La Filosofia al tempo di Internet

Punto Informatico intervista il professore Luciano Floridi di Oxford. Wikipedia, Google, intelligenza artificiale, nuove tecnologie della comunicazione, tutto influenza la Filosofia. Che può offrire nuove domande. Ecco come

Roma – Che ruolo può svolgere la Filosofia nell’era di Internet? Punto Informatico ha interpellato Luciano Floridi , Professore di “Information Ethics” e “Philosophy of Information” ad Oxford, su come l’argomento tocchi Wikipedia, Google e gli altri fenomeni di massa dell’IT.

Punto Informatico: In questo momento quali sono le principali questioni aperte nella Filosofia dell’Informazione?
Luciano Floridi: Temo che la lista sarebbe lunga, tecnica e percio’ forse un po’ tediosa per le lettrici e i lettori di Punto Informatico. Provero’ quindi a riassumere solo due punti salienti, semplificando.
Primo punto. Il rinnovamento della filosofia, una delle discipline più antiche e conservatrici del nostro sapere. Farla oggi, con metodologie (come i livelli di astrazione), teorie (come quella sui sistemi multiagente) e soluzioni tecniche (come quelle pertinenti le varie logiche create in ambito AI) fornite dall’informatica, permette di rinnovare lo studio di problemi secolari e aggiornare approcci concettuali ormai calcificatisi.

PI: Ad esempio?
LF: Si pensi alla questione dell’identità personale, e le classiche domande su chi siamo e chi vorremmo essere, o quanto la nostra identità dipenda dai nostri corpi, memorie o interazioni sociali.
Poter costruire e sperimentare molteplici identità online getta nuova luce su vecchie teorie e apre prospettive di indagine molto interessanti. Cambia inoltre il vocabolario concettuale, che si sta svecchiando e raffinando anche grazie all’IT (si pensi ai concetti di agente, rete, interazione, telepresenza e così via).

Secondo punto. La filosofia dell’informazione puo’ e deve contribuire, con la sua capacità di analisi, comprensione e argomentazione logica, a chiarire e risolvere i nuovi problemi nati oggi da una società che definiamo appunto dell’informazione, e le nuove sfide dirette (si pensi al vandalismo informatico) o indirette (tipo la bioingegneria) poste dallo sviluppo delle tecnologie digitali. Gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare, ma forse la gestione e protezione della privacy sui dati personali rappresenta quello più ovvio e noto.

PI: Nell’articolo sulla Tragedia dei beni comuni digitali riprende il classico esempio di un bene comune considerato inesauribile (il mare), ma oggi in crisi per inquinamento e sostenibilità alimentare, paragonandolo al Web, a sua volta a rischio per la saturazione di banda da parte degli utenti P2P in caso di superamento del Digital Divide nella Infosfera. Quali soluzioni avete individuato tramite la disciplina della Etica Informatica?
LF: Ampliare l’approccio ambientalista anche alle realtà sintetiche e artificiali. L’ambientalismo è spesso visto in contrasto con lo sviluppo tecnologico, ma in realtà sono due “forze buone”. Devono allearsi contro i veri nemici: lo spreco delle risorse, la distruzione di ricchezze naturali, storiche e culturali, l’inquinamento e impoverimento degli ambienti.
Manca ancora la consapevolezza che le giuste sinergie tra tecnologie informatiche e tali valori possono portare a soluzioni molto efficaci nello sviluppo e nel mantenimento ottimali sia degli ecosistemi biologici, sia di sistemi sintetici o artificiali altrettanto complessi come la Rete, sia di tutte le realtà costruite dall’uomo, basti pensare all’ecosistema del mondo aziendale.
La società non solo va sempre più globalizzandosi, sta anche aumentando l’interdipendenza: i beni comuni sono non solo biologici o digitali, ma soprattutto l’esito di interazioni simbiotiche tra il naturale e l’artificiale. Caso ben rappresentato dalla medicina e dalla sua dipendenza dall’IT, la cosiddetta e-Health. Ecco, in questo ampio contesto, la risoluzione della tragedia dei beni comuni digitali passa attraverso la consapevolezza e l’implementazione di valori ambientalistici.
Quello che ho definito come ambientalismo sintetico mostra quanto ecologia e tecnologia possano essere il binomio vincente per il progresso di una società dell’informazione avanzata.

