La nuova anima di Apple al WWDC

di D. Galimberti - Le novità mostrate da Cook, Ive e compagni al pubblico sono in linea con le attese. Almeno di chi non sperava troppo in novità hardware sensazionali
di D. Galimberti - Le novità mostrate da Cook, Ive e compagni al pubblico sono in linea con le attese. Almeno di chi non sperava troppo in novità hardware sensazionali

Ogni anno la WWDC (la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple) fa storia a sè. Se l’anno scorso si trattava della prima WWDC di Tim Cook, quest’anno l’attesa era ancora più alta, come testimoniato dall’esaurimento immediato (in soli due minuti ) di tutti i posti disponibili, situazione che dovrebbe indurre Apple a pensare a qualcosa di diverso per il prossimo anno. I motivi di tale attesa sono presto spiegati, e partono da lontano: da quando Apple ha rivoluzionato i vertici della società, qualcosa è cambiato, ed è iniziato un periodo di lungo silenzio durante il quale i siti specializzati hanno potuto inventarsi di tutto e di più, spesso contraddicendosi, ma sicuramente alzando l’hype delle aspettative per l’evento.

Tim Cook, che forse oggi si trova un po’ più a suo agio nel ruolo che riveste, ha contribuito anch’esso a far parlare dei futuri prodotti della Mela con una lunga intervista alla D11 , un paio di settimane fa. Il riserbo di questi mesi è l’esatto contrario di quello che si era osservato lo scorso anno e forse anche questo è merito dei cambi al vertice, ma nelle ore prima dell’evento le indiscrezioni si sono necessariamente fatte più vivaci e vicine alla realtà di quello che sarebbe stato.

Se John Gruber preannunciava che tutto quello che si era sentito fino all’altroieri erano fake o notize prive di fondamenta, invitando ad aspettarsi grandi cambiamenti (quel genere di cambiamenti che solitamente generano delle spaccature) proprio a ridosso dell’evento venivano trapelavano alcune icone del nuovo iOS e alcuni dei nuovi concetti di condivisione introdotti nel sistema.

Ma veniamo ai fatti. Per parlare di tutte le novità presentate nel corso dell’evento servirebbero molti articoli, a meno di ridurre il discorso ad un banale elenco. Vale forse la pena di soffermersi solo su alcuni argomenti principali, argomenti che delineano l’attuale linea di sviluppo di Apple: e cominciamo dicendo già da subito che il keynote di apertura della WWDC2013 non solo non ha visto l’arrivo di prodotti più o meno fantasiosi o futuribili (come l’iWatch) ma nemmeno ha visto la presentazione del nuovo iPhone o dell’atteso modello a “basso costo”.

Seguendo lo stesso ordine di Apple, partiamo da OSX . I manifesti appesi in preparazione dell’evento mostravano chiaramente che si sarebbe parlato anche del nuovo sistema operativo per Mac, cosa per certi versi scontata (sia come tempistica, che in vista della volontà di rinnovo) ma sulla quale si era mantenuta la massima segretezza, se non per qualche accenno ad alcune nuove funzionalità. OSX 10.9 (nome in codice Mavericks ) si presenta con uno stile in parte rinnovato, abbandonando lo scherumorfismo e abbracciando sotto molti aspetti quel minimalismo che vedremo poi anche in iOS7. Apple decanta l’aggiunta di oltre 200 nuove funzioni nella nuova versione di OSX, modifiche a volte minimali, a volte importanti. Vi siete mai chiesti, per esempio, come mai non ci fosse alcun modo di leggere sul computer i libri acquistati sull’iBook Store? Con Mavericks ci sarà un’apposita applicazione dedicata a questo, che consentirà anche di aggiungere, sincronizzare e condividere note, osservazioni, segnalibri e quant’altro. Anche “Mappe” troverà spazio in OSX 10.9, e grazie alle nuove API le mappe di Apple potranno trovare spazio in ogni applicazione.

L’organizzazione dei documenti in base ai tag, il nuovo Safari, o le nuove funzionalità di gestione degli schermi (che inclundono la possibilità di utilizzare anche un televisore collegato ad una Apple TV come schermo aggiuntivo) possono sembrare cose di poco conto, ma Mavericks include anche una nuova gestione della memoria e delle operazioni di basso livello della CPU ( Timer Coalescing ) funzioni che consentiranno a tutti di beneficiare di una macchina più reattiva e un maggior risparmio energetico, che nel caso di macchine portatili si traduce in una maggiore autonomia. Non è un caso quindi che, passando all’hardware , Apple abbia mostrato al pubblico i nuovi MacBook Air (unica, tra le novità presentate, ad essere subito disponibile): portatili in grado di raggiungere, nella configurazione da 13 pollici, la ragguardevole autonomia di 12 ore. Niente schermo Retina, come ipotizzato da alcuni, ma un SSD di dimensioni più generose, nuovi processori, nuovo comparto grafico, supporto alle reti WiFi 802.11ac, e un prezzo più basso per il modello da 13. Complessivamente mi pare una scelta azzeccata per quello che, di fatto, rimane il portatile Apple entry-level.

