L'India ferma Uber

Bloccata l'app per il car-sharing dopo le accuse di stupro a carico di un suo conducente. A Portland, invece, l'azienda deve affrontare una nuova denuncia
Bloccata l'app per il car-sharing dopo le accuse di stupro a carico di un suo conducente. A Portland, invece, l'azienda deve affrontare una nuova denuncia

Uber è stata bandita da Nuova Delhi “insieme agli altri servizi taxi non registrati” con l’accusa di essere “forviante per i suoi utenti”. Il servizio di trasporto privato Uber non ha ancorta commentato la notizia, tuttavia la decisione sembra essere legata ad un episodio di cronaca che l’ha vista indirettamente coinvolta: uno dei suoi autisti è stato arrestato con l’accusa di stupro nei confronti di una passeggera del servizio .

Alla notizia, peraltro, Uber aveva già controbattuto ed il CEO Travis Kalanick era intervenuto per esprimere il più profondo rammarico: “Quello che è successo è terribile ed il nostro cuore è vicino a quello della vittima di questo crimine ignobile. Faremo qualsiasi cosa, assolutamente qualsiasi cosa per aiutare ad assicurare alla giustizia il colpevole e per aiutare la vittima e la sua famiglia”.

Uber ha già promesso di collaborare con le autorità per assicurarsi che il sistema indiano si doti di un registro che permetta di verificare l’eventuale presenza di crimini nella fedina penale dei possessori di una patente commerciale : proprio questa mancanza indiana avrebbe permesso all’uomo ora accusato di stupro di ottenere il permesso di guidare sotto l’egida di Uber. Una petizione ha inoltre chiesto al servizio di car sharing di fare in India come già fa negli Stati Uniti, controllando i precedenti penali negli ultimi sette anni dei suoi autisti.

Quella di Nuova Deli nei confronti di Uber è una decisione che coglie in ogni caso di sorpresa, soprattutto guardando al contesto: l’India, infatti, si trova tristemente in prima fila nelle stastistiche sull’insicurezza delle donne, e gli studi fotografano una situazione nella quale viene stuprata una donna ogni 22 minuti.

Quello indiano è solo uno dei fronti di polemiche per l’app del car sharing che dopo le vicissitudini legali negli Stati Uniti, in Francia, in Germania ed in Italia e lo scontro con i tassisti di mezzo mondo si è tirata addosso una montagna di polemiche a causa delle dichiarazioni off-the-record del suo consulente Ian Osborne che prometteva di gettar fango sui giornalisti scomodi. Da ultimo ha incassato poi la denuncia della Municipalità di Portland che l’accusa di condurre un servizio di trasporto illegale .

Claudio Tamburrino

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