PI: Come si inquadra un fenomeno quale le enciclopedie collaborative di natura wiki nell’epistemologia contemporanea? Vale il “Vox populi, vox dei”?
LF: Le enciclopedie collaborative, Wikipedia ma non solo essa, sono il fenomeno forse più vistoso di una trasformazione radicale più profonda ma anche meno visibile, nello sviluppo della conoscenza e quindi delle sua interpretazione.
Semplificando molto, dal Seicento, con Cartesio, fino alla metà del Novecento, con Wittgenstein, la conoscenza è stata di solito interpretata come un fenomeno stand-alone, si direbbe in informatica, cioè come se il soggetto conoscitore fosse un agente singolo, isolato e scollato dall’ambiente. Oggi, grazie alla rivoluzione digitale, stiamo comprendendo sempre meglio come essa si sviluppi, si organizzi, possa essere gestita e fruita al meglio soltanto in modalità online, ovvero tenendo conto dei sistemi distribuiti e multiagente di cui necessita.
Cartesio che identifica nell’ “Io penso” la soluzione del fondamento della conoscenza, solo nella sua stanza davanti al focolare, o Newton che solo, sotto l’albero di mele, scopre la gravitazione universale, sono vignette al massimo di valore pedagogico elementare. Di fatto il sapere è un’impresa collaborativa, ci sono sempre meno geni isolati e sempre più reti di collaborazione, scuole, gruppi di ricerca.
Cio’ non significa tornare alla vecchia idea per cui, se tutti la pensano in un certa maniera allora le cose devono stare in quel modo. Se così fosse, l’astrologia, data la sua popolarità, sarebbe una scienza invece che una frottola. La conoscenza è sì distribuita, multiagente e contestualizzata, ma le sue dinamiche sono anche molto strutturate e gerarchizzate, per ragioni di fondi, di capacità tecniche sempre più specialistiche e quindi rare, e quindi per ragioni di credibilità e di riconoscimento.
Tornando alle enciclopedie collaborative, esse sprigionano forze altrimenti non sfruttabili, dalle competenze scientifiche del grande laboratorio, in grado di correggere una voce, alla passione di un neofita in grado pur sempre di apportare qualche miglioria a voci di suo interesse. Non devono tuttavia essere confuse con la ricerca e l’avanzamento del sapere.

PI: In che modo?
LF: Sono dei depositi di ciò che già sappiamo. Ogni miglioramento conta e fa accrescere la qualità e il valore del tutto. E tanto migliore sarà il loro funzionamento tanto più facile sarà progredire nell’esplorazione di quello che è ancora ignoto. Ma Wikipedia è la prima tappa del percorso, non l’arrivo. Se si tiene presente questo punto, non si può negare che la democratizzazione dell’informazione, anche attraverso le enciclopedie collaborative, sia un fenomeno molto positivo e di grande arricchimento e facilitazione della nostre vita intellettuale.

PI: I motori di ricerca sono la Pizia dei giorni nostri?
LF: Questa è un’idea molto suggestiva. Direi che l’analogia è pertinente per quanto riguarda alcuni usi che vengono fatti dei motori di ricerca. Google, per esempio, a volte sembra essere usato come un tempo si ricorreva ai vati, per cercare risposte a qualsiasi domanda prema all’interessato. Ancor peggio, una nuova generazione di utenti impazienti sembra implicitamente adottare un approccio molto pericoloso: se il vate/Google non ne parla significa che l’oggetto in questione non esiste o è comunque trascurabile ed insignificante. Il limite dell’analogia sta nel fatto che i motori di ricerca non si compromettono, non perchè danno risposte misteriose che necessitano di interpretazione, ma piuttosto perchè ci danno moltissime risposte non sempre compatibili tra loro, e tra le quali sta poi a noi scegliere.
Riprendendo la precedente domanda, se due voci enciclopediche (anche solo due voci di Wikipedia, una italiana e l’altra inglese sullo stesso argomento) discordano, come possiamo decidere? Serviva molta scaltrezza per interpretare la Pizia. Direi che la stessa scaltrezza, anche se per motivi diversi, deve ancora essere esercitata per usare i motori di ricerca con intelligenza.

PI: Quali letture consiglierebbe a chi volesse approfondire gli argomenti trattati in questa intervista?
LF: Quasi tutti i miei scritti sono disponibili presso il mio sito . Purtroppo sono quasi tutti in inglese. La buona notizia è che Massimo Durante, ricercatore dell’Università di Torino, sta preparando un’antologia in italiano degli scritti più importanti da me pubblicati nello scorso decennio nell’ambito dell’etica informatica. Uscirà per la Giappichelli di Torino tra alcuni mesi.

