Kobo Glo, l'altro e-reader

L'azienda canadese si allea in Italia con Mondadori. E i suoi prodotti arrivano sugli scaffali del Belpaese. Punto Informatico mette alla prova il modello più evoluto della sua offerta

Roma – L’ultimo grido in fatto di e-reader si chiama “illuminazione”: non la retroilluminazione tipica dei tablet e degli schermi LCD, qualcosa di diverso e più leggero , quanto basta a leggere in ogni condizione. I principali player del settore hanno adottato soluzioni simili nei propri device: non fa eccezione neppure Kobo, azienda canadese di buon successo soprattutto in Nordamerica e nel Regno Unito, che nell’ultima infornata di apparecchi non si è fatta mancare un prodotto con illuminazione – che in questo caso è chiamata “ComfortLight” – e comandi touch. Il Kobo Glo .

In Italia Kobo arriva forte di una partnership con Mondadori : gli oltre 300 negozi dell’editore dispongono di un angolo dedicato al lettore con gli apparecchi e gli accessori in vendita, con i device in mostra per essere provati prima dell’acquisto e oltre 60mila volumi in lingua italiana disponibili sulla piattaforma abbinata al lettore (30mila gratuiti). Mondadori ha messo in campo anche una promozione per consentire di ricevere in regalo col lettore 3 titoli a scelta su una rosa di 9 (ci sono anche best-seller come 1Q84, libro 1 e 2 di Haruki Murakami e Steve Jobs di Walter Isaacson) così da invogliare all’acquisto del prodotto. A conti fatti un coupon da 30 euro circa.

Il device messo alla prova per questa recensione è un Kobo Glo di colore bianco/argento (in alternativa si possono avere le combinazioni bianco/blu, bianco/rosa e infine tutto nero). Costa 129 euro e si può acquistare online o nei negozi Mondadori. L’unità è dominata dallo schermo da 6 pollici : nella struttura liscia del frontale non ci sono tasti o connettori, mentre sul fondo dell’unità c’è la porta per collegarla al PC, sulla sommità il tasto di accensione dell’illuminazione e il cursore per l’accensione/spegnimento/standby, sul fianco sinistro la fessura per la memoria aggiuntiva.

Il processore del Kobo Glo opera alla frequenza di 1GHz, ed è in grado di supportare più che adeguatamente lo schermo eInk Pearl a 16 toni di grigio e risoluzione 1024×758 . Chiudono il quadro 2GB di memoria (1GB circa disponibile per l’archiviazione dei testi, all’incirca 1.000 volumi) espandibili tramite microSD, porta micro USB, e connettività WiFi: non è prevista alcuna versione 3G, nè alcuna possibilità di archiviare musica, ascoltare i propri brani o di fruire di audiolibri. L’unità pesa 185 grammi, ed è spessa 10 millimetri: le dimensioni ricalcano quelle di un piccolo tascabile (114x157mm), e il device è assolutamente facile da maneggiare e riporre in una tasca o una borsa.

La confezione del Kobo è essenziale: appena aperta il lettore salta subito fuori, subito sotto si trovano i manuali di utilizzo e un cavo USB-micro USB. Non c’è molto altro: le istruzioni per l’utilizzo sono piuttosto semplici da sfogliare e comprendere, per lo più l’apparecchio è assimilabile a una sorta di chiavetta USB da montare e smontare sul PC per caricare e scaricare i libri. Gli acquisti effettuati sullo store online di Kobo/Mondadori possono essere trasferiti automaticamente con l’apposito software sull’apparecchio, i contenuti dell’utente semplicemente trascinati e copiati via Esplora Risorse . Il display montato dal Kobo Glo è dello stesso tipo di quello montato da Amazon sul Kindle Paperwhite: è la nuova generazione eInk con risoluzione XGA, che nella stessa diagonale da 6 pollici piazza un numero di pixel superiore (oltre 220ppi). Il risultato è buono, la differenza rispetto alla generazione precedente è evidente e la lettura è confortevole: la velocità di transizione nel cambio pagina è pressoché istantanea , non si vedono artefatti nel testo, le copertine dei libri sono rese molto bene fin nei particolari (pur rimandendo “relegate” al bianco e nero). La maturità di questi schermi è ormai a ottimi livelli, Kobo ha scelto uno dei migliori prodotti in circolazione (se non il migliore) e l’efficacia della sua adozione è evidente. Lo schermo opaco riflette molto poco la luce, eliminando di fatto la maggior parte dei riflessi.

