La spia cinese che amava i gadget USA

Nuovo caso di spionaggio a danno delle tecnologie segrete made in USA. Beccato dai federali all'aeroporto, il responsabile si schernisce e chiama in causa Pechino
Nuovo caso di spionaggio a danno delle tecnologie segrete made in USA. Beccato dai federali all'aeroporto, il responsabile si schernisce e chiama in causa Pechino

Sono anni che gli Stati Uniti denunciano la crescente minaccia dello spionaggio cinese ai danni dei segreti tecnologici custoditi dallo Zio Sam. Non si tratta più di semplici ipotesi allorché sono già stati celebrati processi a spie colpevoli di aver trafugato segreti industriali, mentre emerge un altro caso appartenente al genere spionistico che punta direttamente a Pechino.

La presunta spia in questione è Chi Tong Kuok, residente della ex-colonia portoghese di Macao particolarmente interessato ai sofisticati dispositivi di comunicazione usati in ambiti militari con tanto di tecnologia di cifratura. Kuok è stato sorvegliato da agenti dell’FBI in incognito, che dal 2006 al momento del suo arresto l’anno scorso hanno recitato la parte di soggetti interessati a vendere i succitati dispositivi sui siti di aste online.

L’interesse della spia cinese per le telecomunicazioni militari statunitensi, hanno rivelato le indagini , risale al 2005 : nel corso della sua carriera Kuok ha contattato soggetti interni all’industria della difesa tentando di farsi vendere un controller di dati aerei VDC-300 , ha provato ad acquistare un ricevitore GPS con tecnologia anti-camuffamento, un dispositivo di gestione di chiavi di cifratura AN/CYZ-10 (sviluppato nientemeno che dalla National Security Agency ) e altro ancora su una lista di acquisto di materiale militare contenente oltre 40 diversi “gadget” high-tech.

Per quasi tutto il tempo, a tenere i contatti con Kuok è stato un agente dell’FBI fintosi venditore disposto a spedire pacchi su territorio cinese nonostante il bando imposto dagli USA. Al suo contatto la spia cinese aveva espresso la preoccupazione sul fatto che si trattasse di un federale o peggio ancora di un agente segreto, ma nonostante questo aveva alla fine acconsentito a un incontro di persona a Panama per la consegna di radio digitali PRC-148 .

A Panama però Kuok non c’è arrivato, visto che i federali lo stavano aspettando all’aeroporto internazionale di Atlanta per accusarlo di riciclaggio di denaro, contrabbando e tentata esportazione di materiale della Difesa senza regolare licenza. L’uomo è stato arrestato, ha ammesso le sue azioni ed è stato infine condannato per tutte le accuse ascrittegli.

La carriera della spia cinese è finita dietro la sbarre ma prima Kuok ha fatto in tempo a coinvolgere in maniera diretta il Partito Comunista di Pechino e i suoi ufficiali, dietro i cui “ordini” l’uomo dice di essersi mosso in questi anni di intenso shopping telematico di materiale militare. Si inasprisce dunque lo scontro spionistico in salsa tecnologica tra Washington e Pechino, con gli USA che paventano risposte militari “reali” in caso di attacchi provenienti dalla rete.

Ma la scrematura delle “minacce dal cyber-spazio” rappresenta ancora un problema metodologico di non immediata soluzione per gli States, e il sottosegretario alla difesa James Miller dice che il governo è al lavoro per chiarire tutte le “zone grigie” e le questioni legali esistenti nel settore. L’obiettivo, comune a un’iniziativa parallela da parte della National Science Foundation e altre agenzie federali ( Departement of Homeland Security incluso), è arrivare a migliorare la “affidabilità del cyber-spazio” e rendere oltremodo duro il lavoro sporco di cracker, criminali e potenze straniere nemiche dell’America.

Alfonso Maruccia

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18 05 2010
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