a cura di Fabrizio Bartoloni

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  • Daniele Frongia scrive:
    programmatori cobol morti e defunti?
    a quanto pare il cobol è ancora considerato, da molti, un "linguaggio di sucXXXXX":http://segnalazionit.blogspot.com/2009/01/cobol-un-sucXXXXX-che-dura-dal-1959.html
    • ullala scrive:
      Re: programmatori cobol morti e defunti?
      - Scritto da: Daniele Frongia
      a quanto pare il cobol è ancora considerato, da
      molti, un "linguaggio di
      sucXXXXX":
      http://segnalazionit.blogspot.com/2009/01/cobol-unAnche la coltivazione del grano è considerata un sucXXXXX e da prima del '59 questa però non è una buona ragione per mangiare lo stesso grano che mangiavano gli egiziani e i sumeri... infatti credo che qualcosa sia cambiato!Il problema è solo quello di prendere solo la parte che serve (in un dato contesto o in una data circostanza) del cambiamento non di applicarla indiscriminatamente a cose che del cambiamento non necessitano.Penso che questo intendesse il buon Calamari... il principio in se è condivisibile ma non sono completamente d'accordo con lui sulla faccenda "mainframe-cobol-DOS-MVS-CICS-SNA-ecc.ecc." I "mainframe" funzionano (in sostanza) perché sono relativamente semplici (in termini di architettura software) rispetto ad un "comune computer"...Almeno se si usa il termine "mainframe" nella accezione (impropria a onor del vero) nel senso di "tipico mainframe IBM e sistema di derivazione 370" il fatto che oggi la "incarnazione fisico-logica" di questo "mitico oggetto" sia enormemente più complessa di quanto non fosse l'oggetto "originario" la complessità viene mantenuta "hidden" da una quantità mostruosa di microcodice,trucchi emulazioni e chi più ne ha più ne metta....Ciò non toglie che l'effetto è lo stesso che se avessimo ancora le centraline telefoniche col relay e il decadico solo perché la telecom non ha imparato ad usare le centraline nuove....Caro Marco... è vero che di solito chi ha i baffi è un conservatore... ma tu mi pare che ogni tanto esageri.... il taglio del discorso è giusto e anche condivisibile ma l'esempio del cobol e del mainframe.... è un pochino da talebano isterico persino per chi è vecchio come me... senza contare che una elevata percentuale dei tuoi lettori rischia di non sapere molto bene di cosa stai parlando....
  • samu scrive:
    guardiamo l'altro lato della medaglia
    daccordissimo calamari.Daccordissimo sulla questione outsourcing selvaggio, sul fatto che il sistema fosse mal progettato e sul fatto che chi lo ha fatto non ha una minima idea di cosa siano sistemi embedded.Tuttavia vi sono problematiche di costi per cui magari alla fine e' convenuto in termini di costi, un vecchio pc anziche' un sistema semplice ma embedded.A questo aggiungi l'errore del sistemista di rete che non si e' ricordato di lasciare il totem fuori dal dominio (o in un dominio particolare) oppure la colpa del mega direttore XX che ha mandato lui stesso il messaggio di popup con l'opzione "DILLO ANCHE AI BANCOMAT" attiva.C'erano moltissime soluzioni alternative, la prima banale quella di lasciare il numerino cartaceo, ma evidentemente in quella banca vogliono fare statistiche su quanta gente vada negli sportelli e con che velocita' venga servita.Visto pero' che quel sistema e' stato comprato - di fatto - coi tuoi soldi, potresti andare li' e fare una protesta formale per cattiva gestione economica, sottolineando che se non sanno spendere i soldi per prendere un totem per la fila figuriamoci la gestione di un conto corrente :-)
  • isacco asimovi scrive:
    flash forward
    Mi immagino la stessa scena fra qualche anno ...Squillo al multi-mega-funzionale-video-compu-fonino del Calamari.- Ma tu sei Calamari? quello di Cassandra Crossing?- E tu chi cavolo sei?- Il PC del totem. Se non mi metti nel prossimo articolo, ti faccio stampare il numeretto dal PC cassiere del bar qui a fianco.
  • xxxxxxxxxx scrive:
    Per fare le cose bene...
    ...ci vogliono i soldi e il tempo ed entrambe le cosevanno concesse a persone competenti.Invece succede cosi':La commessa si spartisce tra i soliti amichetti che si spartisconoil grano, si prende qualche ragazzino da sottopagare e si falavorare poco e male.Il tutto con la scusa di "ammodernare" (peggirandolo: +costi+consumi+manuutenzione ecc) un servizio nel qualenovantanove su cento viene inserita l'ulteriore inchiappettatacome quella del tracciamento dei ca$$i tuoi con la tessera avantaggio dei soliti amichetti (e non certo dell'utente finale).Calamari!!! Questa e' la VERITA'!!!!!
  • trivla parsiut scrive:
    Marco Calamari, tu come avresti fatto?
    presto a prendere per il XXXX chi ha risolto il problema.ma tu, nella stessa identica situazione cosa avresti fatto per risolverlo?la stessa identica cosa, oppure avresti solo fatto quello che in effetti hai fatto, ovvero ti sei seduto ridendo di chi stava risolvendo?ah no, aspetta.hai anche parlato di analisi preventiva, del senno di poi, del bla bla bla sulle cose che non vanno.però, te lo richiedo, per RISOLVERE e farti prendere il numerino, tu come avresti fatto?non forse nello stesso identico modo del povero cassiere?
    • pippo scrive:
      Re: Marco Calamari, tu come avresti fatto?

      però, te lo richiedo, per RISOLVERE e farti
      prendere il numerino, tu come avresti
      fatto?
      non forse nello stesso identico modo del povero
      cassiere?the big red switch? :D
    • CCC scrive:
      Re: Marco Calamari, tu come avresti fatto?
      - Scritto da: trivla parsiut
      presto a prendere per il XXXX chi ha risolto il
      problema.


