazon che prova a tenerle testa con Kindle Fire, chiunque voglia provare a dire la sua nel mercato dell’intrattenimento non può restare a guardare. Per questo Kobo, dopo aver lanciato una serie di e-reader di buon successo sul mercato, decide di lanciarsi nel sempre più affollato panorama dei tablet Android : il primo modello a venire distribuito in Italia è l’Arc (in effetti è il secondo tentativo di Kobo: il primo, Vox, non aveva ricevuto esattamente un plauso unanime dalla critica), e come nel caso precedente il partner prescelto per il Belpaese è Mondadori.

Google Play Store logo Le condizioni a contorno del lancio di Kobo Arc sono pressoché analoghe a quelle dell’e-reader: Mondadori ha predisposto la stessa campagna di lancio con tre libri in omaggio su una rosa di nove, e in più è possibile leggere per qualche mese gratuitamente alcune riviste del gruppo editoriale (es: Panorama, Sale&Pepe, Donna Moderna ecc) tramite app apposite precaricate sul dispositivo che si può acquistare online o negli store del gruppo. Inoltre, allo store Kobo che consente di scaricare libri gratuiti e a pagamento si affiancano le app per accedere a 7digital, YouTube, Play Music e soprattutto il Play Store . La differenza con l’ecosistema integrato di Apple è tangibile, ma al Kobo Arc non si può certo imputare la mancanza di fonti da cui approvvigionarsi di app e musica.

Al contrario del Kobo Glo, che è un e-reader con schermo a tecnologia E-Ink, l’Arc è a tutti gli effetti un tablet: diagonale da 7 pollici per uno schermo tecnologia IPS e risoluzione 720p (1280×800 per la precisione, con una densità di pixel pari a 215dpi e 16 milioni di colori rappresentabili), processore dual-core Texas Instruments (OMAP 4470, ovvero ARM A9 da 1,5GHz con GPU dual-core PowerVR SGX544) abbinato a 1GB di RAM e spazio di archivio da 16, 32 o 64GB. La connettività è garantita per lo standard WiFi 802.11n. Sul piano tecnico, insomma, il tablet in questione è ben carrozzato: il sistema operativo adottato è Android 4.0 (per l’esattezza 4.0.4, ma dovrebbe essere in lavorazione l’aggiornamento a 4.1), personalizzato con una interfaccia “Tapestries”: ovvero una sorta di cartelle multimediali componibili che modificano l’interfaccia base, che pure rimane inalterata nei suoi tratti principali.

Kobo Arc è disponibile in bianco o nero, con la cover posteriore rimuovibile e intercambiabile con altri colori (optional). Sul frontale sono presenti due altoparlanti (quindi audio stereo) di discreta qualità e con un volume massimo più che accettabile. Sul fondo è presente un ingresso micro-USB (per collegarlo al PC o ricaricare tramite il caricabatterie compreso nella confezione), sulla cima c’è il pulsante di accensione, sul fianco i classici pulsanti per il volume e il jack per le cuffie. Particolarità dell’Arc è la presenza di un LED RGB posto accanto al pulsante di accensione: si attiva in presenza di notifiche o per indicare lo status del tablet (batteria carica o scarica, per esempio), ma il suo funzionamento nel dettaglio resta oscuro. Naturalmente non c’è alcun tasto sul frontale del tablet : le funzioni base dell’OS (home, indietro, passa ad altra applicazione) sono rese tramite il software sullo schermo.

A bordo del Kobo manca qualcosa, in ogni caso: c’è la fotocamera frontale, con tanto di LED per illuminare il volto e capace di registrare video in HD (720p), non c’è però la fotocamera posteriore. Mancano poi anche un GPS di qualsiasi tipo, Bluetooth, NFC e connettività 3G. Quello di cui si avverte più di tutto la mancanza, tuttavia, è uno slot SD o mini-SD : la memoria di archivio dell’Arc non è espandibile, dunque occorrerà scegliere con cura il taglio da acquistare per non trovarsi in seguito a corto di spazio. Alla prima accensione del modello da 16GB in prova ci sono circa 12GB liberi: quanto basta per caricare molta musica (se la si ascolta in streaming via Play Music non occuperà che pochi chilobyte per volta), una manciata di film non in alta definizione e parecchie centinaia di libri, ma non esattamente uno spazio infinito. Naturalmente è anche possibile sfruttare del cloud storage, con i servizi di Box.net o Dropbox per esempio, per aumentare la mole di contenuti a cui attingere. Nota bene: il sistema non accetta file più grandi di 4GB da caricare sulla memoria interna.

L'interfaccia del Kobo Arc

La confezione del Kobo Arc è simile a quella del Kobo Glo, ma contiene ben poco: il tablet, l’alimentatore e un succinto manuale di istruzioni. Manca il cavo per collegarlo al PC , utile per caricare materiale e contenuti già in possesso dell’acquirente (basti pensare a libri e film ottenuti attraverso altri canali, la musica di iTunes ecc): una complicazione in più che si sarebbe potuta evitare, visto che la procedura di collegamento è davvero semplice per quanto riguarda il sistema operativo, che riconosce l’unità come un semplice dispositivo di archiviazione USB (su Mac è necessaria una applicazione gratuita che si scarica da Android.com). La prima accensione del Kobo Arc è un’esperienza tutto sommato molto lineare: si schiaccia il pulsante di accensione per qualche istante, si attende il primo caricamento del sistema operativo, ci si collega a una WiFi disponibile. L’apparecchio provvede da solo a rilevare eventuali aggiornamenti software da scaricare alla attivazione , ed è possibile inserire le proprie credenziali per l’accesso allo store Kobo direttamente in questa fase (in modo che in contenuti già posseduti in questo circuito vengano scaricati automaticamente alla prima occasione disponibile). Completata la configurazione il sistema prevede una breve inizializzazione del sistema di preferenze personali che contraddistingue l’interfaccia Tapestry e una demo introduttiva all’utilizzo dell’interfaccia.

