Machinima: game over, l'avventura è finita

È stato più di un canale YouTube: il progetto Machinima chiude definitivamente i battenti, dopo vent'anni di onorata attività e diverse acquisizioni.

Per molti e per lungo tempo Machinima è stato un punto di riferimento, un progetto capace di far confluire la passione per il gaming e quella per la programmazione, una valvola di sfogo per il potenziale espressivo di quanti si sono cimentati nella narrazione delle storie più disparte sfruttando gli engine dei titoli videoludici come strumento creativo. Oggi il progetto giunge definitivamente al termine: game over.

Machinima, 2000-2019

Si conclude così una parabola lunga quasi vent’anni, avviata con l’apertura del sito ufficiale nell’ormai lontano 2000. Un portale dedicato in un primo momento a catalizzare l’attenzione di coloro interessati alla realizzazione di contenuti filmati sfruttando i motori dei giochi, mediante la tecnica omonima (“machinima” dall’unione di “machine” e “cinema”). Il grande pubblico è arrivato negli anni successivi, complice anche l’apertura di canali YouTube seguiti da milioni di iscritti (oltre 12 milioni nel dicembre 2018), ora completamente svuotati di ogni clip.

Nel 2016 l’acquisizione da parte di Warner Bros, poi il passaggio della parent company Time Warner ad AT&T con un investimento monstre da 81 miliardi di dollari e la decisione di chiudere il progetto, troppo simile a quello già gestito dalla divisione Otter Media. Si contano 81 i licenziamenti. Questo un estratto dal comunicato affidato alla testata Deadline.

Un numero selezionato di dipendenti Machinima rimane all’interno dell’azienda, contribuendo a potenziare il portfolio combinato di Otter Media.

Sono dunque serviti a poco l’adozione di un nuovo logo (quello visibile nell’immagine in evidenza) e la nomina di Russell Arons a CEO dell’ultimo biennio. L’avventura di Machinima giunge al capolinea a quasi due decenni dal suo esordio, in un momento che vede le modalità di realizzazione e di fruizione dei contenuti video legati al gaming profondamente cambiate (il live streaming è un fenomeno relativamente recente), lasciando l’amaro in bocca e un pizzico di nostalgia a chi ne ha vissuto i fasti.

Fonte: Deadline

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