Capitolo a parte merita il sistema di illuminazione. L’idea alla base è differente da quella degli schermi LCD: è molto importante che il risultato sia uniforme e non abbagliante, la luminosità dello schermo deve essere costante e non eccessiva per non compromettere la lettura sul lungo periodo. Considerato che il fattore illuminazione assume notevole importanza anche per le letture notturne, magari a letto, è anche fondamentale che lo schermo non produca l’effetto “riflettore”: una volta attivata l’illuminazione non deve rischiarare a giorno la stanza , per non disturbare eventuali vicini e non affaticare l’occhio del lettore.

La tecnologia ComfortLight di Kobo è di buona fattura: in attesa di metterla a confronto con l’illuminazione del Kindle Paperwhite, l’effetto in questo caso è molto uniforme e la riuscita complessiva è gradevole . Il colore prodotto è tra il viola e l’azzurro (ma può anche essere tranquillamente definito “bianco”), e si distribuisce sull’intera superficie dello schermo: qualche piccolissima imperfezione si scorge soltanto sul bordo superiore e inferiore con l’illuminazione al massimo, ma davvero niente che possa causare disturbo o si faccia notare durante la lettura visto che in quell’area è altamente improbabile che ci sia del testo.

Volendo trovare un difetto a ComfortLight, potremmo dire che è fin troppo potente : regolata al minimo basta per praticamente qualsiasi utilizzo (stanza da letto di notte, metropolitana e mezzi pubblici all’imbrunire, penombra durante il giorno all’esterno o in appartamento), e sono davvero poche le circostanze in cui può rendersi necessario aumentare l’intensità dell’illuminazione. In ogni caso, il risultato è buono: è un “optional” che una volta provato non può essere abbandonato facilmente, e che aumenta di molto le possibilità di utilizzo di un e-reader . Inoltre, poterla attivare e disattivare in ogni istante con la semplice pressione di un tasto rende il suo impiego immediato.

L’esperienza utente con Kobo Glo è basata sul touchscreen: l’unità, come ormai è di moda, abbandona quasi del tutto tasti e interruttori per fare spazio a l’impiego delle dita sullo schermo . L’interfaccia all’accensione si presenta piuttosto semplice: ci sono gli ultimi 5 titoli consultati in bella mostra (quello in lettura guadagna un posto prominente con tanto di “icona” più grande), ci sono i collegamenti alla propria libreria e alla wishlist (se si termina la lettura si può procedere direttamente all’acquisto, purché collegati ad una rete WiFi). Del marketplace e del software companion sul PC verrà discusso più diffusamente in seguito.

Nel complesso il software è ben realizzato. Il pannello impostazioni è semplice da utilizzare, e il principale limite è nella configurazione delle reti wireless: bisogna effettuare non meno di 3 tocchi sullo schermo per arrivare a visualizzare le reti disponibili, infilandosi nel pannello impostazioni e dovendo poi fornire la password (tastiera QWERTY a schermo che risponde piuttosto bene e velocemente al tocco). Contro-intuitivo, poi, impostare la “modalità aereo”: bisogna disattivare il WiFi per farlo, ma non è specificato direttamente nella schermata. Un po’ laboriosa è anche la procedura di prima accensione, che per essere svolta rapidamente costringe a collegare l’apparecchio al PC (è possibile anche attivare l’apparecchio via WiFi, se ve ne è una disponibile, ma richiede tempo e batteria disponibile: la procedura non è delle più lineare e intuitiva mai vista in circolazione, richiede di ripetere due volte l’autenticazione alla rete wireless).

