Ma i PC trusted si potranno rivendere?

Se lo chiede un lettore secondo cui le tecnologie di trusted computing potrebbero rendere la vita difficile al mercato dei PC usati. Ma è davvero così?


Roma – Si fa un gran parlare di trusted computing ed è un bene, però c’è una domanda che finora non è stata posta: che ne sarà dell’hardware? Mi si dirà che l’hardware con il trusted computing è sempre hardware e che quando non va più bene per le tue esigenze lo vendi e ti fai il computer nuovo.

Ora, a parte che è già difficile vendere un PC usato visti i tempi di obsolescenza, ma per i PC con hardware trusted sarà ancora peggio . I vendor già ora si guardano bene dal dichiarare il loro hardware “TCP compliant”. Vista l’avversione diffusa per il trusted computing chi comprerebbe mai hardware compliant? Ma, al di là di questo, chi disporrà di un PC blindato da vendere potrà farlo? La risposta è no, perché con il TPM il software pretende di riconoscere l’utilizzatore tramite la registrazione.

Ed ecco che il cerchio si chiude.
Fritz infatti diligentemente controlla che l’hardware sia quello che ci deve essere sulla macchina, che il software sia stato regolarmente acquistato.. poniamo da “Mario Rossi” perché è a quel nome che è stato registrato il sistema operativo. Tutto funziona finché “Mario Bianchi” compra il PC usato da Mario Rossi, e il PC smette di funzionare.

Perché? Perchè Mario Bianchi ha installato la sua copia di Windows Vista comprata al supermercato e Fritz, ligio al dovere, gli dice che non va bene perchè il produttore del software tramite il TPM ha verificato che su quella macchina ci deve essere il sistema operativo di Mario Rossi.
No, non è fantascienza e non ho troppa fantasia, purtroppo è banalissima realtà.
Se vogliamo continuare a comprare hardware usato dovremmo tenerci il sistema operativo intestato a Mario Rossi e incrociare le dita sperando che un virus non ci costringa a reinstallare il sistema operativo.

E così il mondo si riempirà di PC usati da Mario Bianchi intestati a Mario Rossi e la sbandierata identificazione sicura sarà andata a farsi benedire con buona pace dei suoi promotori ovvero il TCP GROUP.

Mirko

Caro Mirko
la situazione che descrivi non è del tutto corretta.

Il Signor Mario Rossi, primo proprietario del sistema, di solito non può installare la _propria_ copia di Windows Vista su una macchina diversa da quella per la quale è stato registrato (esattamente come avviene per MacOS X su MacIntel già adesso). Vendendo l’hardware resterebbe quindi privo del software. Per questo motivo il produttore del software deve rendere disponibile una procedura di “migrazione delle chiavi” che consenta di spostare il software da un hardware all’altro. Questa procedura (che si chiama “change hardware”, in gergo) esiste già per
Windows XP e sarà solo leggermente diversa per Windows Vista (da quello che lascia capire M$, almeno).
Una procedura analoga esiste da sempre per le workstation Unix (Sun, SGI, IBM, etc.) usate per il CAD. Queste workstation sono sempre state dotate di un numero di serie, simile a quello del Pentium III, inciso nel silicio della CPU ed hanno sempre avuto questo problema.

Ovviamente, la scelta di mettere a disposizione questa procedura dipende dal produttore del software e dallo specifico contratto con cui il software viene venduto. Non esiste un obbligo di legge ed il produttore potrebbe benissimo decidere che questo “change hardware” non sia proprio possibile (anche se credo che questo non avverrà mai, per ovvie ragioni commerciali).

Il Signor Giovanni Verdi, secondo proprietario dello stesso sistema, può benissimo disinstallare la vecchia copia del S.O. ed installare la sua copia personale di Windows Vista usando la chiave di abilitazione che gli è stata fornita (o la procedura online di registrazione prevista).

Come in tutti i sistemi crittografici, il concetto di “possesso” e di “gestione” dell’intero sistema (PC) qui coincide con il possesso e con la gestione delle chiavi di cifra. Per questo le chiavi di cifra sono gestite in quel modo maniacale dal TPM.

A questo proposito, bisogna ricordare che l’unico elemento indelebile ed immodificabile di un sistema TC è la Endorsement Key a 2048 bit che identifica il TPM e che viene generata (di solito) in fabbrica. Ogni altro elemento, a partire dalle Attestation Key e dalle altre chiavi di cifra, può essere “gestito” (cioè cancellato, sostituito o modificato) dall’utente del PC o dal software (sotto controllo del suo produttore).

