La UE scaglia i quanti contro Echelon

La teoria della materia è alla base del progettone quadriennale che punta a mettere in sicurezza le comunicazioni nel Vecchio Continente. E ad infilare un tappo nelle orecchie degli americani. La soluzione si chiama SECOQC
La teoria della materia è alla base del progettone quadriennale che punta a mettere in sicurezza le comunicazioni nel Vecchio Continente. E ad infilare un tappo nelle orecchie degli americani. La soluzione si chiama SECOQC


Roma – Se ne parla da un certo tempo, ma prende avvio proprio in questi giorni di aprile un progetto il cui nome è già evocativo: Development of a Global Network for Secure Communication based on Quantum Cryptography , vale a dire “Sviluppo di una rete globale per comunicazioni sicure basate sulla cifratura quantistica”, in breve SECOQC .

SECOQC rappresenta esplicitamente la risposta dell’Unione Europea allo spionaggio in atto da lungo tempo a danno dell’indipendenza dell’Europa, dei suoi cittadini e delle sue imprese, da parte di Echelon , a tre anni di distanza dal rapporto dell’Europarlamento sul sistema globale di intercettazione gestito dagli USA e dalle potenze anglofone. Al progetto, che sposa ricerca di base ad applicazioni nel mercato, collaboreranno esperti di fisica quantistica con specialisti di rete, economisti, esperti di crittografia, elettronica, tecniche di sicurezza e di sviluppo di software.

Per capire la portata dell’investimento da 11,4 milioni di euro stanziato dall’Unione e che in quattro anni dovrà portare alla prima realizzazione di un network protetto da cifratura quantistica , terminologia con cui si indica un tipo di cifratura pressoché invalicabile, è sufficiente guardare la lista degli istituti di ricerca coinvolti. Si tratta di centri di grande fama sparsi in 12 paesi europei, tra cui l’Italia, per un totale di 41 partner, come il CNR, il Dipartimento di Fisica dell’Università di Pavia e il Politecnico di Milano, e via elencando centri di ricerca universitari, aziende specializzate e laboratori. Basta una ricerca su Google per seguire i pochi ma decisivi passi evolutivi del progetto negli ultimi mesi.

Proprio il Politecnico in una nota diffusa nelle scorse ore ha spiegato che il progettone UE è in effetti il primo progetto integrato del sesto programma tematico UE, coordinato dall’austriaca ARC Seibersdorf research GmbH. La partecipazione italiana deve molto all’equipe del Politecnico, guidata dal professor Sergio Cova , “leader internazionalmente riconosciuta – afferma l’Istituto milanese – nello sviluppo di dispositivi microelettronici noti come SPAD”, ossia “Single-Photon Avalanche Diode”.

Gli SPAD sono dispositivi microelettronici in grado di rivelare singoli fotoni e individuare i loro tempi di arrivo con estrema precisione. Il progetto europeo ha affidato al Politecnico la responsabilità primaria dello sviluppo di rivelatori SPAD in silicio e dei relativi circuiti integrati. “Solo grazie all’utilizzo di questa tecnologia completamente italiana – afferma la nota – sviluppata in collaborazione con l’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del CNR Sez.Bologna, la nuova rete globale potrà dirsi assolutamente sicura “. Collaboreranno con il Politecnico di Milano la Heriot-Watt University di Edinburgo e la Sheffield University (UK).

Nella nota, il Politecnico spiega i vantaggi della crittografia quantistica nel contrastare lo spionaggio. Si tratta di una tecnologia che consente di produrre “codici per la codifica dell’informazione attraverso i metodi della meccanica quantistica ” in modo da offrire “soluzioni per due problemi degli attuali sistemi di codifica: la produzione di un codice assolutamente casuale e la sua trasmissione”.

“Grazie al nuovo metodo – spiega il Politecnico – un’intercettazione potrà essere scoperta già durante la produzione dei codici, ancora prima della trasmissione dell’informazione. Anche nel caso in cui l’informazione sia stata codificata, il contenuto dell’intercettazione non potrà più, per principio, essere trasmesso”.

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15 04 2004
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