Il lettore è compatibile con un gran numero di formati: EPUB, PDF, MOBI, JPEG, GIF, PNG, BMP, TIFF, TXT, HTML, TRF, CBZ, CBR. I PDF sono navigabili tramite un doppio-tocco per lo zoom (200 per cento, ma con l’interfaccia si arriva fino a 300) e con il classico panning tipico dei touchscreen per spostarsi nella pagina: i testi come saggi scientifici e libri sono facilmente leggibili, qualche difficoltà in più si avverte con le riviste nel formato “edicola”. Discorso analogo per i fumetti: la navigazione non è agevole come in un EPUB (e non pare funzionare il doppio-tocco come scorciatoia per lo zoom: si può comunque ingrandire il contenuto attraverso il menù), ma la lettura è adeguata, retinature ed effetti grafici non subiscono lo stesso maltrattamento del passato. Fumetti a colori risultano un po’ “scuri” su questo tipo di schermo.

EPUB e MOBI sono invece gestiti molto bene (se il volume è ben formattato): ci sono oltre 10 font tra cui scegliere, si possono regolare dimensione, spessore e nitidezza del carattere, oltre a interlinea e margini, la personalizzazione è ampia. Si possono anche evidenziare parole o frasi del testo, si può ricorrere al dizionario per le parole sconosciute (integrati anche un gran numero di vocabolari multilingua) ed eventuali note e appunti sono sincronizzati con la nuvola per ritrovarli sul lettore desktop, o nell’app per iOS/Android. Se si configura il proprio account Facebook è anche possibile postare in bacheca le parole o le frasi evidenziate nel testo per condividerle con gli amici.

Il vero limite del Kobo Glo , e di tutti i nuovi e-reader touch, è la completa assenza di tasti per la navigazione . Il primo Kindle, e parecchi altri apparecchi, avevano sui bordi del lettore dei tasti di dimensioni generose fatti apposta per andare avanti e indietro tra le pagine dei libri: la moda impone che tutto sia touch, e per sfogliare i volumi si deve toccare lo schermo sul lato destro o sinistro per andare avanti e indietro, oppure sfiorarlo in un verso o nell’altro per ottenere lo stesso risultato. Lo spazio per i tasti ci sarebbe, ma i designer hanno deciso che un frontale pulito sarebbe stato preferibile.

Nel complesso è un difetto: il Glo ha uno spessore costante in tutta la sua superficie, nessuna rastrematura, impugnarlo con una mano sola e scorrere le pagine in certi casi può risultare persino scomodo. Dei tasti di navigazione sui bordi non sfigurerebbero: c’è solo da augurarsi che questa tendenza al minimalismo e ad affidarsi ciecamente al touch prima o poi possa stemperarsi in una riflessione più ampia sull’ergonomia di un prodotto come un e-reader.

L’autonomia è più che buona: un e-reader ottimizza al meglio il consumo dell’energia, consumandone solo quando deve effettuare un cambio pagina. Il resto del tempo il dispositivo è come in un profondo standby, per questo l’intervallo tra le ricariche si dilata ben oltre quello a cui è abituato l’utente di smartphone , tablet o PC portatili. Le specifiche riportano 30 giorni di autonomia per l’apparecchio con WiFi e luce spenta, non meno di 55 ore con la luce accesa: nel complesso si tratta di valori realistici alla luce delle prove effettuate. Viaggi di una settimana sono probabilmente alla portata di una singola ricarica del Kobo, senza usare la ComfortLight anche molto di più. L’apparecchio tuttavia non è fornito di serie di caricabatterie: per alimentarlo occorre un PC o un caricabatterie compatibile (uno di quelli per smartphone andrà bene: i 5V della porta USB sono uno standard).

