Lampi di Cassandra/ Avere Wikileaks, essere Wikileaks

di M. Calamari - L'attacco al fondatore del sito che propugna la trasparenza e la diffusione delle informazioni è un danno alla libertà. E occorre salvaguardare il diritto acquisito (con Internet) di sapere

Roma – Qualche tempo fa, di fronte ad uno dei tanti ricorrenti attacchi che Julian Assange ed il sito da lui fondato Wikileaks avevano subito (nel caso particolare da parte di Microsoft) Cassandra aveva scritto un articolo il cui scopo principale era far riflettere i suoi venticinque lettori se una società democratica basata sull’informazione potesse fare a meno di fonti informative così atipiche, in particolare quando “libere” fino all’eccesso.

La risposta di Cassandra era che no, non se ne poteva assolutamente fare a meno, essendo questa una delle poche difese contro la manipolazione delle informazioni che in una società basata su di esse è diventata una nuova arma di distruzione di massa e viene usata correntemente a fini di controllo sociale.
In Italia dovremmo riconoscerne esempi molto significativi. Ah, a proposito, su Wikileaks ci sono anche documenti italiani, anzi c’è una apposita sezione dedicata all’Italia: ci avevate mai pensato?

Le recenti vicende dei video sui massacri afgani e la diffusione dei 75000 documenti classificati del Pentagono, che hanno provocato interventi, sui media e sicuramente anche in altre sedi, del Presidente degli Stati Uniti, e successivamente le (apparentemente) maldestre iniziative per sabotare la “santa alleanza” tra Wikileaks ed il Partito Pirata svedese , dovrebbero aver dissipato ogni dubbio in coloro che, interessandosi di un argomento che la maggioranza del Popolo delle Rete trascurava, avessero avuto ancora qualche dubbio.

Intendiamoci, indispensabile per la libertà di informazione non vuol dire “innocuo”. Wikileaks è certo una iniziativa pericolosa: prima di tutto per il suo fondatore, poi per gli informatori afghani ed i militari statunitensi, poi (chissà) anche per i suoi finanziatori, magari anche per i suoi lettori o per chi spezza lance a suo favore.

Ma la vita stessa è cosa intrinsecamente pericolosa, anche quella in una società democratica in cui la democrazia (come la verità) è solo un’approssimazione più o meno precisa. Wikileaks stesso è fatto di luci ed ombre, e la mancanza di informazioni esatte su Assange, che lo rende così simile al Professor Jones, fa parte di queste ultime.

Di sicuro il fatto che Wikileaks sia diventata notizia da prima pagina in tutto il mondo, e abbia fatto perdere il sonno a molti grandi della Terra, è la conferma che si tratta di qualcosa di grande. Persino ieri, sulla prima pagina domenicale di uno dei maggiori quotidiani italiani, c’è un interessante e dotto articolo di un giornalista che si interroga non tanto sulla vicenda di Wikileaks, ma sul suo grande significato per il mondo dell’informazione tradizionale.

E se è grande per i media “legacy” come i quotidiani, se è grande per la società dell’informazione, a parer di Cassandra non dovrebbe restare nessun dubbio se Wikileaks sia o no grande e positivo per la libertà dell’informazione e per il popolo della Rete. E nemmeno se meriti di essere letto e difeso ed, ove occorresse, utilizzato.

