La grande mobilitazione pro-neutralità

Aziende, consumatori ed esperti insieme in una grande iniziativa per salvare la neutralità della Rete. Obiettivo: influenzare il Legislatore americano ed impedire che le telco diano vita ad una internet discriminante

Washington (USA) – Si chiamano Save The Internet e Don’t Mess With the Net e sono le più importanti iniziative civiche per difendere il principio di neutralità della Rete , messo a repentaglio dal processo di riforma istituzionale attualmente in corso negli Stati Uniti.

Per evitare che i legislatori americani facciano il gioco delle grandi telco, come Verizon ed AT&T , le due coalizioni di associazioni ed esperti , unite per salvare la Rete , cercheranno di influenzarne il voto definitivo sulla riforma, previsto per la prossima settimana.

Si tratta di una mobilitazione senza precedenti, che riunisce centinaia di associazioni e soggetti dell’industria informatica. Save The Internet è un’iniziativa molto attenta all’ importanza sociale della neutralità di Rete: il comitato comprende grandi nomi come Lawrence Lessig (nella foto) e Craig Newmark , così come organizzazioni civiche del calibro di MoveOn , Public Knowledge , Center for Digital Democracy , FreePress , il consorzio dei bibliotecari americani, le più importanti associazioni dei consumatori , gli esponenti delle minoranze afroamericane in Rete e persino la Gun Owners of America .

Don’t Mess With the Net è invece un “contenitore” per rappresentare gli interessi di molti importantissimi esponenti dell’universo corporate . L’iniziativa riunisce infatti giganti aziendali come Google ed il gruppo eBay , Yahoo! ed Adobe . Recentemente, le più importanti multinazionali ICT hanno condannato l’orientamento della riforma statunitense, indirizzato verso la creazione di uno ” scanario da film horror “, come lo ha descritto il padre del web Tim Berners-Lee .

L’affinità tra i due gruppi è totale: “La lotta per la libertà della Rete”, scandisce Tim Karr, responsabile del progetto Save The Internet , in una nota ufficiale. “Da una parte abbiamo gli utenti e la loro libertà di usare i servizi online, dall’altra i grandi monopoli degli ISP e degli operatori telefonici, impegnati a fare di tutto per eliminare il principio di neutralità”, dice Karr. Come ha ben sintetizzato Timothy Wu della Columbia University , “se la neutralità dovesse decadere, sarebbe come se i fornitori di rete elettrica iniziassero a decidere il tipo di frigorifero che gli utenti debbano utilizzare, in base ad accordi specifici coi singoli produttori di elettrodomestici”.

Mark Cooper della Consumer Federation of America è lapidario: “Internet senza neutralità non garantisce parità nell’accesso all’informazione online”. Craig Fields, direttore della Gun Owners of America, è poi convinto che “una riforma di Internet senza principio di neutralità è un enorme rischio per la libertà d’espressione e per la libertà politica”. L’industria delle telecomunicazioni, libera di dare priorità a singoli editori ed emittenti , potrebbe decidere di “influenzare a piacimento l’orientamento politico dell’informazione online”, dice Fields. “Se gli ISP pensano che il mantenimento della neutralità sia un ostacolo al neoliberismo ed all’apertura del mercato”, conclude Fields, “si sbagliano di grosso”.

Tommaso Lombardi

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  • Anonimo scrive:
    Re: Solo un antidoto a SCIgen...
    - Scritto da:
    se qualche liceale
    (o universitario) vuole fare il furbo, per sua
    fortuna può ancora tradursi e copiarsi
    tranquillamente tesine, paper e anche tesi vere e
    proprie... Per fortuna basta poco a sputtanarli con domande mirate, approfondimenti, richieste sugli autori e sulle fonti. Se uno scopiazzando mi cita Elemire Zolla ma non sa cos'altro abbia scritto o qual era il suo pensiero, come minimo si becca un calcione nel culo. Se il malcapitato non sa dare ragione profonda alle sequenze di teoremi e dimostrazioni scritte nel paper che porta, peggio ancora. Quanto alle tesi, quelle sperimentali in voga nella facoltà scientifiche sono decisamente poco copiabili e vanno accompagnate con fatti e prototipi: non bastano le chiacchiere.
    Di sicuro è più probabile che lo conosca meglio
    dei suoi docenti...Se è in un liceo artistico o in una facolta di "scienze" della comunicazione, forse sì. In caso contrario, la probabilità tende a zero: anche il più scalcinato ricercatore ex-assistente in campo scientifico parla conosce almeno l'inglese, se vuole minimamente pubblicare e citare lavori altrui. La norma è che i discenti ne sanno sempre molto meno dei docenti, soprattutto quando si credono furbetti.
  • alex.tg scrive:
    In pratica un generatore di superc*zole!
    E` stupendo, guardate che popo' di studio ho confezionato sotto falso nome in 5 secondi! :)http://0x44.com/tmp/vm.pdf
  • Anonimo scrive:
    luther blisset reborn
    uaua... assai piu intrigante di questa ricerca, mi sembra il SciGen... e di come sia facile far approvare a delle conferenze la propria ricerca completamente "non sense".i blisset(*) con i loro "attacchi mediatici", avevano minato la credibilita' di giornali e programmi tv e pure case editrici... qua' si e' passati alle conference... bello :)(*) se non li conoscete, basta google ed esce un pacco di roba.. magari cercate anche la loro "re-incarnazione adulta" : i "wu-ming"
  • TPK scrive:
    Risultati
    94.7 e 89.6.Bene, ho appena scoperto che le persone con cui ho lavorato fino all'anno scorso non sono dei bot...
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