Tra gli extra figurano un gioco di scacchi (con difficoltà variabile), un taccuino per disegni e note tratteggiate con le dita (salva immagini PNG che vengono archiviate insieme ai titoli della libreria), il sudoku e un browser Web sperimentale (il cui utilizzo è a scopo puramente di emergenza: non si presta a navigazioni intense e regolari). La procedura di acquisto dei volumi per il Kobo è analoga a quella di qualsiasi altro marketplace: per lo più i volumi in vendita sono protetti con Adobe DRM, ma la gestione della protezione software è trasparente e a carico della piattaforma. È pressoché inutile cercare i volumi su inMondadori.it : al momento fatidico dell’acquisto si viene dirottati sullo store Kobo (a cui si accede con credenziali diverse da quelle di inMondadori ), pertanto vale la pena di tagliare la testa al toro e dirigersi direttamente su kobobooks.it .

L’applicazione desktop pesa 85 megabyte circa su sistema operativo Windows (Windows 8 è pienamente compatibile), 93 circa su OS X. Il suo download è consigliabile per diversi motivi: consente di consultare, leggere e sincronizzare tutti gli ebook acquistati sulla piattaforma, e volendo può anche consentire l’acquisto di nuovi titoli. Per completezza e funzionalità è alla pari con l’equivalente Kindle (che per esempio non ha lo store integrato): l’interfaccia è gradevole e sincronizza segnalibri e annotazioni con l’e-reader e le app iOS e Android.

I prezzi di acquisto sono analoghi a quelli di altre piattaforme, offerte speciali a parte. Al momento non si assiste a una concorrenza significativa in questo settore (anche a causa delle cervellotiche leggi italiane) e pertanto non è possibile affermare che uno store sia nettamente migliore di un altro. Nel complesso la varietà e la quantità di titoli è identica per tutti, l’esperienza di acquisto/trasferimento pure (se Kobo è agganciato a una rete WiFi inizierà lo scaricamento dei nuovi titoli appena esce dallo standby, oppure lo farà quando sincronizzato con l’app desktop).

La principale indicazione da offrire a chi desideri acquistare un e-reader è il tipo di protezione anti-pirateria impiegata: nel caso di Kobo si tratta per lo più di file EPUB con DRM Adobe, che possono essere consultati su PC, tablet e smartphone tramite le apposite applicazioni, oltre che sul dispositivo. Sull’apparecchio possono essere caricati ovviamente anche i propri PDF ed ebook.

Al momento, lo store italiano di Kobo non consente di acquistare o abbonarsi alle riviste.

Conclusioni

Kobo Glo è un e-reader maturo: i materiali utilizzati per la scocca, il pannello eInk, l’illuminazione ComfortLight, l’ecosistema Kobo, l’autonomia, sono tutti di buon livello.

I punti deboli del prodotto sono anche i più moderni : il sistema di illuminazione è alla prima iterazione e probabilmente sarà affinato in futuro, il touch è sensibile ma l’eccessiva fiducia riposta in questo metodo di input crea uno svantaggio più che un vantaggio per l’apparecchio che risulta un passo indietro rispetto all’ergonomia di modelli più datati. Un paio di tasti avanti/indietro non ci starebbero male. L’assenza del 3G è un punto a sfavore, ma non è un difetto decisivo : se si prevedono molti giorni lontani da una connessione wireless basta fare scorta di ebook. Inoltre, occorrono pochi secondi e pochi kilobyte per acquistare un titolo a partire dalla wishlist: un hotspot di uno smartphone o una WiFi pubblica saranno più che adeguati per questo scopo.

Il prezzo del Kobo Glo è in linea con quello del Kindle Paperwhite, probabilmente il peso massimo della categoria: 129 euro sono una cifra superiore a quella dell’acquisto di impulso, ma abbastanza contenuta da renderlo un potenziale regalo di Natale per molti lettori. Se ci si accontenta di uno schermo da 5 o da 6 pollici della precedente generazione ci sono il Kobo Mini e il Touch: al costo rispettivamente di 79 e 99 euro sono sulla carta dei prodotti adeguati, anche se privi della illuminazione che costringe a leggere con la luce ambientale o luce artificiale alternativa.

