Lavoro, la IA lo crea non lo distrugge

Un nuovo studio va controcorrente evidenziando gli effetti positivi derivanti dall'adozione dell'intelligenza artificiale nelle grandi aziende. La IA crea nuovi posti di lavoro (tra i manager), migliora l'efficienza e aumenta i guadagni

Roma – Gli analisti di Capgemini hanno intervistato più di 990 manager di altrettante aziende di alto profilo in giro per il mondo sull’uso dell’intelligenza artificiale, e i risultati della ricerca suggeriscono una rivalutazione degli scenari apocalittici evocati dagli esperti per il lavoro del futuro. La IA non distrugge posti di lavoro ma ne crea di nuovi , sostiene Capgemini, e secondo gli intervistati già esistono casi concreti in cui l’adozione degli algoritmi intelligenti ha portato benefici concreti al business .

Stando a quanto dichiarato dall’83 per cento dei manager delle oltre 990 organizzazioni (con un giro di affari da 500 milioni e più di dollari) prese in considerazione da Capgemini, l’implementazione di una qualche forma di IA ha portato alla nascita di nuovi ruoli nell’organigramma aziendale. Sia che si tratti di progetti piloti o di adozioni su scala massiccia, la IA ha creato nuovi posti di lavoro soprattutto in ambito manageriale (due posti su tre).

Il 63 per cento degli intervistati sostiene che dopo l’arrivo degli algoritmi intelligenti non è stato dismesso un solo impiegato, e nel caso della forza lavoro già presente si è assistito a un incremento del “valore” del contributo di ogni lavoratore rispetto al passato. Il 71 per cento dei manager ha sfruttato gli investimenti della IA per riqualificare i dipendenti, l’89 per cento crede che la IA renderà più facili i lavori oggi complicati e l’88 per cento è convinto del fatto che macchine intelligenti e dipendenti umani coesisteranno in armonia all’interno dell’azienda.

Capgemini suggerisce insomma che i robot non rimpiazzeranno gli uomini , anche se porteranno a un incremento sensibile nei ricavi (come il +155 per cento sperimentato dal marchio di lingerie di lusso Cosabella con una piattaforma di vendita gestita dalla IA), a un’esplosione delle vendite (+2.930 per cento in 3 mesi per Harley-Davidson) e un miglioramento nell’efficienza del servizio clienti (+35 per cento per la compagnia aerea olandese KLM).

Prospettive rosee Capgemini le tratteggia anche per l’Italia, uno dei 9 Paesi presi in considerazione per lo studio sulla IA dove le mega-aziende sono attivamente impegnate (nel 44 per cento dei casi) all’implementazione della tecnologia. Stando a quanto sostengono gli analisti, grazie alla IA il 78 per cento delle aziende italiane ha aumentato il numero di clienti in entrata, l’83 per cento ha incrementato le vendite e altrettante hanno migliorato la soddisfazione del cliente finale.

Alfonso Maruccia

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  • equicazz scrive:
    non ci racconti nulla di nuovo
    UaGliò, proprio non ci dici niente che già non sapessimo.E noi nassiamo anche come finirà, la sai la serata del caminetto nella sera fredda d'inverno? Tipo tarallucci e vino?UaGliò e roba vecchia!
  • rockroll scrive:
    Pagherà, forse anche di più!
    Ad Intel conveniva lasciare nel dimenticatoio le porcherie del passato, come tendono a fare i suoi difensori d'ufficio anche in queste pagine. Rimescolare nella XXXXX creerà una puzza che nauseerà molti, ed è una cosa che doveva evitare in questo momento. Sappiamo tutti, anche i difensori d'ufficio, che alll'epoca dei fatti AMD produceva proXXXXXri migliori, o per lo meno equivalenti, a prezzo inferiore, ma guarda caso non ne vendeva in misura apprezzabile, anzi la potenziale clientela manco riucivano a trovarne anche cercando in catene di vendita specializzate, che viceversa pullulavano di prodotti Intel.Questo è un dato incontrovertibile ed ampiamente dimostrabile e dimostrato, è non può essere oscurato da qualunque esame AEC cui ci si voglia riappigliare. Per conto mio la multa comminata, che per Intel era meno di un buffetto sulla guancia, rischia di diventare uno schiaffone. Mi sconcerta invece che le autorità preposte manco ci pensino ad esaminare discutibili soluzioni Intel su aspetti più tecnici a mio giudizio ancor più "sporchi" . Insomma, fino a che punto una società monopolista o ex tale può permettersi di introdurre silentemente o via imposizione de facto soluzioni o modifiche HW/SW palesemente a svantaggio dell'utenza e teoricamente non bypassabili, quando è dimostrabile che non ve ne era alcuna necessità e motivazione tecnica diversa dall'ampliare furbescamente il business della stessa monopolista e/o di altre società e multinazionali con lei in combutta affari?-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 09 settembre 2017 11.39-----------------------------------------------------------
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