Interfaccia Tapestry L’interfaccia Tapestry è complessivamente pulita e fluida: può essere modificata in ogni sua parte, aggiungendo alla schermata principale applicazioni o widget di ogni tipo, meno che nella barra che occupa la parte inferiore dello schermo (circa 1/5 della superficie) e che propone suggerimenti di musica, libri, notizie e risorse Internet che il sistema ritiene possano interessare l’utilizzatore. La barra viene visualizzata solo nella schermata principale, e dunque non influisce nell’esperienza utente complessiva risultando quantomeno poco “invadente”. Al contrario del Kindle Fire, l’Arc non prevede altre forme di pubblicità nell’esperienza utente di base.

La reale differenza del tablet Kobo rispetto a gran parte della concorrenza nella fascia medio-bassa del mercato è senza dubbio la presenza a bordo del Play Store e di tutte le app base che consentono di accedere ai servizi di Google (uno su tutti: l’app Gmail è una delle migliore interfacce disponibili per la posta targata Mountain View). Ci sono migliaia di applicazioni da scaricare, si possono acquistare libri e musica ecc. È inoltre possibile scaricare app per accedere ad altri ecosistemi (come Kindle o direttamente l’App-Shop di Amazon), e non sono presenti limitazioni apparenti al tipo di utilizzo che si può fare del tablet: analogamente a quanto già visto con gli e-reader, dunque, Kobo ha deciso di tenere un approccio open per il suo dispositivo , a tutti gli effetti un prodotto Android pienamente modificabile e personalizzabile.

La dotazione hardware del Kobo Arc, di certo non quella di un tablet “economico”, fa si che ci siano pochi software in grado di metterlo in difficoltà: non è stato possibile individuare un gioco che mettesse alla frusta la scheda grafica oltre il limite della giocabilità (provati ad esempio Riptide GP e Mini Motor Racing ), e naturalmente anche le altre applicazioni procedono spedite nel caricamento senza intoppi. Bene si comporta anche l’interfaccia, piuttosto fluida e ben rifinita: i Tapestry possono piacere o non piacere, di fatto sono delle cartelle dentro cui infilare applicazioni, segnalibri, appunti o riferimenti presi dal Web, ma non costituiscono una barriera insormontabile visto che si rimuovono con pochi tocchi sullo schermo. Anzi, in certi casi possono essere anche parecchio utili per ad esempio tenere da parte tutti i giochi installati sull’unità e semplificarne il lancio.

Una schermata di Riptide GP

L’interfaccia del sistema di lettura Kobo, così come quello di altre applicazioni presenti su più piattaforme come Kindle, è standard: analoga a quella della stessa app per iOS per esempio, con qualche livello di personalizzazione per tipo e dimensione della font e modalità notturna. Ci sono poi gli stessi sistemi di social-reading dell’e-reader, con la possibilità di consultare le opinioni e i commenti degli altri lettori e di postare citazioni o valutazioni anche sulla propria bacheca di Facebook. Lo schermo con tecnologia IPS garantisce un buon confort di lettura , ovviamente nei limiti di uno schermo LCD retroilluminato.

Il browser integrato è stato leggermente modificato per includere un collegamento che permetta di aggiungere pagine Web ai Tapestry. Per fortuna i tecnici Kobo hanno pensato anche di installare di serie Chrome : la differenza tra i due browser è come il giorno e la notte, col browser di sistema si incontrano spesso difficoltà nel selezionare una voce specifica dal menu di un sito, mentre Chrome appare molto più efficiente e preciso nel riconoscere il tocco delle dita. Bene si comportano anche Firefox e Opera: come indicazione generale, meglio optare per uno di questi tre browser per supplire ai limiti di quello di sistema.

Ci sono due fattori che lasciano un po’ spiazzanti nell’utilizzo del Kobo Arc: il peso e l’autonomia. Sebbene stando alle specifiche il tablet pesi 365g circa, la sensazione che si ottiene afferrandolo è di un dispositivo “denso”: complice lo spessore di 11,5mm senza rastremature ai bordi (l’Arc è quasi un parallelepipedo perfetto, appena un po’ arrotondato negli angoli), il felling con l’unità è molto differente rispetto a quello di un e-reader classico, a cui pure si avvicina nelle dimensioni (189x120mm, parliamo di appena tre o quattro centimetri in più in altezza del Kobo Glo). È un po’ la stessa sensazione che si prova impugnando il Nokia Lumia 920: l’Arc è solido, massiccio, dicono dalla casa madre che è anche robusto e in grado di resistere indenne a cadute fino a 1,5 metri di altezza . A medio termine tenerlo tra le mani non stanca, ma anche in questo caso il design “tutto dritto” della linea è un limite: se ci fossero le rastremature sui bordi l’ergonomia se ne gioverebbe.

