La tv? Fa male ai giovani

Uno studio neozelandese indica che che molte ore di televisione possono danneggiare i bambini che, da adolescenti, rischiano di soffrire di disturbi dell'attenzione

Roma – L’ultimo studio sui danni provocati dalla televisione giunge dalla lontanissima terra dei Maori. Secondo un team di esperti della University of Otago di Dunedin (Nuova Zelanda), la fruizione di più di due ore al giorno di televisione, in età infantile, può provocare problemi di attenzione durante l’adolescenza.

“I ragazzi che guardano più di due ore di televisione al giorno durante l’infanzia, e in particolare quelli che superano le tre, hanno sintomi di disturbo dell’attenzione nell’adolescenza al di sopra della media”, ha scritto Erik Landhuis, ricercatore neo-zelandese, in un articolo pubblicato sulla testata specializzata Pediatrics .

Per problemi della soglia dell’attenzione generalmente si intende una certa facilità alla distrazione e difficoltà nella concentrazione. I ricercatori, inoltre, sono convinti che questa “patologia” non trovi giustificazione in fattori correlati all’intelligenza, alle condizioni socio-economiche della famiglia o ad altri elementi generici.

“Quest’ultimo studio completa il quadro di indizi che dovrebbe suggerire ai genitori di limitare i consumi televisivi dei propri figli”, ha aggiunto il ricercatore Bob Hancox. Come riporta New Scientist , il gruppo neozelandese ha studiato attentamente le abitudini e i comportamenti di più di mille bambini di Dunedin, tra l’aprile del 1972 e il marzo del 1973. Ai tempi venne rilevato che i bimbi tra i 5 e 11 anni guardavano la tv non più di 2,05 ore alla settimana; quelli tra i 13 ai 15 anni circa 3,1 ore al giorno. I bambini che erano abituati ad un gran consumo televisivo hanno poi continuato negli anni. Ed anche se hanno interrotto la loro “dipendenza” – sempre secondo lo studio – sono stati rilevati comunque gli stessi effetti.

“Questo suggerisce che gli effetti collaterali possono protrarsi a lungo”, ha suggerito Landhuis. Le ipotesi che si nascondono dietro a questa relazione fra tv e disturbi sono molte: una è che il rapido alternarsi di scene possa sovra-stimolare lo sviluppo del cervello dei bambini, rendendo di conseguenza la realtà “noiosa”. “Proprio per questo motivo i bambini che guardano molta tv possono diventare intolleranti nei confronti della attività ordinarie, come ad esempio i compiti”, ha aggiunto Landhuis.

La seconda ipotesi è che la fruizione televisiva possa sostituire le altre attività che stimolano la concentrazione, come la lettura, i giochi, lo sport. L’abitudine alla passività televisiva potrebbe influire sul resto.

Landhuis ha voluto però sottolineare che questo studio non basta a dimostrare con certezza che i problemi di attenzione siano generati dalla tv; potrebbero essere gli stessi bambini con problemi a subire più facilmente il fascino catodico. E dunque? Il ricercatore si dice certo che, di base, grandi quantità di televisione facciano male. Un’affermazione a cui, forse, può giungere il buon senso dei genitori più responsabili.

Dario d’Elia

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