      ma tu, nella stessa identica situazione cosa
      avresti fatto per
      risolverlo?

      la stessa identica cosa, oppure avresti solo
      fatto quello che in effetti hai fatto, ovvero ti
      sei seduto ridendo di chi stava
      risolvendo?

      ah no, aspetta.
      hai anche parlato di analisi preventiva, del
      senno di poi, del bla bla bla sulle cose che non
      vanno.


      però, te lo richiedo, per RISOLVERE e farti
      prendere il numerino, tu come avresti
      fatto?
      non forse nello stesso identico modo del povero
      cassiere?magari con un reset hw (stacco-attacco la spina!!!)...
    • The Mind withCake scrive:
      Re: Marco Calamari, tu come avresti fatto?
      Guarda, che l'articolo non era sui lacchezzi ridicoli per il ripristino del sistema, era sull'inutile complessità di un distributore di numeri...La nostra Cassandra avrebbe certamente messo nella sua banca un distributore con numeretti di carta a cui come massimo di manutenzione bisogna cambiare il rotolone di biglietti ogni 100 numeri erogati!!! (E avrebbe fatto benissimo...)
      • pane e salame scrive:
        Re: Marco Calamari, tu come avresti fatto?
        Quoto The Mind withCake
        Guarda, che l'articolo ... era
        sull'inutile complessità di un distributore di
        numeri...non stava prendendo per il cu*o nessuno, e non era difficile da capire: CAPIRE PRIMA DI POSTARE, PER FAVORE!
  • Aeris Black scrive:
    Euronics
    Noi alla catena Euronics usiamo un programma gestionale a schermo nero con scritte verdi datato 1980 chiamato AS400 della INTEL. Rendetevi conto che per confermare dobbiamo usare CTRL e non invio, e il mouse.... UN SOGNO!Di cosa vi lamentate tanto, scusa?
    • The Punisher scrive:
      Re: Euronics
      - Scritto da: Aeris Black
      Noi alla catena Euronics usiamo un programma
      gestionale a schermo nero con scritte verdi
      datato 1980 chiamato AS400 della INTEL.Ti prego, dimmi che stai scherzando...Lo schermo nero a scritte verdi si chiama "Terminale 5250" o emulazione terminale 5250 (vedi http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tn5250j-linux-screenshot-01.jpg)AS/400 NON e' un programma ma e' questo http://it.wikipedia.org/wiki/AS400E non e' di Intel, bensi' di IBM
      Rendetevi conto che per confermare dobbiamo usare CTRL e
      non invio, e il mouse.... UN
      SOGNO!Ok, e' un'emulazione terminale e non ti hanno rimappato la tastiera.Ti prego, dimmi che stavi scherzando e che io ci sono cascato come un gonzo perche', viceversa, mi dai la conferma che lo standard medio delle persone che lavorano in Euronics e' piu' o meno quello di un CL (© Davide Bianchi).
      • Cisco scrive:
        Re: Euronics

        Ti prego, dimmi che stavi scherzando e che io ci
        sono cascato come un gonzo perche', viceversa, mi
        dai la conferma che lo standard medio delle
        persone che lavorano in Euronics e' piu' o meno
        quello di un CL (© Davide
        Bianchi).Storie della Sala Macchine?!?!? p)
    • q.a. scrive:
      Re: Euronics
      bella questa: gestionale AS/400 Intel :D
  • Pluto scrive:
    Cobol
    Proprio in questo momento sto scrivendo una servizio in Cobol, NUOVA DI ZECCA, il quale verrà usato dalle bancheper spostare milioni di euro.Il Cobol e un linguaggio che è adattissimo al suo scopo, altri linguaggi aggiungerebbero solo complessità descrittivae magari mancano di funzionalità standard del Cobol.I mainframe non sono per niente sistemi di 30 anni fa. L'ultima incarnazione e il System Z/9 del 2005.Possono fare girare Sistemi Operativi degni di tale nome comeSolaris o Linux.Addirittura esiste un porting di Java Bytecode per Mainframe.
    • xxxxxxxxxx scrive:
      Re: Cobol