La batteria del tablet Kobo è accreditata di 10 ore di autonomia: si badi bene, autonomia in lettura . Utilizzare l’Arc per giocare o navigare esaurisce in tempi decisamente più rapidi la carica residua, con un ritmo decisamente più intenso che su altri tablet come iPad. Le prove indicano che per 100 minuti di video HD (720p) si consuma all’incirca il 33 per cento della carica . I giochi più intensi sotto il profilo grafico sono anch’essi abbastanza aggressivi rispetto all’autonomia residua, e molto influisce anche l’utilizzo continuato della rete WiFi. Niente di preoccupante, ma di sicuro l’autonomia non è proprio uno dei punti forti dell’apparecchio, anche alla luce del fatto che i tempi di ricarica non sono rapidissimi. In ogni caso, le prestazioni in questo senso sono ampiamente nella media. Kobo Arc convince? Per 199 euro , il modello da 16GB è un buon prodotto che se la gioca alla pari con parecchi altri concorrenti (e probabilmente supera anche prodotti più noti al grande pubblico come il Galaxy Tab 2 7.0). A 249 e 299 euro anche i modelli da 32 e 64GB sono piuttosto competitivi: il principale concorrente per questa fascia di prezzo è probabilmente il Nexus 7 (che in versione 32GB con modulo 3G costa 299 euro appunto). Il Kindle Fire HD si aggira sugli stessi prezzi (ma con la pubblicità a bordo: se se ne vuole fare a meno ci sono 15 euro in più da sborsare). In casa Apple, se pure si può confrontare un tablet Android con uno iOS, bisogna avere pronti 329 euro per portarsi a casa un iPad Mini 16GB: 130 euro in più.

Kobo Arc bianco con cover I tablet Android sono un oggetto per certi aspetti ancora misterioso: non hanno lo stesso livello di raffinatezza di iPad o di alcuni cellulari dotati dello stesso sistema operativo made in Google , e rispetto a questi ultimi tendono ancora ad accusare un po’ di ritardo nello sviluppo dell’ecosistema. Di certo, comunque, con il Kobo Arc si possono svolgere dignitosamente molti compiti: leggere, navigare, scrivere qualcosa di poco impegnativo, giocare. In linea di massima il prodotto non fa rimpiangere (troppo) iPad: ci sono dei casi nei quali lo stesso titolo non è (ancora?) disponibile per entrambe le piattaforme (un esempio di un autentico best seller: FIFA 13 ), altre occasioni nelle quali inspiegabilmente il Play Store sostiene che l’app prescelta non sia compatibile con il tablet (perché ilMeteo non si può installare?). Nel complesso, comunque, non ci si può lamentare del prodotto: il rapporto prezzo/prestazioni pare ottimo.

In questo caso l’assenza del 3G è oggettivamente un punto a sfavore : tuttavia non è il solo prodotto di questa categoria a fare a meno di questa funzione, evidentemente non giudicata dai produttori un elemento indispensabile per l’esperienza utente. Sta di fatto che un prodotto come l’Arc, dotato di un buon browser e di tutto quanto serve per navigare e consultare i social network, possa essere utilizzato con profitto anche fuori casa: il problema dell’Italia è la cronica carenza di WiFi pubbliche in giro per le grandi città, fattore che incide sostanzialmente nel giudicare questa caratteristica del prodotto.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei contenuti, non si può aggiungere poi molto a quanto già scritto: Kindle e Kobo assieme, sullo stesso tablet, possono consentire di leggere quasi qualunque titolo recente o in uscita nel mercato librario. La musica, che venga acquistata su Play Store o altrove, può facilmente essere scaricata sul tablet o addirittura ascoltata in streaming da Play Music. I video, YouTube a parte, sono il vero tallone d’Achille : iTunes in questo senso è più avanti, ma c’è da scommettere che nel 2013 anche le altre piattaforme si lanceranno su questo mercato e questo ritardo potrà essere colmato.

Kobo Arc è un buon tablet Android. Se verrà aggiornato realmente, e non c’è motivo di non crederci, alla release 4.1 del sistema operativo farà un ulteriore passo avanti verso l’ottenimento di un’interfaccia fluida alla pari con quella di iPad. Le prestazioni già ora sono buone, il comparto CPU e grafica è ben attrezzato, lo schermo IPS garantisce buona luminosità e ottimo angolo di visione. Il prezzo è in linea con la concorrenza. Peccato per la mancanza di un lettore di schede SD: una memoria espandibile in quel senso avrebbe reso probabilmente l’Arc il tablet più interessante di questa fascia di mercato.

a cura di Luca Annunziata

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  • Francesco A. scrive:
    Quando..
    Si fa il giornalista, si dovrebbe avere una cultura e cercare di rispettare le persone.Detto questo, riferirsi al regno dei borbone come per misurare qualcosa di negativo e ridondande nella burocrazia e` sbagliato per 2 motivi:1. NON rispecchia la realta`, la burocrazia in Italia e` nata con i barbari nordici2. NON e` rispettoso
    • Sgabbio scrive:
      Re: Quando..
      pensiamo all'italia prima dell'europa.
      • tucumcari scrive:
        Re: Quando..
        - Scritto da: Sgabbio
        pensiamo all'italia prima dell'europa. fixed!
      • thebecker scrive:
        Re: Quando..
        - Scritto da: Sgabbio
        pensiamo all'italia prima dell'europa.Infatti ho messo prima Italia ;)Ma non dimentichiamo che dobbiamo essere competivi anche in Europa. Se ne dicono tante sull'Europa ma tu pensi che l'Italia fuori dall'UE sarebbe competiva sui mercati internazionali, non penso proprio. Bisogna finirla di essere gli "zimbelli" d'europa. Dobbiamo cambiare la nostra immagine...
  • ef iu di scrive:
    Ed evitabile forse pure il proXXXXX
    "Art. 24.Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. "Povera Italia che non capisce nemmeno più il valore di un procedimento giudiziario...
  • Mela avvelenata scrive:
    Continuiamo a farci del male...
    In Italia siamo bravi a processare chi non dovrebbe nemmeno esserlo e ad assolvere i colpevoli!
    • Leguleio scrive:
      Re: Continuiamo a farci del male...
      - Scritto da: Mela avvelenata
      In Italia siamo bravi a processare chi non
      dovrebbe nemmeno esserlo e ad assolvere i
      colpevoli!Le assoluzioni accadono in tutti i Paesi civili. Negli Usa Michael Jackson è stato assolto due volte dalla stessa accusa (per la verità la prima volta fu un decreto di non luogo a procedere). In Norvegia Jon Lech Johansen (DVD Jon) fu assolto in primo grado e in appello per le accuse riguardanti il suo software DeCSS. Sono le dittature, e solo le peggiori, che usano i processi come un metodo spiccio per regolare i conti con chi pensano dia fastidio, o provochi instabilità negli equilibri esistenti.
      • Mela avvelenata scrive:
        Re: Continuiamo a farci del male...
        - Scritto da: Leguleio
        - Scritto da: Mela avvelenata

        In Italia siamo bravi a processare chi non

        dovrebbe nemmeno esserlo e ad assolvere i

        colpevoli!