Stando a quanto visto in questa prova, il Kobo Glo è all’altezza della sfida sul piano hardware con qualsiasi altro contendente. La differenza la farà la capacità dell’azienda e dei suoi partner (Mondadori in questo caso) di promuovere l’adozione dell’apparecchio da parte dei lettori e le eventuali offerte che saranno messe sul piatto per invogliare all’acquisto: tre ebook in regalo sono un buon inizio, ma occorrerebbe che anche in Italia venissero adottate le stesse strategia di concorrenza sui prezzi e le possibilità di prestito che questa e altre piattaforme hanno lanciato all’estero, ma che nel Belpaese necessitano di una negoziazione ulteriore coi detentori dei diritti e probabilmente anche una modifica alla legge vigente.

a cura di Luca Annunziata

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  • silvan scrive:
    Scoperta dell'acqua calda.
    Penso che in tutta la Cina avvenga lo sfruttamento dei minori e dei lavoratori in generale. E non solo in Cina, ma in tutti gli stati dove esiste una sovrappopolazione e, per la legge della domanda e dell'offerta, la persona vale quindi pochissimo. Non illudiamoci: le leggi economiche valgono purtroppo anche per l'uomo lavoratore.
  • Johnny il bello scrive:
    Chi l'avrebbe mai detto...
    che pure fuori dalla settore Apple c'era sfruttamento minorile cinese.Fulmine al ciel sereno ehhhh!
    • aphex twin scrive:
      Re: Chi l'avrebbe mai detto...
      - Scritto da: Johnny il bello
      che pure fuori dalla settore Apple c'era
      sfruttamento minorile
      cinese.

      Fulmine al ciel sereno ehhhh!Chiaramente non essendoci fans di Nintendo Panda Rossa gira lo sguardo altrove. Cosi pensa di avere la coscienza a posto.
      • mura scrive:
        Re: Chi l'avrebbe mai detto...
        - Scritto da: aphex twin
        Chiaramente non essendoci fans di Nintendo Panda
        Rossa gira lo sguardo altrove.

        Cosi pensa di avere la coscienza a posto.Ma smettiamola con queste chiacchiere da bar sport, è ovvio che quando un nome è sulla bocca di tutti il poter associare una notizia ad esso ne aumenta la visibilità. Se per una volta smettessimo di fare fanatismo sportivo e pensassimo un pochino più in grande si potrebbe anche cercare di capire che chi tira fuori queste notizie forse lo fa solo per cercare di raggiungere il maggior numero di persone con fatti che sono ad oggi considerati antisociali (intendo lo sfruttamento minorile) ed altamente diprezzabili per il solo motivo di cercare di far cambiare le cose in meglio ed ovviamente il modo più veloce è far circolare le notizie a fianco di nomi come Apple o Nintendo che sono straconosciuti da chiunque.
        • kenshemo scrive:
          Re: Chi l'avrebbe mai detto...
          infatti qui (e altrove) fanno passare il tutto come se fosse un problema di nintendo e apple. facciamo un esempio comune: il mio condominio assume un giardiniere, questo si porta dietro 3 minori, è colpa dell'amministratore? in parte perché poteva controllare meglio la ditta ma in fondo che può farci?- Scritto da: mura
          - Scritto da: aphex twin

          Chiaramente non essendoci fans di Nintendo
          Panda

          Rossa gira lo sguardo altrove.



          Cosi pensa di avere la coscienza a posto.

          Ma smettiamola con queste chiacchiere da bar
          sport, è ovvio che quando un nome è sulla bocca
          di tutti il poter associare una notizia ad esso
          ne aumenta la visibilità.