      Proprio in questo momento sto scrivendo una
      servizio in Cobol, NUOVA DI ZECCA, il quale verrà
      usato dalle banche per spostare milioni di euro.Ok...quanto vuoi per piazzare una procedura cheaccrediti qualche invisibile arrotondamento sul mio conto? :-D
    • guast scrive:
      Re: Cobol

      una servizio in Cobol, NUOVA DI ZECCA,una .. nuova ..Com'è questa confusione tra maschile e femminile ?Stavi per caso scrivendo 'una procedura' poi hai pensato che servizio suonasse meglio ?
  • Olmo scrive:
    Stupendo
    stile godibilissimo, testo esilarante ma tutt'altro che banale. Bello, bravo.
  • guast scrive:
    Leggende
    Ormai la riduzione dei costi a l'outsourcing selvaggio sono diventati una bella scusa.Lavoratori demotivati, scarsa qualità e progetti portati avanti nel peggiore dei modi c'erano anche ai tempi del boom del 2000. Le ragioni sono tante, ma la principale è che tutte le aziende italiane hanno investito sempre il minimo indispensabile in formazione. Quello che è venuto a mancare è la cultura informatica nella maggior parte di quelli che lavorano nel settore.Aggiungiamo a questo i progetti assolutamente inutili fatti solo per far girare soldi (quanti ne ho visti che non sono mai andati in produzione), il risultato e che l'informatica in Italia non ha portato un grande guadagno di produttività come è sucXXXXX all'estero. Non mi stupisce quindi che le varie aziende stiano investendo sempre di meno in questo settore. Forse c'è un peggioramento, ma vista la scarsa qualità che c'era prima il peggioramento è minimo.E' vero che le aziende italiane non vogliono investire in 'innovazione', ma è anche vero che raramente ne vedono i vantaggi
  • The Punisher scrive:
    Altra errata corrige
    "i sistemi bancari reali, quelli che muovono i nostri soldi, siano ancora i mainframe (magari emulati) di 30 anni fa con i programmi scritti in Cobol da programmatori in pensione o defunti."Piu' o meno.A meno di grandi stravolgimenti negli ultimi anni (ma non credo) la situazione bancaria italiana (parlo per esperienza diretta) e' la seguente:_Borsa ed Affini (Monte Titoli, SSB, ecc..) = Mainframe IBM_Banche (sistemi contabili) = AS/400 o Solaris, coadiuvati da un guazzabuglio di HP/UK, AIX, ecc..Nel 2000 i software sati erano gia' in fase di migrazione dal Cobol al C++
    • anonimo scrive:
      Re: Altra errata corrige
      - Scritto da: The Punisher
      _Banche (sistemi contabili) = AS/400 o Solaris,
      coadiuvati da un guazzabuglio di HP/UK, AIX,
      ecc..la mia banca è differente @^
      Nel 2000 i software sati erano gia' in fase di
      migrazione dal Cobol al
      C++nel senso che hanno riscritto pari-pari in c++ i programmi in cobol lasciando invariati, semmai meno leggibili, potrebbe essere. Che ci sia stata migrazione... a parte i var sap, per le aziende di una certa dimensione, siamo ancora nel 1975 con la sola eccezione dei programmi bimbominkiosi legati al nome di un noto quotidiano, li si parla di immondizia di traduzione in basic riportata alla buona in visual basic.Oppure si usa un compilatore per excel di cui non ricordo il nome perchè il segreto è che "per fare programmi non si deve programmare".Documentati meglio, l'ottimismo è una brutta malattia.
      • Pluto scrive:
        Re: Altra errata corrige
        Infatti per programmare serve progettazione, documentazione e test. Insomma carta, matita e testa.Ovviamente il tutto giustamente pagato, se qualcuno decidesse di investire nell'IT. Ma in un mondo dove si vuole tutto e subito, il lavoro certosino di un buon progetto non rende, è solo una spesa.
  • bilop scrive:
    poste italiane
    Adesso mi spiego come mai alle poste il numero per la fila non funziona quasi mai.Il salumiere usa ancora il rotolone di carta, mentre alle Poste useranno di certo un rinomato sistema operativo con relativo software rigorosamente fatto dalla ditta X leader nel settore.
    • HotEngine scrive:
      Re: poste italiane
      - Scritto da: bilop
      Adesso mi spiego come mai alle poste il numero
      per la fila non funziona quasi
      mai.E non hai badato che nel biglietto del numeretto c'è posto per stamparne almeno 4 invece di uno solo?
  • Luca G. scrive:
    the italian way: Trenitalia
    Procedura per acquistare un biglietto del treno da Milano Centrale a Santo Stefano di Magra alle biglietterie automatiche in stazione a Milano: * Selezionare lingua: Italiano * Attenzione agli scippatori - mi guardo intorno con fare sospetto, agguanto il portafogli e lo metto nella tasca anteriore, ringrazio Trenitalia e premo Avanti * Attenzione: metodi di pagamenti accettati Bancomat, Carta di credito e una bella croce nera su Contanti (la gettoniera è andata). Sfodero la carta di credito e premo Avanti * Vuoi partire da Milano Centrale? Sì lo voglio, possibilmente entro oggi, quindi sbrigati a darmi sto biglietto. Ancora non ti ho detto dove voglio andare e ho già fatto 4 click * Scegli una destinazione dallo schermo: (cerco Santo Stefano di Magra ma non cè) Altre destinazioni * Digita la tua destinazione: provo con S. Stefano di Magra ma non ottengo nessun match. Allora provo con Santo Stefano di Magra e ho ottengo un match. Adoro i piani ben riusciti. Premo Avanti * Quando vuoi partire? Oggi, domani o più in là? Hmm vediamo sono in stazione, alla biglietteria automatica vicino al binario, ci sono massimo 5°C io direi che sarebbe meglio partire oggi: seleziono la data odierna e proseguo. * A che ora vuoi partire? Sfilza di treni che fanno la mia tratta, scelgo il primo della lista e proseguo. * In quale classe vuoi viaggiare? 