Può essere necessario ottenere una autorizzazione dal produttore del software, o ricorrere a nuove installazioni, per ottenere gli effetti voluti ma è sempre possibile intervenire su questi elementi del sistema.
I pericoli del TC non sono questi.
Alessandro Bottoni (*)

(*) = A.B. è il curatore della rubrica Untrusted di Punto Informatico

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  • brabra scrive:
    C'avevano già provato
    Ve lo ricordate Infinito.it, by BT?Poi ha fatto flop e lo hanno rivenduto smenandoci una barca di soldi
    • opazz scrive:
      Re: C'avevano già provato
      Si che lo ricordo, ma erano gli albori del FREEINTERNET, alias 1999/2000 (ero in kosovo e mi feci inviare il CD)Adesso invece il mercato è diverso, e accetta anche porri purche siano in banda larga. Purtroppo.
  • Anonimo scrive:
    Telefonare gratis a telefoni fissi
    Buttate Skype .... www.internetcalls.comlo uso da 1 mese circa in famiglia, ho comprato un telefono VOIP e va una scheggia ...le telefonate a telefono fisso, di tutto il mondo, Italia compresa, sono GRATUITE e ILLIMITATE.La qualità è buona.
  • Anonimo scrive:
    Scapperanno via
    Scapperanno via come e' accaduto con france telecom che ha venduto parla.it. In italia e' difficile fare impresa quando si ostacola la concorrenza e non si hanno i giusti agganci.
    • Anonimo scrive:
      Re: Scapperanno via
      scusa ma il paragone non regge, non vorrai mica mettere sullo stesso piano l'investiemento fatto da France Telecom con parla.it e quello fatto da BT con Albacom & Atlanet ????
  • Anonimo scrive:
    Dubito farà concorrenza a Telecom
    Con l'attuale stato di monopolio (illegale, ma consentito dai politici corrotti) della Telecom sull'accesso ad internet, dubito che la BT potrà trovare i mezzi per affermarsi se non nel settore business. Fastweb rimane l'unico competitor per Telecom, ma solo perchè ha ricevuto praticamente inr egalo una infrastruttura in fibra fatta dallo stato con i soldi dei cittadini, altrimenti Telecom l'avrebbe spazzata via da tempo ed avrebbe offerto una banda ancora più bassa dello schifo che offre oggi ai poveri sfortunati ignari che si abbonano ad Alice. Per cambiare le cose in italia servirebbe una politica non corrotta. Ma purtroppo tra i mafiosi della destra e i camerieri dei banchieri della sinistra, in italia non c'è alcuna speranza.
  • Anonimo scrive:
    Quelli che in UK blindano le connessioni
    In UK British Telecom ha di recente imposto delle blindature oscene alle connessioni Internet, pure piuttosto care, fissando dei miseri tetti massimi di Gigabyte trasferibili mensilmente. Di fatto annullando gli abbonamenti flat e continuando a spacciarli per tali.
    • Anonimo scrive:
      Re: Quelli che in UK blindano le conness
      - Scritto da: Anonimo
      In UK British Telecom ha di recente imposto delle
      blindature oscene alle connessioni Internet, pure
      piuttosto care, fissando dei miseri tetti massimi
      di Gigabyte trasferibili mensilmente. Di fatto
      annullando gli abbonamenti flat e continuando a
      spacciarli per tali.ma no era tutto più verde in Europa?Come che quando c'è da spalare merda su telcom qualiasi paese europeo è melgio e quando vengono qua vedete che son peggio?
    • AnyFile scrive:
      Re: Quelli che in UK blindano le conness
      - Scritto da: Anonimo
      In UK British Telecom ha di recente imposto delle
      blindature oscene alle connessioni Internet, pure
      piuttosto care, fissando dei miseri tetti massimi
      di Gigabyte trasferibili mensilmente. Di fatto
      annullando gli abbonamenti flat e continuando a
      spacciarli per tali.beh pero' il confronto bisogna farlo su tutto. Se a me mettessero un limite sufficientemente alto in cambio di una drastica riduzione del prezzo e con la possibilita' di sforare il tetto semplicamente pagando la tariffa piena, mi andrebbe bene.Non so come sia in UK, in effetti dubito che sia come nel mio esempio.
  • Anonimo scrive:
    Dove si manda il CV?
    Sarebbe interessante mandarglielo... magari pagano bene come tutte le startup... :-D
    • Anonimo scrive:
      Re: Dove si manda il CV?
      BT la chiami startup???
    • Anonimo scrive:
      Re: Dove si manda il CV?
      - Scritto da: Anonimo
      Sarebbe interessante mandarglielo... magari
      pagano bene come tutte le startup... :-DLascia stare, ho lavorato per loro ed e' il classico posto dove i capi cazzeggianti e scrocconi di sigarette vanno in giro con Ferrari & similia e i dipendenti che si fanno il culo hanno la Panda ....piuttosto fai una cosa, comprati 4 galline e vendi le uova, ci guadagni di più!!!
    • Anonimo scrive:
      Re: Dove si manda il CV?
      vai sul sito albacom.it li' puoi inviare il tuo curriculum
  • Anonimo scrive:
    Ma questi inglesi...
