LHC, ripartenza posticipata

Un cortocircuito funesta il riavvio dell'enorme acceleratore di particelle europeo, oramai pronto per la "fase due" della sua missione di ricerca sull'infinitamente piccolo
Un cortocircuito funesta il riavvio dell'enorme acceleratore di particelle europeo, oramai pronto per la "fase due" della sua missione di ricerca sull'infinitamente piccolo

Dopo due anni di stop forzato dovuto a un sostanzioso upgrade hardware, questa settimana il Large Hadron Collider (LHC) sarebbe dovuto ripartire con l’accelerazione delle particelle subatomiche a velocità prossime a quelle della luce. E invece un cortocircuito ha costretto i tecnici del CERN a ritardare la messa in attività dell’acceleratore.

L’LHC è oramai pronto a riavviare i suoi esperimenti con la nuova configurazione hardware, capace ora di garantire output energetici molto superiori a quelli iniziali: i piani per i prossimi anni sono confermati, nel 2015 si conosceranno le effettive performance della macchina aggiornata mentre fra il 2016 e il 2018 verranno condotti i nuovi esperimenti in forma completa.

Il cortocircuito – apparentemente localizzato in un componente metallico dell’acceleratore – ha posticipato il ritorno in attività dell’LHC di un tempo indefinito, avvertono dal CERN : le basse temperature di funzionamento della macchina costringeranno ad aspettare giorni o forse “settimane” per risistemare il tutto.

Nulla di particolarmente preoccupante, in ogni caso, visto quello che c’è in gioco: le rinnovate capacità energetiche dell’LHC dovrebbero contribuire a gettare nuova luce su fenomeni misteriosi come la materia oscura o l’energia oscura, arrivando potenzialmente a mettere in crisi teorie scientifiche oramai accettate da tutti come quelle sui buchi neri e il Big Bang.

In attesa che l’acceleratore europeo dimostri di avere le carte in regola per stravolgere le attuali conoscenze sulla natura dell’universo, gli ultimissimi risultati sulla scoperta del bosone di Higgs confermano l’impostazione teorica del modello Standard della fisica subatomica: la particella scovata dagli esperimenti ATLAS e CMS presenta caratteristiche compatibili con quelle previste dalla teoria . Il caso della “dannata” particella che fornisce massa alla materia sembra insomma si possa considerare chiuso.

Alfonso Maruccia

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25 03 2015
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