        Le assoluzioni accadono in tutti i Paesi civili.
        Negli Usa Michael Jackson è stato assolto due
        volte dalla stessa accusa (per la verità la prima
        volta fu un decreto di non luogo a procedere). In
        Norvegia Jon Lech Johansen (DVD Jon) fu assolto
        in primo grado e in appello per le accuse
        riguardanti il suo software DeCSS.

        Sono le dittature, e solo le peggiori, che usano
        i processi come un metodo spiccio per regolare i
        conti con chi pensano dia fastidio, o provochi
        instabilità negli equilibri
        esistenti.E dunque dovrei essere contento che siamo un paese civile perchè vengono assolti sempre i soliti noti? Manco un pò...
        • Leguleio scrive:
          Re: Continuiamo a farci del male...
          - Scritto da: Mela avvelenata
          E dunque dovrei essere contento che siamo un
          paese civile perchè vengono assolti sempre i
          soliti noti? Manco un
          pò...La prospettiva va invertita: dovresti essere scontento perché la pubblica accusa è più brava a sollevare polveroni in tv che a sostenere le proprie tesi in tribunale, dove puntualmente le prove vengono smontate dai difensori. Un po' meno spettacolo, e un po' più di preparazione.Tolto che non ho ben capito chi sarebbero i soliti noti che vengono assolti.
          • AxAx scrive:
            Re: Continuiamo a farci del male...
            Mah. A me l'intero sistena giudiziario sembra solo un sistema autoreferenziante composto da gente che filosofeggia di aria fritta (ricavandoci ottimi stipendi cmq. al contrario del "carmina non dant panem" ) sulla pelle della gente, permettendosi di poter dire tutto ed il contrario di tutto, in base all'oroscopo del giorno.E chi mi dice che abbia ragione la corte d'appello sul primo grado? E perchè la cassazione deve avere ragione sull'appello? E se è cosi, cioè che in cassazione ci sono giudici bravissimi e negli altri gradi non valgono una cippa, perchè spendere soldi per i primi due gradi visto che solo nell'ultimo ci sono i giudici bravi?
          • Leguleio scrive:
            Re: Continuiamo a farci del male...
            - Scritto da: AxAx
            Mah. A me l'intero sistena giudiziario sembra
            solo un sistema autoreferenziante composto da
            gente che filosofeggia di aria fritta
            (ricavandoci ottimi stipendi cmq. al contrario
            del "carmina non dant panem" ) sulla pelle della
            gente, permettendosi di poter dire tutto ed il
            contrario di tutto, in base all'oroscopo del
            giorno.Forse volevi dire autoreferenziale.A molti sembra così. Ma la magagna è nota da tempo, non riguarda solo questo caso. :-(Se la cosa ti può consolare, i Paesi della <I
            common law </I
            (cioè, per semplificare, quelli di cultura anglosassone) hanno ovviato al problema chiamando a giudicare i cittadini comuni. Il giudice ha solo la funzione di coordinatore durante il dibattimento.
            E chi mi dice che abbia ragione la corte
            d'appello sul primo grado? E perchè la cassazione
            deve avere ragione sull'appello? E se è cosi,
            cioè che in cassazione ci sono giudici bravissimi
            e negli altri gradi non valgono una cippa, perchè
            spendere soldi per i primi due gradi visto che
            solo nell'ultimo ci sono i giudici
            bravi?Perché i giudici dei gradi inferiori costano meno al contribuente, e si spera sempre che non si arrivi al terzo grado per ogni cacatina di proXXXXX. Si spera, appunto: perché ormai siamo vicini al 100 % di processi che si trascinano fino in Cassazione.
          • tucumcari scrive:
            Re: Continuiamo a farci del male...
            - Scritto da: Leguleio
            Perché i giudici dei gradi inferiori costano meno
            al contribuente, e si spera sempre che non si
            arrivi al terzo grado per ogni cacatina di
            proXXXXX. Si spera, appunto: perché ormai siamo
            vicini al 100 % di processi che si trascinano
            fino in
            Cassazione.Una tesi avvincente!All'esame di diritto lo hai spiegato che nel sistema italiano sono presenti 3 gradi di giudizio per un fatto economico?(rotfl)(rotfl)Non ti hanno promosso vero?(rotfl)(rotfl)
          • Leguleio scrive:
            Re: Continuiamo a farci del male...
            Come sopra, tucumcari: http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3677637&m=3678176#p3678176Rispondere a una persona <I
            non sui compos </I
            equivarrebbe a infierire. L'invito a farti vedere è sempre valido.
          • tucumcari scrive:
            Re: Continuiamo a farci del male...
            - Scritto da: Leguleio
            Come sopra, tucumcari:

            http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3677637&m=367

            Rispondere a una persona <I
            non sui
            compos </I
            equivarrebbe a infierire.
            L'invito a farti vedere è sempre
            valido.Prova a sparare meno concetti approssimativi "leguleio da forum" magari in questo modo eviti figure come quelle che hai fatto e continui a fare!Non dovresti meravigliarti più di tanto se chiunque ti "sberleffa e sbeffeggia" sul forumMeno presunzione e più aderenza alla realtà aiutano! ;)
  • Leguleio scrive:
    Sì, ma...
    Il discorso fila, ma non dimentichiamo che va applicato a tutti gli ambiti della civiltà italiana, non solo a internet e diritto. Un esempio fra tanti: per sostenere l'esame di giornalista, il "tema" va composto su una Olivetti lettera 22: http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/29/Vuoi_sito_Internet_Manda_fax_co_0_00032911311.shtmlImmaginate quanti giornali richiedano al giornalista praticante di saper usare una macchina da scrivere, nel 2000. :-)Beppe Severgnini cita anche l'obbligo di mandare per fax una richiesta di registrazione dominio. Altra questione: come mai per operazioni perfino banali in Italia è necessario o addirittura indispensabile il notaio (una figura quasi scomparsa in altri ordinamenti)? Due precisazioni: Oscar Magi era il giudice monocratico di primo grado; i PM (cioè la pubblica accusa) erano due: Francesco Cajani e Alfredo Robledo.E l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" è una delle formule previste dal codice di procedura penale, essendo stata abolita nel 1989 l'insufficienza di prove. Che però esiste, e può venire esplicitata nelle motivazioni della sentenza, che saranno pubblicate fra 2 mesi. Se il motivo fosse l'insufficienza di prove, questa sarebbe una vittoria più simbolica che altro: può darsi che nel prossimo caso giudiziario le prove ci saranno tutte...
    • tucumcari scrive:
      Re: Sì, ma...
      - Scritto da: Leguleio
      Il discorso fila, ma non dimentichiamo che va
      applicato a tutti gli ambiti della civiltà
      italiana, non solo a internet e diritto. Un
      esempio fra tanti: per sostenere l'esame di
      giornalista, il "tema" va composto su una
      Olivetti lettera 22:


      http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/29/V

      Immaginate quanti giornali richiedano al
      giornalista praticante di saper usare una
      macchina da scrivere, nel 2000.
      :-)
      Beppe Severgnini cita anche l'obbligo di mandare
      per fax una richiesta di registrazione dominio.

      Altra questione: come mai per operazioni perfino
      banali in Italia è necessario o addirittura
      indispensabile il notaio (una figura quasi
      scomparsa in altri ordinamenti)?


      Due precisazioni: Oscar Magi era il giudice
      monocratico di primo grado; i PM (cioè la
      pubblica accusa) erano due: Francesco Cajani e
      Alfredo
      Robledo.
      E l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" è
      una delle formule previste dal codice di
      procedura penale, essendo stata abolita nel 1989
      l'insufficienza di prove. Che però esiste, e può
      venire esplicitata nelle motivazioni della
      sentenza, che saranno pubblicate fra 2 mesi. Se
      il motivo fosse l'insufficienza di prove, questa
      sarebbe una vittoria più simbolica che altro: può
      darsi che nel prossimo caso giudiziario le prove
      ci saranno
      tutte...Di quali prove vai cianciando?il punto è estremamente chiaro ovvero non c'è trattamento dei dati personali della vittima del bullismo ergo non sussiste proprio il fatto è inutile girarci attorno.Questi sono i FATTI e siccome sono fatti noti non c'è alcun bisogno di aspettare alcunchè per rendersene conto!
      • Leguleio scrive:
        Re: Sì, ma...
        - Scritto da: tucumcari
        Di quali prove vai cianciando?Già dalle parole usate si capisce che sei maldisposto; ma con il mondo intero, non solo con me. Dovrei astenermi dalla risposta, ma forse (dico forse) la questione può interessare anche ad altri.
        il punto è estremamente chiaro ovvero non c'è
        trattamento dei dati personali della vittima del
        bullismo ergo non sussiste proprio il fatto è
        inutile girarci
        attorno.Per ora non lo so, e nemmeno tu. È solo alla pubblicazione della sentenza che possiamo leggere se sono stati assolti in base all'art. 530 comma 1 (assoluzione perché tutti gli elementi mostrano che il fatto non sussiste) oppure comma 2 (assoluzione per insufficienza o contraddittorietà delle prove a carico).
        Questi sono i FATTI e siccome sono fatti noti tucumcari che parla di "fatti noti" è come una persona cieca dalla nascita che parla di luci e colori. Fa sempre un certo effetto...
        • tucumcari scrive:
          Re: Sì, ma...
          - Scritto da: Leguleio
          - Scritto da: tucumcari


          Di quali prove vai cianciando?

          Già dalle parole usate si capisce che sei
          maldisposto; ma con il mondo intero, non solo con
          me. Dovrei astenermi dalla risposta, ma forse
          (dico forse) la questione può interessare anche
          ad
          altri.Ma perchè invece non ti attieni ai fatti una volta tanto?Troppo complicato? ;)



          il punto è estremamente chiaro ovvero non c'è

          trattamento dei dati personali della vittima
          del

          bullismo ergo non sussiste proprio il fatto è

          inutile girarci

          attorno.

          Per ora non lo so, e nemmeno tu. È solo alla
          pubblicazione della sentenza che possiamo leggere
          se sono stati assolti in base all'art. 530 comma
          1 (assoluzione perché tutti gli elementi mostrano
          che il fatto non sussiste) oppure comma 2
          (assoluzione per insufficienza o
          contraddittorietà delle prove a
          carico).Non me ne frega un tubo delle tue ciancie i fatti sono noti (ripeto) e io giudico quelli non le elucubrazioni di chicchessia!