Marco Calamari

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Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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  • anonimo scrive:
    Delusione?
    C'e' ancora qualcuno che si aspetta qualcosa di buono da facebook? A quanto pare Mantellini e' tra questi.
  • andy61 scrive:
    L'informazione è ...
    Se le cose non le racconti a nessuno, non sono informazione.Se le racconti a qualcuno, non sono più tue.
  • noleggino rampante scrive:
    La privacy è ipocrisia!
    http://www.videotecheforum.it/index.php?showtopic=25074
  • Lemon scrive:
    E Google?
    Ok la privacy, e Google che invece ha molto di più di noi? facebook avrà pure foto e mail stupide tra amici, ma google sa cosa cerchiamo, cosa vediamo, le mail che ci scambiamo (anche le più personali, di lavoro ecc), sa il mac address del nostro router wireless, sa dove siamo, ha i nostri documenti.... e già, il problema è facebook.
  • H5N1 scrive:
    Quelli che...
    quelli che 'no ti giuro non ero con una donna'quelli che 'ero malato a letto... ma in un letto non mio'quelli che 'non ho fatto XXXX a scuola, era tardi e allora...'quelli che 'ma chi se ne frega della privacy'quelli che 'ma cara, no, non è vero!'quelli che 'io lì non ci sono mai stato'...
  • H5N1 scrive:
    ...cibo per gli orchi del marketing
    Non avevamo dubbi...
  • zmilzo scrive:
    la privacy degli altri
    Tutti questi servizi social sarebbero bellissimi se usati da persone consapevoli che non fanno dare sbirciatine, ma ahime non é così.Provate andare su forsquare e digitare "casa" vi troverete uno spettacolo del generehttp://grigio.org/foursquare_il_social_network_stalkingCase giusy, federica,.. che incosapevolmente sono presenti perché qualche amico ha trovato divertente metterle... ed é un social di nicchia figuriamoci di quello che succederà su facebook.
  • gerry scrive:
    Social P2P
    Mi ha fatto riflettere questo L'interesse degli utenti sarebbe che il mediatore fosse trasparente, vale a dire che non mediasse nulla, che fornisse una piattaforma sociale adatta ai nostri eventuali check-in in mobilità e che non si occupasse d'altro. Sarebbe un'interessante applicazione, nessuna infrastruttura ma un client da installare sul proprio PC e dei tracker che tengono memoria dei meta-dati condivisi dai client e della posizione degli stessi.Certo che per certi ambiti (il mobile per esempio) sarebbe fantascienza.EDIT: beh, in realtà mi sono reso conto che non cambierebbe una cippa di nulla, i tracker avrebbero comunque dati più che sufficienti per profilarti.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 23 agosto 2010 14.46-----------------------------------------------------------
    • bubba scrive:
      Re: Social P2P
      Modificato dall' autore il 23 agosto 2010 14.46
      --------------------------------------------------si ma infatti non e' tanto una questione tecnica/tecnologica (se vuoi geotracciare e' implicito che profili), ma etica-social-morale... ossia raccogli ma butti in /dev/null e non li rivendi a Nielsen & co.In altri termini potrebbero essere servizi proposti da soggetti dei quali 'ci si puo fidare'..... chesso' un EFF o un autistici.org ??
      • gerry scrive:
        Re: Social P2P
        - Scritto da: bubba
        si ma infatti non e' tanto una questione
        tecnica/tecnologica (se vuoi geotracciare e'
        implicito che profili), ma etica-social-morale...
        ossia raccogli ma butti in /dev/null e non li
        rivendi a Nielsen &
        co.Questo è utopico, mi ricorda una vecchio pezzo della fata carabina di Pennac.. Di chi ci si può fidare quando c'è di mezzo il denaro? Di nessuno, Consigliere, di nessuno... Puoi mettere dei vincoli legslativi, ma secondo me è evidente che funzionano poco o nulla. Anzi, più o meno funzionano quanto i vincoli legislativi a difesa del copyright (rotfl)Vincoli tecnici sarebbero più efficaci.
  • Stefano Piotto scrive:
    ma gli utenti vogliono la privacy?
    Sono d'accordo ma il problema vero è che si parla tanto di privacy, ma interessa veramente agli utenti? Un po' come il limite di velocità, c'è, ma chi lo rispetta? Ho l'impressione che solo quando si resta in qualche modo scottati, allora si incomincia ad invocare la privacy. Finchè non ci sono problemi invece, è quasi un atto libidinoso rivelare ogni particolare su Facebook. Personalmente questo self-gossip mi rattrista, ma piace a milioni di persone...
    • random name scrive:
      Re: ma gli utenti vogliono la privacy?
      credo che il problema sia proprio questo: le persone non riconoscono (più) la privacy come un diritto e un valore ma come un optional.Gli articoli di Calamari (sempre) e quelli di Mantellini (a volte) sono visti tuttalpiù come esternazioni paranoiche, senza nemmeno entrare nel merito se siano fondate o meno.Questa situazione mi ricorda molto il film Matrix dove molti, volontariamente, scelgono la pillola blu.
      • Sgabbio scrive:
        Re: ma gli utenti vogliono la privacy?
        dire che molti non sanno nemmeno delle opzioni per la privacy di facebook, per non parlare di come i gestori di tale sito fanno di tutto per far passar la voglia alle persone, di usare tale funzionalità!Per non parlare di quando hanno resettato a tutti le impostazioni!
        • H5N1 scrive:
          Re: ma gli utenti vogliono la privacy?
          Problemone: io non sono iscritto su Faccialibro.Ma ho trovato delle foto che mi ritraggono.E adesso? IO ci tengo alla privacy.Queste persone sanno di aver commesso un reato?E sanno che, in via del tutto teorica (perchè, si sa, spesso finisce sempre a "tarallucci e vino") per tali reati è prevista finanche la reclusione?E ancora: come dimostrare che Pinco Palla sia davvero chi dice di essere?Una mia amica si è vista spiattellata su Facebook iscritta da altri con il suo nome e cognome... :|Se le persone (a questo punto dubito pure del loro diritto ad essere considerate tali) non vogliono usufruire di un loro diritto... ne hanno diritto, ma dovrebbero rispettare quantomeno quello degli altri.
    • Nome e cognome scrive:
      Re: ma gli utenti vogliono la privacy?
      Non interessa ai 'nuovi utenti',a noi vecchietti che usiamo la rete da annici si rizzano i peli solo al pensiero di infilare in un sitotutti i nostri dati personali, foto, taggin vari.Raccolgono dati di utenze prive di carta di credito,o che mai metterebbero dei soldi veri dietro a un click,terabyte di spam in cui e' piu' il rumore che altro.
    • Nico Silvani scrive:
      Re: ma gli utenti vogliono la privacy?
      - Scritto da: Stefano Piotto
      Sono d'accordo ma il problema vero è che si parla
      tanto di privacy, ma interessa veramente agli
      utenti? Un po' come il limite di velocità, c'è,
      ma chi lo rispetta? Ho l'impressione che solo
      quando si resta in qualche modo scottati, allora
      si incomincia ad invocare la privacy. Finchè non
      ci sono problemi invece, è quasi un atto
      libidinoso rivelare ogni particolare su Facebook.
      Personalmente questo self-gossip mi rattrista, ma
      piace a milioni di
      persone...
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