Laptop perquisiti, ci vuole il mandato

Laptop perquisiti, ci vuole il mandato

Un giudice federale stabilisce: le autorità di controllo agli aeroporti non possono arrogarsi il diritto di trattenere un computer per mesi per poi controllarlo con calma. Il governo Obama deve cambiare marcia
Un giudice federale stabilisce: le autorità di controllo agli aeroporti non possono arrogarsi il diritto di trattenere un computer per mesi per poi controllarlo con calma. Il governo Obama deve cambiare marcia

Pesante battuta d’arresto per la capziosa tendenza dei controllori aeroportuali a esaminare gadget elettronici e laptop dei cittadini statunitensi in ritorno da un viaggio all’estero. Il Department of Homeland Security e l’amministrazione Obama devono darci un taglio con le tecnoperquisizioni immotivate e ricorrere a un giudice quando necessario.

Le perquisizioni degli ufficiali del DHS sono da tempo nel mirino delle organizzazioni a tutela dei diritti civili e digitali, le quali di certo avranno di che rallegrarsi dopo la decisione del giudice Jeffrey White (Distretto Nord della California) di rigettare le argomentazioni della Casa Bianca tese a giustificare la necessità di agire senza un mandato.

Nella fattispecie, il caso coinvolge un cittadino statunitense tornato in patria dopo un viaggio nella Corea del Sud, a cui l’anno scorso era stato sottratto un portatile tenuto “al fresco” per ben sei mesi prima di passare a esaminare il suo contenuto. L’amministrazione aveva tentato di giustificare il comportamento dei funzionari federali, ma il laptop restava in un limbo legale in cui non esisteva alcuna tutela prevista dalla legge.

Una volta provveduto alla perquisizione, su quel laptop è stata trovata una foto di una ragazza adolescente nuda sulla spiaggia e il proprietario si è beccato – nel settembre 2009 – un’accusa di trasporto e possesso di pornografia infantile per cui si è dichiarato non colpevole.

Per quanto riguarda la detenzione del laptop nei sei mesi successivi al rientro dell’uomo, a ogni modo, il giudice White ha stabilito che il sequestro prolungato fosse illegale e sarebbe stato necessario il mandato di un giudice. Il successivo ritrovamento di presunte immagini pedopornografiche, ha deciso White, non elimina la ragionevole aspettativa di privacy dell’uomo e non giustifica in alcun modo la perquisizione svolta senza mandato .

Alfonso Maruccia

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11 06 2010
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