Microsoft, un brevetto contro le violazioni nel cloud

Redmond brevetta un sistema per identificare i contenuti inopportuni ripetutamente caricati online e per agire contro i recidivi. Una soluzione tuttofare per automatizzare l'assunzione di responsabilità degli intermediari

Roma – Microsoft, al pari di altre aziende che offrono agli utenti la possibilità di caricare contenuti in Rete e di condividerli, si è attrezzata con un sistema automatizzato che scongiuri le ripetute violazioni del quadro normativo e delle policy: ha ottenuto la registrazione di un brevetto negli States, in bilico tra l’assunzione di responsabilità nel monitoraggio dei contenuti illeciti e la semplificazione dei processi per contenerne la diffusione.

Brevetto Microsoft

Il titolo , presentato nel 2013 e ottenuto il mese scorso, descrive una soluzione per “disabilitare i contenuti proibiti e identificare coloro che violano ripetutamente le regole nel contesto di sistemi di storage”. Microsoft spiega che “ai fornitori di servizi può essere chiesto di risolvere delle situazioni in cui gli utenti condividono dei contenuti per cui è proibita la distribuzione”: il riferimento esplicito di Redmond corre a “opere protette da copyright”, motivo per cui i detentori dei diritti e i legislatori spesso sollecitano l’intervento degli intermediari, ma anche a “contenuti diffamatori”, e sono sempre di più le regolamentazioni che vorrebbero coinvolgere gli intermediari della Rete come i servizi di storage nel contrasto a fenomeni come quello delle fake news , la diffusione di contenuti latori d’odio o di propaganda terroristica .

Il brevetto ottenuto da Microsoft basa il funzionamento del sistema sull’ identificazione e il tracciamento dei contenuti mediante hash e sulla catalogazione dei contenuti riconosciuti come proibiti, siano essi frutto di violazioni del diritto d’autore o di altre leggi o policy, etichettati con dei metadati che li rendano immediatamente evidenti al sistema, anche in forme alterate (ad esempio, immagini ridimensionate).

Secondo elemento del meccanismo, è il tracciamento delle operazioni compiute dagli utenti del servizio in cui venga implementato: segnalata e confermata una violazione, viene registrata nello storico delle azioni compiute dall’utente, così che si possa determinare se si tratti di un condivisore seriale di contenuti proibiti. Le azioni che possono essere intraprese nei suoi confronti, esemplifica Microsoft, contemplano la sospensione dell’account o la limitazione delle possibilità di condividere contenuti, provvedimenti somministrabili anche sulla base di regole come la frequenza e l’intervallo di tempo delle violazioni riscontrate.

Microsoft ha dunque approntato una soluzione generica, applicabile indifferentemente a numerose categorie di contenuti non tollerati o illeciti: unica condizione preliminare per il funzionamento del sistema è la segnalazione da parte di terzi che faccia rilevare la violazione, elemento che in numerosi quadri normativi fa scattare presso il fornitore di servizi la responsabilità di agire per prendere provvedimenti.

Gaia Bottà

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  • iRoby scrive:
    Desktop
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