Prima di tornare a parlare di software, non si può non spendere una parola sul futuro desktop di Apple, la nuova concezione del Mac Pro che sarà realizzata interamente negli USA. Al di là della forma, sicuramente particolare, il Mac Pro atteso nei prossimi mesi rappresenta un nuovo modo di concepire le macchine desktop. Non è solo una questione di potenza bruta dei core dei processori o della doppia GPU, e nemmeno dei controller della memoria a 4 canali DDR3 da 1866MHz o dell’archiviazione flash basata su PCI Express. Con 7 Teraflops di potenza di elaborazione si potranno montare video 4K a piena risoluzione ed eseguire contemporaneamente il rendering degli effetti in background; ma i nuovi Mac Pro saranno macchine compatte ed estremamente modulari: con 6 porte Thunderbolt 2 c’è spazio per 20Gbps di banda per ciascuna periferica collegata (dispositivi di archiviazione esterna, chassis di espansione PCI, monitor 4K ecc) e se ne possono collegare fino a 36. Non conosciamo ancora il prezzo e le caratteristiche definitive di questa macchina, ma si tratta di uno di quegli elementi che introducono un punto di rottura: ci sarà chi apprezzerà infinitamente la compattezza della macchine e la sua modularità esterna, e viceversa ci saranno i nostalgici che rimpiangeranno il vecchio design più classico.

E parlando di piccole/grandi rivoluzioni, arriviamo a ciò che tutti aspettavano: iOS7 . Si tratta di rivoluzione? In senso assoluto forse no ma, al di là dell’aspetto estetico, per gli utenti iOS ci sono molte novità gradite e richieste a gran voce da diverso tempo (come il Control Center ). I cambiamenti fatti da Apple sono davvero tanti , alcuni solo superficiali (con qualche dubbio estetico sulla “freddezza” delle nuove icone), altri funzionali (come la possibilità di scambio dei files tramite AirDrop ), e altri più profondi, che hanno richiesta la completa riscrittura di alcune app o di parti del sistema operativo, per esempio per rendere il multitaking più flessibile ma, nel contempo, meno dispendioso in termini di risorse.

Anche per iOS7 l’appuntamento è rimandato ai prossimi mesi, probabilmente in concomitanza con la presentazione dei nuovi device a cui alla WWDC non si è minimamente accennato, ma per concludere la panoramica sul ricco keynote di apertura della WWDC 2013, mancano ancora due elementi chiave della strategia di Apple: iCloud e iTunes Radio . Quest’ultima sarà integrata direttamente in iTunes e nell’App “Musica” di iOS e sarà completamente gratuita per chi ha sottoscritto un abbonamento iTunes Match, mentre per tutti gli altri ci saranno dei brevi stacchi pubblicitari (sulla falsa riga di quanto fanno già i concorrenti, Spotify in testa).

Infine, uscendo un po’ dall’ordine di presentazione ufficiale tenuto da Apple nel corso del keynote, l’ultima cosa da sottolineare è il passaggio su iCloud della suite iWork . Pages, Numbers e Keynote saranno disponibili via Web da chiunque abbia un account iCloud (account che si può creare in modo assolutamente gratuito) e saranno utilizzabili dal browser anche su computer Windows, anche con Chrome ed Explorer. Se aggiungiamo il fatto che iWork puo importare anche i files di Microsoft Office, la mossa di Apple è chiara: da un lato sfida Microsoft e Google in un settore dove finora non si era ancora spinta, dall’altro offre a tutti gli utenti la possibilità di provare l’alternativa Apple della suite da ufficio. Tutto questo contribuisce inoltre ad aumentare il numero di account su iCloud, oltre a dare un pizzico di senso in più ad un servizio che sembra ancora un po’ troppo legato ad automatismi troppo vincolanti per l’utente.

Al momento la Borsa non sembra aver accolto benissimo il keynote di apertura della WWDC, anche se il calo è contenuto e il titolo AAPL si è posizionato appena sotto la soglia dei 440 dollari. Probabilmente gli investitori si aspettavano che qualcuna delle novità presentate ieri fosse disponibile da subito, oppure che venisse finalmente presentato quel fantomatico iPhone in policaronato che, grazie ad un prezzo più contenuto, dovrebbe contribuire a riconquistare una parte del mercato ceduto ad Android negli ultimi due anni. Ad eccezione del nuovo MacBook Air (che è disponibile subito ma rappresenta solo un upgrade di un prodotto pre-esistente) tutte le altre novità saranno infatti immesse nel catalogo solo più avanti, a data ancora da destinarsi. Da qui a fine anno se, come presumibile, Apple vorrà aggiornare anche iPhone e iPad (e magari qualcos’altro) dobbiamo quindi aspettarci dei mesi densi di ulteriori eventi o annunci da Cupertino.

Domenico Galimberti
blog puce72

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