Londra e Berlino tasseranno il web?

All'ombra del Reichstag e di Westminster si discutono balzelli per la Rete. In un caso serviranno a finanziare la banda larga, nell'altro a tenere in vita business in crisi d'identità
All'ombra del Reichstag e di Westminster si discutono balzelli per la Rete. In un caso serviranno a finanziare la banda larga, nell'altro a tenere in vita business in crisi d'identità

Il principio è simile, il risultato molto probabilmente sarà molto diverso: gli esecutivi tedesco e britannico si apprestano a varare balzelli sulla connessione a Internet , con l’obiettivo di finanziare altre attività. Un’iniziativa che, nelle due declinazioni, pare raccogliere al momento lo scetticismo degli operatori del settore: in Germania la tassa sul web servirà a tenere in vita il fondo per il “giornalismo indipendente” (ovvero un fondo a cui accede la TV pubblica per procurarsi risorse economiche), mentre nel Regno Unito l’obiettivo del governo è di finanziare la costruzione dell’infrastruttura a banda larga da mettere a disposizione al 90 per cento della popolazione.

Partendo da Berlino , già oggi i nuclei familiari contribuiscono annualmente alla popolazione del fondo suddetto con 17,98 euro al mese. La cifra, versata a un organismo denominato GEZ, scende a 5,76 euro se non si posseggono apparecchi televisivi e si dichiara unicamente di possedere una radio o un PC dotato di accesso a Internet. Se la riforma verrà approvata, a partire dal 2013 il contributo verrà equiparato a 17,98 euro : ogni 30 giorni, ciascuna famiglia si vedrà scalare dalle tasse questa cifra, che potenzialmente arriverebbe a 215 euro l’anno.

Tutto questo per finanziare un fondo destinato all’editoria tradizionale: un meccanismo analogo a quanto già visto approvare in Francia , dove agli ISP e ai netizen è stato chiesto di contribuire al riempimento delle casse della TV pubblica per fare fronte alla sparizione della pubblicità dalle emittenti di stato. Un’idea che aveva fatto infuriare gli operatori d’Oltralpe, e che ha ottenuto analoga accoglienza da parte di quelli teutonici: “Le cifre in ballo per la tassa in questione sarebbero un ostacolo significativo per l’ulteriore sviluppo di Internet in Germania – tuona Arndt Groth, presidente dell’associazione di categoria BVDW – Si tratta di un settore trainante per le industrie tradizionali, che offre nuovi canali di distribuzione e nuovi modelli di business (…) E questo è particolarmente vero per la appena nata Internet mobile”.

Ed è proprio su questo punto che la polemica sembra concentrarsi a Berlino: “Stiamo lavorando da anni per creare Internet mobile in Germania – ha spiegato Mark Wächter, responsabile del dipartimento relativo per BVDW – Se questa tassa si dovesse sommare al costo dei contratti mobile, vanificherebbe i molti sforzi fatti negli ultimi anni: basti pensare ai dispositivi come iPhone, attuali acceleratori della crescita, che sarebbero stati penalizzati da una tassazione aggiuntiva come questa”.

A Londra, allo stesso modo, la tassazione di Internet resta un punto controverso: nonostante le polemiche, il governo laburista ha varato ugualmente il provvedimento (che dovrà ovviamente andare all’esame del Parlamento) che prevede una tassazione pari a 6 sterline l’anno per ogni singola linea fissa (poco più di 6,6 euro), con l’obiettivo entro il 2017 di garantire al 90 per cento della popolazione l’accesso in banda larga a Internet. Un percorso che, nelle dichiarazioni dell’Esecutivo, porterà in dote la creazione di migliaia di posti di lavoro qualificato , oltre all’infrastruttura necessaria a permettere anche a piccoli centri urbani di accedere al Web con prestazioni adeguate alle applicazioni attuali.

Anche in questo caso, gli operatori hanno contestato il provvedimento: secondo l’ISP Talk Talk, mezza sterlina al mese (tanto peserebbe il balzello proposto) potrebbe anche costituire un limite invalicabile per le famiglie a basso reddito, costrette dagli aumenti a rinunciare alla connettività. Altri, invece, criticano la scelta di uniformare la tassazione a tutti gli abbonati, in luogo di limitarsi a quelli che utilizzano effettivamente il collegamento a Internet: il Governo si è giustificato sostenendo che si tratta di piccoli sacrifici che garantiranno i benefici derivanti dalla creazione di una rete in fibra ottica per tutti i cittadini .

Nel Regno Unito, infatti, alcuni operatori sono già al lavoro per la creazione di una rete di nuova generazione: il timore dell’Esecutivo, tuttavia, è che i provider possano orientarsi per il loro investimento con criteri puramente di convenienza. Il rischio paventato è che la banda davvero larga riesca a raggiungere solo i grandi centri, o i distretti dove esista un maggior interesse economico a investire. Da qui la necessità di provvedere autonomamente a colmare i “vuoti” lasciati aperti dagli investimenti privati : i circa 170 milioni di sterline così raccolti ogni anno saranno a disposizione di chi si vorrà fare carico della costruzione delle infrastrutture NGN nelle zone rurali, con l’impegno di concederne l’utilizzo a tutti gli ISP che desiderino avviare un’offerta in quelle zone.

L’obiettivo finale del Regno Unito resta quello di massimizzare per stato e cittadini i risparmi ricavati dall’introduzione della banda larga e dei servizi ad essa collegati: si parla di oltre 20 miliardi di sterline (22 miliardi di euro) in meno solo per la pubblica amministrazione , senza contare i benefici derivanti dalla promozione delle materie scientifiche nei corsi di studio dei giovani.

L’ICT viene quindi vista Oltremanica come un viatico per la crescita del paese, un capitolo di spesa sul quale investire: in Italia , invece, restano ancora al palo gli stanziamenti per la banda larga , con i promessi 800 milioni di euro del CIPE di cui si sono perse le tracce, e con la parziale consolazione dei 154 milioni del ministro per le Politiche Agricole Zaia, inseriti nei Piani di Sviluppo Rurale.

Luca Annunziata

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10 12 2009
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