2° Classe * Quanti biglietti vuoi acquistare? Uno * Vuoi scegliere il posto a sedere? Se non lo scegli te lo scegliamo noi! Se invece lo vuoi scegliere devi cliccare qui. Se invece un tuo amico o parente ha già un posto prenotato e ti vuoi sedere vicino a lui allora devi cliccare qua. E così via una paginata di roba da leggere, se non fosse che ho già visto quella schermata decine di volte, perderei almeno 5 minuti a capire che cosa vuole da me! Lascio decidere del mio destino a /dev/random e premo Non selezionare il posto a sedere. * Pagina di riassunto della prenotazione: data, ora, costo, classe, posti a sedere e un rassicurante: Acquista. Penso evvai ce lho fatta. * Premo acquista ed ecco che si riparte: sei possessore di Cartaviaggio X, Cartaviaggio Y, Cartaviaggio Z? Sì ho Cartaviaggio X ma fa freddo, il treno tra poco parte, non mi ricordo il numero a memoria (per fortuna) e mi hai rotto con tutte queste domande: Nessuna cartaviaggio * Vuoi fare una donazione a favore di XYZ per aiutare i pinguini del Madagascar? E sotto una sfilza di ben 8 bottoni del tipo: Sì 0,50, Sì 1, Sì 1,5 e così via fino a No, nessuna donazione. Scelgo lultima e proseguo. * Attenzione: pagamento tramite contanti non disponibile. Già me lavevi detto, grazie. Premo Avanti. * Inserire carta di credito o bancomat. Inserisco e attendo. * Transazione in corso e finalmente miracolo!Per la storia completa: http://www.nervous.it/2009/01/i-trabocchetti-di-trenitalia/
    • Den Lord Troll scrive:
      Re: the italian way: Trenitalia
      - Scritto da: Luca G.
      * Vuoi fare una donazione a favore di XYZ per
      aiutare i pinguini del Madagascar?[yt]a-3XWTe5ubw[/yt](rotfl)
    • Mentore Siesto scrive:
      Re: the italian way: Trenitalia
      Eheheh, conosco la trafila... Devo farla tutte le volte (ormai rare) che vado a trovare i miei genitori.Il problema e' che in questo caso ci sono molteplici richieste, molteplici offerte e ancor piu' possibili trabocchetti.Ringrazia piuttosto il fatto che quei programmi funzionino su macchine OS/2... Se fosse stato un "meraviglioso sistema operativo" ne avresti viste di peggio: uso macchinoso e affidabilita' quantomeno ridotta :-) almeno, in quelle macchine, la carta di credito puoi usarla con elevate probabilita' di non farti XXXXXXX niente (ovviamente scherzo... Ma mica poi tanto...).Mentore
  • orathio scrive:
    "outsourcing selvaggio"
    Assolutamente d'accordo con il grande Calamari, come sempre da quando lo seguo.Sottolineo l'azzeccatissima espressione in oggetto.Ormai in un sacco di ambiti, ma soprattutto in quello bancario (l'ho vissuto da impiegato in prima persona) l'outsourcing è davvero selvaggio. Ormai si delegano compiti delicatissimi (lavorazioni di amministrato e gestito, tanto per citarne uno)a ditte "esterne" che lavorano con persone, possibilmente ragazzini, con contratti al limite della denuncia ad amnesty international. Non voglio criminalizzarle, ma come può un terzo attore fare bene e per di meno un lavoro sul quale deve guadagnarci una volta di più che la banca stessa? Qui non si tratta di eseguire saltuariamente compiti per i quali è richiesta una specializzazione specifica (dove trovo che l'esternalizzazione del lavoro abbia un senso reale)qui si tratta, in definitiva, di perdere il controllo dei processi lavorativi estrernalizzati e di mancare di trasparenza con il cliente finale: vi assicuro che se vedeste come vengono eseguite certe lavorazioni (vendita/acquisto titoli, liquidazione polizze vita, domiciliazioni pagamenti e via discorrendo)vi accorgereste che non è affatto "la banca" a lavorare per voi e che dietro la facciata seriosa e rassicurante (?) della sede a voi familiare la "sala macchine" è in tutt'altro posto, di altra foggia e popolata da persone molto diverse da quelle incravattate col bel vestito firmato che di solito trattano con voi in filiale.
    • Calibano scrive:
      Re: "outsourcing selvaggio"
      Anche io parlo (ahime' pero') per esperienza, ma dall'altra parte (ma rimanendo in ambito di banca).Beh, forse non tutti gli impiegati sanno che... anche l'outsourcing e' gestito con le mazzette.Ovvero, dove si riesce a piazzare un "demente" qualsiasi come risorsa esterna c'e un direttore e/o dirigente che cucca la mazzetta dalla ditta esterna.E' sempre la solita storia all'italiana.(Quando poi non si verifica la storia che quel dirigente li' fa parte pure del consiglio di amministrazione di quella ditta esterna la' che piazza tutti quei sistemisti ventenni laggiu' e vende pure sofware alla banca.)
      • orathio scrive:
        Re: "outsourcing selvaggio"
        sottoscrivo.tra l'altro io ero impiegato perla ditta che offriva al servizio ad una grande (ENORME) banca.
    • Pluto scrive:
      Re: "outsourcing selvaggio"
      Grazie a questa espressione io campo. E forse, in un lontano futuro, riuscirò anche a comprarmi una casa.
      • orathio scrive:
        Re: "outsourcing selvaggio"
        te lo auguro di cuore!ovviamente non è mai lo strumento in sè ad assumere valenza positiva o negativa ma il modo in cui viene impiegato.
  • Sviluppator e scrive:
    Articolo spassosissimo
    C.D.O.eh eh eh eh eh :DSarebbe bello se ci fosse un'intera seriedi questi articoli... Salirebbero a gallatantissimi casi patetici dell'informaticaitaliana ;)
    • trivla parsiut scrive:
      Re: Articolo spassosissimo
      - Scritto da: Sviluppator e
      C.D.O.