          Questi sono i FATTI e siccome sono fatti
          noti


          tucumcari che parla di "fatti noti" è come una
          persona cieca dalla nascita che parla di luci e
          colori. Fa sempre un certo
          effetto...Siamo sempre a parlare del nulla (perchè evidentemente non hai nulla da dire).Il punto è che invece di parlare delle tue elucubrazioni non sei in grado di prendere in esame nulla di oggettivo!ovvero:Fatto numero uno:Il video è stato prodotto da gente che con google non ha nulla a che fare.Fatto numero due:I dati trattati da google sono quelli di chi il video lo ha caricato (non altri).Fatto numero tre:Ne tu ne chiunque altro è in grado di "trattare" alcun altro dato che non c'è!Tutto questo è abbondantemente conosciuto e noto puoi girarla come ti pare ma non c'è modo di sfuggire ai fatti!
          • Leguleio scrive:
            Re: Sì, ma...
            - Scritto da: tucumcari

            Già dalle parole usate si capisce che sei

            maldisposto; ma con il mondo intero, non
            solo
            con

            me. Dovrei astenermi dalla risposta, ma forse

            (dico forse) la questione può interessare
            anche

            ad

            altri.
            Ma perchè invece non ti attieni ai fatti una
            volta
            tanto?
            Troppo complicato?
            ;)Perché con interventi precedenti hai dimostrato di essere preda di attacchi d'ira improvvisi. E con chi soffre di questo attacchi, nella vita come nei forum, ragionare non serve a nulla, anzi spesso peggiora la situazione. Li si tiene a bada in attesa che arrivi personale specializzato in camice bianco.


            il punto è estremamente chiaro ovvero
            non
            c'è


            trattamento dei dati personali della
            vittima

            del


            bullismo ergo non sussiste proprio il
            fatto
            è


            inutile girarci


            attorno.



            Per ora non lo so, e nemmeno tu. È solo
            alla

            pubblicazione della sentenza che possiamo
            leggere

            se sono stati assolti in base all'art. 530
            comma

            1 (assoluzione perché tutti gli elementi
            mostrano

            che il fatto non sussiste) oppure comma 2

            (assoluzione per insufficienza o

            contraddittorietà delle prove a

            carico).
            Non me ne frega un tubo delle tue ciancie i fatti
            sono noti (ripeto) e io giudico quelli non le
            elucubrazioni di
            chicchessia!No, non i fatti: tu giudichi solo le tue fantasie malate. I fatti non li conoscerai mai, perché con gli scatti d'ira di cui sei preda la sentenza di primo grado (e quella d'appello, quando sarà disponibile) non la leggerai mai fino in fondo: abbandonerai la lettura a pagine tre, in preda a uno dei tuoi attacchi.Quindi è inutile discutere con te, e con chi i fatti rifiuta di andarli a leggere sui documenti.
            Fatto numero uno:
            Il video è stato prodotto da gente che con google
            non ha nulla a che
            fare.
            Fatto numero due:
            I dati trattati da google sono quelli di chi il
            video lo ha caricato (non
            altri).
            Fatto numero tre:
            Ne tu ne chiunque altro è in grado di "trattare"
            alcun altro dato che non
            c'è!Che dicevo? I due pubblici ministeri, Francesco Cajani e Alfredo Robledo, e il giudice Oscar Magi, hanno esaminato testimonianze e documenti legali raccolti dagli inquirenti, che sono confluiti nel faldone. tucumcari ne sa più di loro tre messi assieme. Altro nome che "delirio" per queste manifestazioni non c'è. Non ha alcun senso entrare nel merito, tucumcari, e non lo dico per farti un dispetto. I deliri non possono essere confutati o corretti secondo la logica comune. Si cerca, quando è possibile, di ricondurre alla ragione la persona delirante. Altrimenti si lascia perdere.
            Tutto questo è abbondantemente conosciuto e noto
            puoi girarla come ti pare ma non c'è modo di
            sfuggire ai
            fatti!Io cerco di sfuggire dai pazzi, che a volte possono essere pericolosi per il prossimo. I fatti li conosco, grazie.
          • tucumcari scrive:
            Re: Sì, ma...
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: tucumcari




            Già dalle parole usate si capisce che
            sei


            maldisposto; ma con il mondo intero, non

            solo

            con


            me. Dovrei astenermi dalla risposta, ma
            forse


            (dico forse) la questione può
            interessare

            anche


            ad


            altri.


            Ma perchè invece non ti attieni ai fatti una

            volta

            tanto?

            Troppo complicato?

            ;)

            Perché con interventi precedenti hai dimostrato
            di essere preda di attacchi d'ira improvvisi. E
            con chi soffre di questo attacchi, nella vita
            come nei forum, ragionare non serve a nulla, anzi
            spesso peggiora la situazione. Li si tiene a bada
            in attesa che arrivi personale specializzato in
            camice bianco.Francamente è chiaro a tutti che chi soffre di questi attacchi sei tu (cosa del resto dimostrata ulteriormente anche ora)...Come ben sai qualcuno (non io) ha scritto robe tipo "Sei condannato devi espiare" (e altro che non perdo tempo a riferire)Non sarà che hai dei problemi seri?

            Non me ne frega un tubo delle tue ciancie i
            fatti

            sono noti (ripeto) e io giudico quelli non le

            elucubrazioni di

            chicchessia!

