Mario Draghi su Bitcoin (nel febbraio 2018): non è una moneta

Quando Draghi entrò a gamba tesa su Bitcoin

All'epoca della presidenza BCE, l'attuale Premier si espresse in modo piuttosto netto e critico su Bitcoin e sul rischio volatilità dell'investimento.
All'epoca della presidenza BCE, l'attuale Premier si espresse in modo piuttosto netto e critico su Bitcoin e sul rischio volatilità dell'investimento.

Ci siamo già interrogati su cosa accadrà a iniziative come Cashback e Immuni con l’insediamento del nuovo Governo guidato da Mario Draghi, ma spulciando tra gli archivi delle interviste rilasciate in passato ne abbiamo scovata una piuttosto interessante in tema Bitcoin.

Mario Draghi su Bitcoin (nel 2018): non è una moneta

Era il febbraio 2018 e l’attuale Premier ancora si trovava a capo della Banca Centrale Europea nel ruolo di Presidente. In occasione dello scambio con Debating Europe ha risposto alla domanda posta da Italo, uno studente italiano: “Se lei fosse un giovane studente universitario come me, investirebbe in Bitcoin?”.

Non sta a me dire a Italo cosa fare, ma francamente ci penserei in modo attento. Un euro oggi sarà un euro anche domani, il suo valore è stabile. Il valore di Bitcoin oscilla fortemente. Non definirei Bitcoin una moneta per questa ragione e per un’altra: l’euro è sostenuto dalla Banca Centrale Europea, il dollaro dalla Federal Reserve, le valute sono sostenute dalle banche centrali dei loro governi. Nessuno lo fa con Bitcoin.

Una replica netta, seppur dai toni diplomatici, che mette in guardia sui rischi legati alla volatilità dell’investimento in Bitcoin (e in altre valute che non siano stablecoin). C’è anche una puntualizzazione sull’ipotesi di interventi da Francoforte nell’ambito delle crypto.

Ad ogni modo, ho visto molti di voi porre domande sulla possibilità che la Banca Centrale Europea metta al bando o regoli Bitcoin. Farlo non rientra tra le responsabilità della BCE.

Nei giorni successivi intervenne anche la stessa BCE, via social, per ribadire il concetto con una infografica dal titolo piuttosto esplicativo (“Perché Bitcoin non è una moneta?”) elencando le ragioni a supporto di una tale affermazione.

Sono trascorsi più di tre anni. All’epoca per acquistare 1 BTC servivano tra i 7.000 e gli 8.000 dollari. Solo un paio di mesi prima la moneta virtuale aveva raggiunto quello che allora era il suo record storico sfiorando i 20.000 dollari. Oggi la criptovaluta è scambiata a circa 48.500 dollari dopo essere arrivata il mese scorso per la prima volta a sfondare il tetto dei 50.000 dollari. È cambiata anche la concezione stessa dell’asset, oggi non più riservato a una nicchia ristretta di visionari o investitori temerari, ma capace di attirare l’attenzione delle istituzioni della finanza tradizionale.

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