L'hi-tech domestico spia le famiglie

Lo sostiene il boss della Privacy Foundation, Richard Smith, secondo cui i device elettronici ormai diffusissimi pongono un serio problema di privacy. E lancia l'allarme: la cyclette ti spia


Cambridge (USA) – Ma quale Grande Fratello, nelle case sono disseminati decine di piccoli fratelli elettronici pronti a registrare ogni singola mossa degli abitanti umani. Lo sostiene Richard Smith, boss della Privacy Foundation , che ha lanciato un allarme ripreso con molta enfasi dai media americani.

Secondo Smith il pericolo è in tutti quei device, e sono sempre di più, che si collegano ad Internet dalla casa.

In particolare sarebbero da tenere sott’occhio, per gli effetti anti-privacy che potrebbero avere, cose come: i player musicali digitali che registrano le abitudini d’ascolto degli utenti dei computer; le telecamere di sorveglianza senza fili; i telefonini mobili di cui si può conoscere l’ubicazione; gli strumenti di fitness che registrano le prestazioni e le inviano ad un database centrale di “gestione” dei dati.

Sotto accusa, dunque, finiscono molti device per i quali la connessione in Rete è stata finora proposta come una evoluzione che consente di legare a prodotti di largo consumo anche servizi personalizzati, basati sulle abitudini e le capacità del singolo utente. Da lì, sostiene Smith, “l’offensiva” contro la privacy.

“Quello che mi preoccupa – spiega Smith in una intervista alla CNN – è quanti strumenti di monitoraggio le aziende inseriscono oggi nei propri device. La gente non è consapevole di quanto si è già spinta oltre questa cosa”.

Smith di recente è stato ascoltato dal Congresso americano su questi temi e in questo periodo sta facendosi sentire moltissimo per diffondere almeno una nuova consapevolezza di quello che potenzialmente può accadere alla privacy con l’utilizzo estensivo di strumenti di questo genere.

Secondo Smith ci sono device che arrivano sul mercato e riescono a sostenersi solo perché raccolgono informazioni private che poi vengono rivendute illegalmente. “Il problema maggiore – spiega Smith – è che questi device noi li conosciamo bene ma erano sempre stati legati strettamente all’accesso ad Internet, ora vengono invece inseriti negli strumenti che si usano normalmente”.

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  • Anonimo scrive:
    non illudiamoci
    e' dagli anni 70 (forse anche prima) che si pronostica entro pochi anni computer parlanti, in grado di comprendere il linguaggio naturale
  • Anonimo scrive:
    Assistenti-robot?
    Se sono come l'assistente di office, allora sono dei perfetti idioti: è praticamente impossibile formulare una domanda di senso compiuto ed ottenere una risposta adeguata (provare per credere); inoltre, se possono addirittura parlare, quanta banda a disposizione dell'utente sarà necessaria? Non causa un rallentamento di tutta la rete mettere un software in un sito web che interagisce con l'utente mandandogli dei file audio di grosse dimensioni(perchè in fin dei conti si tratta di questo)? Cioè, già oggi con una connessione a 56k per vedere una banalissima animazione di 5 secondi occorre una vita, se mi ci mettete anche "er finestra" (lo conoscete,noh?, è quello di radio deejay) che mi parla via web, faccio prima a leggere "Guerra e pace"Saluti a tuttiPonZ
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