            No, non i fatti: tu giudichi solo le tue fantasie
            malate. I fatti non li conoscerai mai, perché con
            gli scatti d'ira di cui sei preda la sentenza di
            primo grado (e quella d'appello, quando sarà
            disponibile) non la leggerai mai fino in fondo:
            abbandonerai la lettura a pagine tre, in preda a
            uno dei tuoi
            attacchi.Quà fino a prova contraria chi non parla mai dei fatti sei tu !Vorrei farti notare è che i fatti medesimi non sono scritti nelle sentenze casomai nelle sentenze sono scritte le associazioni tra le leggi e ciò che il giudice ritiene aver capito del comportamento di un imputato (che è cosa ben diversa) ..I fatti invece esistono PRIMA e DOPO e esistono A PRESCINDERE da qualunque sentenza!
            Quindi è inutile discutere con te, e con chi i
            fatti rifiuta di andarli a leggere sui documenti.I fatti si leggono da ciò che è noto le sentenze non descrivono i fatti come ti ho spiegato altrimenti non esisterebbero sentenze differenti sugli stessi fatti (che rimangono e sono gli stessi a prescindere dai tuoi pensieri e da quelli di chicchessia!!).Ti ripeto non ho bisogno di leggere in una sentenza che in un video non ci sono "dati personali" basta sapere cosa è un video!Così come non ho bisogno di leggere in una sentenza (anche perchè leggerei il contrario) che la terra gira attorno al sole e non viceversa!La tua idea dei "fatti" è molto lontana dai fatti stessi sarebbe meglio che tu te ne rendessi (se possibile serenamente) conto!

            Che dicevo? I due pubblici ministeri, Francesco
            Cajani e Alfredo Robledo, e il giudice Oscar
            Magi, hanno esaminato testimonianze e documenti
            legali raccolti dagli inquirenti, che sono
            confluiti nel faldone. tucumcari ne sa più di
            loro tre messi assieme. Se le affermazioni che vengono fatte non coincidono con la realtà (ripeto Tucumcari e chiunque abbia una idea di cosa sia un video è in grado di verificarlo) SI!Tanto è vero che un tribunale ha smentito sia Magi che il PM faresti bene a rendertene conto (ripeto) e questo che ti piaccia o meno!N.B.Tutto questo sarebbe vero in ogni caso a prescindere esattamente come è vero (te lo ripeto) che la terra orbita attorno al Sole a prescindere dalle sentenze!
            Altro nome che "delirio"
            per queste manifestazioni non c'è.Ripeto il "delirio" è scritto nero su bianco nei tuoi post (passati e attuali) e è bellamente esposto al pubblico ludibrio!(scripta manent) e questo in barba a qualunque tua elucubrazione fuori tema e ripeto fuori da qualunque fatto!

            Non ha alcun senso entrare nel merito, tucumcari,
            e non lo dico per farti un dispetto. I deliri non
            possono essere confutati o corretti secondo la
            logica comune. Si cerca, quando è possibile, di
            ricondurre alla ragione la persona delirante.
            Altrimenti si lascia
            perdere.Magari potresti provare a prendere atto dei fatti invece che parlare delle tue fantasie?Fino ad ora tutto quello che hai sostenuto si è dimostrato fallace da tutti i punti di vista !Fossi in te comincerei a farmi qualche domanda! ;)
            Io cerco di sfuggire dai pazzi, che a volte
            possono essere pericolosi per il prossimo. I
            fatti li conosco,
            grazie.Non si direbbe! hai fornito ampie prove del contrario!Sei in grado per caso di dimostrare che il video contiene dati personali trattati da google?Sei in grado di dimostrare che i dati trattati (perchè di questo si occupava la sentenza di Magi) siano quelli del soggetto che ha subito il danno?No!Per il semplice fatto che NESSUNO è in grado di farlo!In ogni caso sarebbe bene che tu prendessi almeno atto che qualcuno (non solo io) ha giudicato prive di consistenza le conclusioni di Magi e le tue elucubrazioni!E lo ha fatto (direi) prima di leggere le motivazioni che i fatti non li cambiano di una sola virgola!(rotfl)(rotfl)
          • Leguleio scrive:
            Re: Sì, ma...
            - Scritto da: tucumcari

            No, non i fatti: tu giudichi solo le tue
            fantasie

            malate. I fatti non li conoscerai mai,
            perché
            con

            gli scatti d'ira di cui sei preda la
            sentenza
            di

            primo grado (e quella d'appello, quando sarà

            disponibile) non la leggerai mai fino in
            fondo:

            abbandonerai la lettura a pagine tre, in
            preda
            a

            uno dei tuoi

            attacchi.
            Quà fino a prova contraria chi non parla mai dei
            fatti sei tu
            !Sul qui e sul qua l'accento non va.Be', con te in effetti è vero. :| Il perché l'ho spiegato: è controproducente.Se e quando riprenderai lucidità, discuterò con te come con chiunque altro qui.
            Vorrei farti notare è che i fatti medesimi non
            sono scritti nelle sentenze casomai nelle
            sentenze sono scritte le associazioni tra le
            leggi e ciò che il giudice ritiene aver capito
            del comportamento di un imputato (che è cosa ben
            diversa)Non esiste altro modo, per ora, di sapere come sono andati i fatti che leggere davvero la sentenza che riporta ampi stralci del fascicolo delle indagini. Tu non hai fatto nemmeno questo.Se conoscessi di persona i responsabili di Google Video (sezione italiana, irlandese e californiana), come anche le persone coinvolte nella ripresa, potrei dire di più, è ovvio. Ma non ho alcun contatto con loro. Mi devo limitare agli atti, come tutti.
            I fatti invece esistono PRIMA e DOPO e esistono A
            PRESCINDERE da qualunque
            sentenza!Basta, mi fermo qui.La tua crisi si è manifestata prima del previsto.
          • tucumcari scrive:
            Re: Sì, ma...
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: tucumcari




            No, non i fatti: tu giudichi solo le tue

            fantasie


            malate. I fatti non li conoscerai mai,

            perché

            con


            gli scatti d'ira di cui sei preda la

            sentenza

            di


            primo grado (e quella d'appello, quando
            sarà


            disponibile) non la leggerai mai fino in

            fondo:


            abbandonerai la lettura a pagine tre, in

            preda

            a


            uno dei tuoi


            attacchi.