      eh eh eh eh eh :D

      Sarebbe bello se ci fosse un'intera serie
      di questi articoli... Salirebbero a galla
      tantissimi casi patetici dell'informatica
      italiana ;)come progettazione sicuramente, ma la soluzione e le persone dileggiate non potevano fare altro che quello che hanno fatto. Certo, esisteva l'alternativa 1) spiegare tanto il motivo e non fare un XXXXX 2) sedersi e ridere dimostrando disprezzo per il lavoro altrui
      • pane e salame scrive:
        Re: Articolo spassosissimo
        Guarda, che l'articolo èsulla complessità inutile cioè dannosa e pericolosa, di certi sistemi,non sta prendendo per il cu*o nessuno, e non è difficile da capire: CAPIRE PRIMA DI POSTARE, PER FAVORE!
  • paoloholzl scrive:
    Decrescita dei bisogni
    Marco Calamari anche questa volta come spesso in passato sono in totale accordo.Da anni sostengo che vi è una decrescita dei bisogni strutturali in informatica.C'è chi mi considera un conservatore, personalmente mi ritengo un 'innovatore cauto'.In pratica il bisogno di vendere di chi produce software non va pari passo all'incremento dei bisogni informatici delle aziende (che sul software tradizionale decresce).L'informatica ha già risolto gran parte dei problemi della gente comune, oggi serve molto più consolidare, formare, semplificare innovando quando l'innovazione è vera (vedi la virtualizzazione ad esempio).Si spiega l'avanzare di sistemi Open Source in quanto sempre più programmi sono in grado di risolvere le necessità dell'utente medio che nel tempo tende a privilegiare soluzioni gratuite o quasi e semplici.Ci si metta che l'utente ha già vissuto situazioni di sofferenza e dipendenza da sistemi blindati, per cui è molto più smaliziato di una volta nelle scelte e tende a muoversi con molta più cautela e ha paura di perdere il controllo.L'utente ha poi meno soldi da spendere e vuole strumenti che sfruttino le sue limitate conoscenze pregresse senza dover imparare o quasi cose nuove.Sono queste le cose che a mio parere stanno alla base di insuccessi di prodotti ad esempio di Office Automation e Sistemi Operativi lanciati recentemente sul mercato.
  • The Winner scrive:
    Io ci lavoro..
    ..in una banca oggetto di una recente fusione.E ti posso assicurare che questa è DAVVERO solo l'ultima parte in alto della punta dell'Iceberg.Io poi che sono informatico per innata passione ho la (s)fortuna di notare delle cose che ad altri passano inosservate.Tra le motivazioni per un rischio fallimento dell'azienda, c'è anche l'abbandono semitotale di di hardware/software, e la maledetta incompetenza di chi progetta i sistemi.
    • trivla parsiut scrive:
      Re: Io ci lavoro..
      - Scritto da: The Winner
      ..in una banca oggetto di una recente fusione.
      E ti posso assicurare che questa è DAVVERO solo
      l'ultima parte in alto della punta
      dell'Iceberg.
      Io poi che sono informatico per innata passione
      ho la (s)fortuna di notare delle cose che ad
      altri passano
      inosservate.
      Tra le motivazioni per un rischio fallimento
      dell'azienda, c'è anche l'abbandono semitotale di
      di hardware/software, e la maledetta incompetenza
      di chi progetta i
      sistemi.allora non sei abbatanza ad alto livello, perché se lo sei dovresti sapere che tutto questo è - come dice Calamari - non colpa di tecnici, ma di chi decide di risparmiare "E BASTA".
  • XYZ scrive:
    D'accordo al 100%
    E anzi... di grazia! E pensare che dalle mie parti gia un "totem" stampanumerelli touchscreen sembra fantascenza!E poi che pretendiamo, di grazia che ci sia stato dietro "qualcuno" in grado di farla, la finestrella modale.E chissà poi che megalitico progetto finanziato che ci sarà stato dietro!
  • Marco scrive:
    Il voto elettronico
    Sono d'accordo al 100% con l'articolo. E ritengo che la tecnologia (informatica) vada progettata bene per l'ambito in cui si deve applicare. E se non ce n'è bisogno, va evitata! Ho il terrore al pensiero che un giorno potrebbero pensare di farci votare con un touch screen.