          Se per una volta smettessimo di fare fanatismo
          sportivo e pensassimo un pochino più in grande si
          potrebbe anche cercare di capire che chi tira
          fuori queste notizie forse lo fa solo per cercare
          di raggiungere il maggior numero di persone con
          fatti che sono ad oggi considerati antisociali
          (intendo lo sfruttamento minorile) ed altamente
          diprezzabili per il solo motivo di cercare di far
          cambiare le cose in meglio ed ovviamente il modo
          più veloce è far circolare le notizie a fianco di
          nomi come Apple o Nintendo che sono
          straconosciuti da
          chiunque.
          • panda rossa scrive:
            Re: Chi l'avrebbe mai detto...
            - Scritto da: kenshemo
            infatti qui (e altrove) fanno passare il tutto
            come se fosse un problema di nintendo e apple.
            facciamo un esempio comune: il mio condominio
            assume un giardiniere, questo si porta dietro 3
            minori, è colpa dell'amministratore? in parte
            perché poteva controllare meglio la ditta ma in
            fondo che può
            farci?Puo' anzi deve cambiare giardiniere!Nel momento in cui tu, dalla finestra, vedi che il giardiniere si avvale di tre ragazzini per dissodare il giardino condominiale, tu chiedi che venga immediatamente risolta la situazione.Se non la risolve, fai cambiare giardiniere.Se non lo cambia, fai cambiare l'amministratore.In ultima istanza chiami le autorita' e denunci la cosa.Se invece te ne resti alla finestra a guardare i ragazzini che dissodano il giardino condominiale (che e' anche tuo) mentre continui a giocare imperterrito a super mario, sei CORRESPONSABILE! Come sono CORRESPONSABILI tutti quelli che continuano a giocare a super mario sapendo che il gingillo viene costruito da schiavi bambini.
          • ... scrive:
            Re: Chi l'avrebbe mai detto...
            Certo che paragonare la foxcomm ad un giardiniere è un pò esagerato.Un conto è cambiare giardiniere ed un conto è cambiare la ditta che ha le infrastrutture necessarie per costruire e assemblare prodotti altamente tecnologici.Sicuramente il cliente deve intervenire, e per cliente intendo tutti i clienti foxcomm, perchè è moooolto stupido pensare che i minori siano usati nel settore dove vengono costruiti i prodotti samsung o apple e non in altri. Se foxcomm usa i minori, li userà indifferentemente da chi è il cliente.Ma altrettanto sicuramente è difficile cambiare un fornitore del genere come fosse un giardiniere.
          • BeetleJuice scrive:
            Re: Chi l'avrebbe mai detto...
            Be', credo che il Topolonia ci sia un sacco di ipocrisia: prima si vogliono dei prodotti relativamente economici e poi si pretende che le imprese interessate non chiudano gli occhi sullo sfruttamento di manodopera ... il problema non è che sfruttano bambini, il problema è che la concorrenza è spietata e i costi del lavoro da noi non sono irrisori: quindi ci si straccia le vesti se un bambino è sfruttato o un cinese si suicida per i ritmi di lavoro abnormi, ma in fondo fa comodo a tutti una situazione del genere .. no? Perché le imprese americane ed europeee (italiane incluse) invece di delocalizzare non se ne stanno nei luoghi di origine? Perché i consumatori vogliono sconti? ;)
        • aphex twin scrive:
          Re: Chi l'avrebbe mai detto...
          - Scritto da: mura
          Ma smettiamola con queste chiacchiere da bar
          sport, è ovvio che quando un nome è sulla bocca
          di tutti il poter associare una notizia ad esso
          ne aumenta la visibilità.
          Ok, peró è strano che non ricordo di aver letto alcun tuo intervento con questi toni quando la notizia riguardava Apple.A pensar male spesso ci si azzecca. (cit.)
          • mura scrive:
            Re: Chi l'avrebbe mai detto...
            - Scritto da: aphex twin
            Ok, però è strano che non ricordo di aver
            letto alcun tuo intervento con questi toni quando
            la notizia riguardava
            Apple.E cosa ti fa pensare che a me interessi partecipare a risse da bar sport ?L'ho fatto in passato, ho capito che è solo tempo perso ed ora non lo faccio più fine del discorso.
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