            Quà fino a prova contraria chi non parla
            mai
            dei

            fatti sei tu

            !

            Sul qui e sul qua l'accento non va.
            Be', con te in effetti è vero. :| Il perché l'ho
            spiegato: è
            controproducente.
            Se e quando riprenderai lucidità, discuterò con
            te come con chiunque altro qui.
            La lucidità ti manca come hai a più riprese dimostrato!




            Vorrei farti notare è che i fatti medesimi
            non

            sono scritti nelle sentenze casomai nelle

            sentenze sono scritte le associazioni tra le

            leggi e ciò che il giudice ritiene aver
            capito

            del comportamento di un imputato (che è cosa
            ben

            diversa)

            Non esiste altro modo, per ora, di sapere come
            sono andati i fatti che leggere davvero la
            sentenza che riporta ampi stralci del fascicolo
            delle indagini. Tu non hai fatto nemmeno
            questo.Il modo esiste e come!Ripeto i fatti sono noti a prescindere dalla sentenza e dalle sue motivazioni!Non so se ti è chiaro ma i fatti esistono prima di arrivare in tribunale!C'è un mondo reale la fuori!Sveglia!Forse hai letto tu!Le indagini sono chiarissime è (te lo ripeto) da nessuna (e proprio questo è il problema) parte ci sono dati personali trattati da GOOGLE riguardanti il danneggiato!è proprio per quello che la sentenza non stava e non sta in piedi!E parlo di DATI non le tue elucubrazioni personali o quelle di chicchessia!E mettiamola così dato che insisti di avere letto dimmi (e cita) dove nei documenti trovi i DATI relativi !So che ti sarà piuttosto difficile perchè non c'è nessun passo in cui ci siano!Ne vuoi prendere atto una volta per tutte o no?
            Se conoscessi di persona i responsabili di Google
            Video (sezione italiana, irlandese e
            californiana), come anche le persone coinvolte
            nella ripresa, potrei dire di più, è ovvio. Ma
            non ho alcun contatto con loro. Mi devo limitare
            agli atti, come
            tutti.Non c'entra nulla la "conoscenza" si parla di dati e trattamento dati ce la fai a rendertene conto?




            I fatti invece esistono PRIMA e DOPO e
            esistono
            A

            PRESCINDERE da qualunque

            sentenza!


            Basta, mi fermo qui.
            La tua crisi si è manifestata prima del previsto.Prendi atto della realtà (te lo ripeto) c'è un mondo fuori da li e vede in modo chiaro la tua inconsistenza!e a proposito di "leggere"faresti bene giacchè ci sei a leggere questo... "Google <b
            non è stato considerato titolare del trattamento dei dati </b
            ma ha solo eseguito le decisioni relative al trattamento del dato dell'unico responsabile, che è il soggetto che ha caricato quel video sulla piattaforma di Mountain View"Considera che il "pollicino" qui citato non è quello delle molliche bensìOreste Pollicino, avvocato e professore associato di Diritto comparato presso l'Università Bocconi di Milano!
          • Leguleio scrive:
            Re: Sì, ma...
            Non so perché insisti: "basta" per me significa "basta".
          • tucumcari scrive:
            Re: Sì, ma...
            - Scritto da: Leguleio
            Non so perché insisti: "basta" per me significa
            "basta".Ma come al solito confondi il tuo vaneggiare con la realtà!Decido io se e quando basta!In questa circostanza l'unic decisione possibile da parte tua è tacere o rispondere! :DMi spiace ma non hai alternative!Ripeto ... hai bisogno di un reality check! ;)
          • fabiomaxxxxx scrive:
            Re: Sì, ma...
            Giusto per inciso, ma tucumcari ha semplicemente ragione.
  • thebecker scrive:
    applausi
    Ottimo articolo. Sono d'accordo. La cultura della nostra nazione è malata. Ci interessa mantenere solo lo status quo e far divenatre i cattivi (non parlo solo di Google e degli USA ma in generale) chi sainnovare cancellando la nostra "quiete". Tutto dipende da una mentalità malsana che esiste ed è molto radicata nella nostra nazione: cercare la rendita. Dall'impiegato al dirigente l'unico pensiero e cercare la rendita (differente da un lavoro stabile che per essere mantenuto ha bisogno di essere reiventato e mantenuto con la creatività e l'innovazione negli anni) e dire finalmente "Mi sono sistemato". Ovviamente mentre l'italiano si è "sistemato" il mondo va avanti e poi quando si accorge di perdere la posizione di rendita inizia a piangere accussando di essere cattivi quelli che innovano e cambiano le regole del gioco.DALL'ARTICOLO:"Ci guardiamo intorno e non c'è più nessuno. Laggiù, in fondo al rettilineo, c'è gente che corre e che sta tagliando il traguardo fra gli applausi. Se fossimo persone serie ci chiederemmo come mai siamo così inadatti alla competizione. Visto che non lo siamo proveremo a contattare il TAR del Lazio per vedere se la gara appena conclusa potrà essere in qualche maniera invalidata. "Alla maggior parte degli italiani interessa solo la rendita non la competizione per questo ci superano anche i paesi dell'est che prima facevano parte della cosidetta cortina di ferro sotto l'Uinione Sovietica.DALL'ARTICOLO"Certo sarebbe bastato che nel proXXXXX di primo grado il PM Oscar Magi ammettesse che tutto il caso ViviDown era fuffa mediatica, che le accuse nei confronti di Google Video erano il portato del nostro essere vecchi dentro e che non servivano raffinate prolusione da patria del diritto ma un po' di sano buonsenso legato alle nuove tecnologia per risolverlo, ma così ovviamente non è stato. "Un ora di applausi. E' verò siamo un paese per vecchi!!!
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