    • Francesco scrive:
      Re: Il voto elettronico
      - Scritto da: Marco
      Ho il terrore al
      pensiero che un giorno potrebbero pensare di
      farci votare con un touch
      screen.[yt]1aBaX9GPSaQ[/yt]
    • Wolf01 scrive:
      Re: Il voto elettronico
      Sinceramente pur dando ragione a Marco, io sono uno di questa categoria: "Sapete, conosco alcune persone, amici e capaci professionisti dell'informatica, che ancora sostengono che i sistemi informativi evolvano e migliorino nel tempo per fornire nuovi servizi e nuove funzionalità; davvero, lo dicono seriamente, non gli scappa da ridere nemmeno un po'." Con questo non voglio dire che bisogna a tutti i costi usare una playstation 3 per mostrare un filmato pubblicitario in bluray nella vetrina di un negozioPerò per eseguire delle azioni fisse, quali la lettura di una smartcard per abilitare un servizio, l'erogazione di un biglietto alla pressione di un tasto oppure direttamente anche il voto elettronico non serve un pc!Si costruisce un sistema apposito, magari personalizzabile (basta un PIC programmato in C o in PBasic) con tanto di interfaccia grafica!Perchè basarsi su un sistema operativo che "potrebbe" avere delle falle e sicuramente anche un migliaio di altre funzioni che assolutamente non servono allo scopo (quella del totem della banca è solo una delle tante magagne a voler usare la ghigliottina per curare il mal di testa)
      • Marco scrive:
        Re: Il voto elettronico
        A me terrorizza l'idea che il destino di una nazione sia in mano a pochi "tecnici" che scrivono il software di una macchinetta, a prescindere dalla tecnologia che si usa, per quanto perfetta (in teoria) possa essere.
        • Wolf01 scrive:
          Re: Il voto elettronico
          Dettagli al confronto di quello che siamo adesso, una nazione in mano a pochi conosciuti personaggi, che delinquono e pensano di giocare a the sims invece che governareLa tecnologia se usata bene è imparziale e non fa distinzioni tra amici/parenti e sconosciuti, inoltre non può essere corrotta.Preferirei essere governato da un pc che da un essere umano sinceramente
          • Michele scrive:
            Re: Il voto elettronico
            Wolf01, il problema è che quel pc sarebbe programmato da un essere umano.Magari nessuno vorrebbe programmare qualcosa che vada contro sé stesso, ma "il capo" potrebbe trovare il programmatore da un altro paese... qualcuno disposto a sacrificare i propri ideali per il profumo dei soldi :)
          • Wolf01 scrive:
            Re: Il voto elettronico
            Certamente un pc viene programmato da un essere umano, e un essere umano può venire dall'Italia come dall'India, comunque non stavamo parlando di questo.Si stava parlando di non usare soluzioni complesse per problemi semplici, e penso che sinceramente se si lasciasse fare ogni tanto ai tecnici e non ai capi le soluzioni sarebbero molto più efficienti: http://www.electroportal.net/vis_resource.php?section=RP&id=124 (fondo pagina, non trovo più l'immagine singola che le contiene tutte)
  • BlueBee scrive:
    Bellissimo articolo.
    Grande Marco! :-)
    • achille95 scrive:
      Re: Bellissimo articolo.
      - Scritto da: BlueBee
      Grande Marco! :-)Mi associo! Grande Calamari!
    • pippo scrive:
      Re: Bellissimo articolo.

      Grande Marco! :-)QuotoA proposito di affidabilità del software, guardatevi questo:http://bit-player.org/2009/the-zune-bugIl codice sorgente è un capolavoro (anonimo)
  • Den Lord Troll scrive:
    ok....
    non c'era bisogno di una simile degressione per ricordare ai PI-readers la dipendenza da giochi online (solo d'azzardo ovviamente e tanta pecunia finita nei paradisi fiscali) (troll3) :p(ma questo non implica che non mandi il mio appoggio a chi ha avuto seri problemi nella vitia a causa di tutto ciò, anzi.... ;) )
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