    ...o britannici, qual dir si voglia, sono venuti in Italia a portare via le uniche aziende TLC che facevano reddito?Di fatto ora nemmeno una di queste aziende è più italiana. Certo fa piacere che BT possa dare del filo da torcere (il più possibile) a Telecom, però sarebbe stato meglio (anche per campanilismo, ammetto) che il controllo di Albacom, Atlanet e company fosse rimasto italiano.Speriamo in bene :o
    • uguccione500 scrive:
      Re: Ma questi inglesi...
      Bah, tanto qui in Italia tutto si sta trasformando in merda...WIND non è più italiana, OMNITEL l'abbiamo persa per un pugno di quattrini...devo citarne altre????
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma questi inglesi...
      se non erro albacom era del berlusca, e albacom possiede 8500 km di rete in fibra ex ferrovie dello stato (chissà se è stata pagata al valore effettivo o meno come è successo con telecom a suo tempo)ora.. ho letto di alcuni rumors (se non erro riportato anche da grillo) che vorrebbero mediaset acquisire telecom italia per far una megaazienda, antitrust permettendo, mi pare una procedura sballata, non facevano prima a tenersi albacom, la partecipazione in ebiscom/fastweb e quella in blu? gli costava meno e si facevano della sana concorrenza.. creando il quarto grosso provider (dopo telecom, wind, tiscali)
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma questi inglesi...
        Ma che dici ? Ma siete fissati con Berlusconi !---http://www.btalbacom.it/corporate_it/companyProfile_it/profile.asp?codice=company Profilo BT AlbacomBT Albacom è il principale fornitore in Italia di servizi e soluzioni di comunicazione interamente dedicato alle imprese e alla pubblica amministrazione, sia in termini di gamma di attività, sia di volumi di affari. BT Albacom opera nel mercato delle telecomunicazioni offrendo servizi di trasmissione dati, voce ed internet a livello nazionale ed internazionale a tutto il segmento Business (dalle grandi aziende multi-sede al mondo dei professionisti, artigiani e commercianti). Nata nel settembre 1995 da un accordo strategico tra BT e BNL, BT Albacom ha successivamente visto crescere il numero dei propri azionisti con l'arrivo di Mediaset nel maggio 1996 e di Eni nel dicembre '97. Il 4 febbraio 2005, BT ha acquisito il 100% dell'azienda. Nel Fiscal Year chiuso il 31 marzo 2005, BT Albacom ha fatto registrare un fatturato superiore ai 660 milioni di euro, con un Margine Operativo in crescita del 150% rispetto all'anno precedente. BT Albacom conta attualmente su un portafoglio di oltre 240.000 aziende clienti. Oltre alle sedi di Milano e Roma, BT Albacom è presente sul territorio italiano con sedi nelle principali città, impiegando circa 1.100 addetti. BT Albacom possiede una rete proprietaria in fibra ottica di oltre 8.000 chilometri, interconnessa con la rete europea IP di BT (British Telecommunications). ---Mediaset ha avuto una breve partecipazione in Albacom, poi BT ha preso il pieno controllo. Berlusconi non ha mai controllato Albacom.- Scritto da: Anonimo
        se non erro albacom era del berlusca, e albacom
        possiede 8500 km di rete in fibra ex ferrovie
        dello stato (chissà se è stata pagata al valore
        effettivo o meno come è successo con telecom a
        suo tempo)
        ora.. ho letto di alcuni rumors (se non erro
        riportato anche da grillo) che vorrebbero
        mediaset acquisire telecom italia per far una
        megaazienda, antitrust permettendo, mi pare una
        procedura sballata, non facevano prima a tenersi
        albacom, la partecipazione in ebiscom/fastweb e
        quella in blu? gli costava meno e si facevano
        della sana concorrenza.. creando il quarto grosso
        provider (dopo telecom, wind, tiscali)
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma questi inglesi...
      - Scritto da: Anonimo
      ...o britannici, qual dir si voglia, sono venuti
      in Italia a portare via le uniche aziende TLC che
      facevano reddito?

      Di fatto ora nemmeno una di queste aziende è più
      italiana. Certo fa piacere che BT possa dare del
      filo da torcere (il più possibile) a Telecom,
      però sarebbe stato meglio (anche per
      campanilismo, ammetto) che il controllo di
      Albacom, Atlanet e company fosse rimasto
      italiano.

      Speriamo in bene :oQuesto non fa altro che dimostrare che i manager italiani (i vari Tronchetti dell'infelicità) non hanno altra priorità che far soldi per loro stessi, con il benestare dei vari consigli di amministrazione. Non esistono più manager del calibro di Adriano Olivetti o Enrico Mattei, che almeno avevano ben in mente da quale paese provenivano
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma questi inglesi...
      - Scritto da: Anonimo
      ...o britannici, qual dir si voglia, sono venuti
      in Italia a portare via le uniche aziende TLC che
      facevano reddito?ma no voelvate il fallimento di telcom fino a 5 minuti fa?Ben vengano se fanno investimenti!
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