Lavora per dei cracker, arrestatelo

L'accusa gli è costata il fermo di polizia e già un primo periodo dietro le sbarre. Avrebbe fornito assistenza ai cracker dietro uno dei più imponenti attacchi della storia recente
L'accusa gli è costata il fermo di polizia e già un primo periodo dietro le sbarre. Avrebbe fornito assistenza ai cracker dietro uno dei più imponenti attacchi della storia recente

È finito in manette un 25enne programmatore newyorkese accusato di aver realizzato un software sniffa dati commissionato dalla cracker crew sgominata di recente con l’accusa di aver messo a segno uno dei più gravi ratti di account sino ad oggi. Stephen Watt, questo il suo nome, adesso rischia grosso: su di lui pendono numerosi capi d’accusa e un processo la cui data non è ancora stata stabilita.

l'uomo Il programma realizzato dal giovane, chiamato blabla secondo gli inquirenti sarebbe stato impiegato da Albert Gonzalez e dai suoi soci in (mal)affari per sniffare, in un periodo di tempo di circa due anni, oltre 45 milioni di dati relativi a carte di credito utilizzate nei negozi della TJX Companies , proprietaria della più grande catena di hard discount statunitense. Stando all’accusa, dopo aver fornito la versione originale del software, Watt avrebbe agito più volte per modificarlo a seconda delle esigenze della banda di Gonzalez, già noto negli ambienti investigativi poiché ex collaboratore dei Servizi Segreti.

Watt rischia molto, stando al documento fornito dalle autorità: su di lui pendono le accuse di utilizzo illegale di computer, frode telematica, furto aggravato di identità e riciclaggio di denaro.

“Watt e i suoi soci hanno effettuato l’accesso illegale ad una rete di computer usando diversi metodi, ottenendo quindi informazioni riguardo ai dati relativi alle carte di credito. Tutto ciò ha comportato un ritorno economico, dovuto anche alla vendita dei dati ad altre organizzazioni fraudolente”, si evince dal documento.

L’arresto del programmatore segue quello dei membri della banda, composta da altri 10 elementi, provenienti non solo dagli Stati Uniti, ma anche da Ucraina, Cina, Bielorussia ed Estonia. La gang è passata alle cronache per aver effettuato quello che è stato definito da molti come il più grande atto di violazione della privacy commesso sino ad oggi: oltre 46 milioni di account contenenti dati relativi a carte di credito, indirizzi e documenti personali furono intercettati, generando un’enorme falla con conseguenti perdite economiche.

Vincenzo Gentile

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02 11 2008
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