La chiusura di quasi 400 siti pirata a fine giugno era solo un “antipasto” dell’operazione che ha portato al sequestro di oltre 1.000 domini usati per trasmettere illegalmente in streaming le partite dei mondiali di calcio 2026, terminati domenica 19 luglio con la vittoria finale della Spagna. L’azione del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ricevuto il plauso della ACE (Alliance for Creativity and Entertainment).
Operation Offsides negli Stati Uniti
Si chiama Operation Offisides l’azione del governo statunitense che ha smantellato una rete di oltre 1.000 siti di streaming pirata, tra cui i 400 oscurati a fine giugno. I domini sono stati utilizzati per la trasmissione illegale delle partite del mondiale di calcio 2026. Le segnalazioni sono arrivate da FIFA, beIN Media Group, NBC Universal, Alliance for Creativity and Entertainment (ACE), Ultimate Fighting Championship (UFC) e Warner Bros.
Come specifica ACE, all’operazione hanno partecipato 14 partner di 54 paesi. Il Dipartimento di Giustizia sottolinea che questi servizi illegali non arrecano solo un danno economico ai titolari dei diritti d’autore. Spesso l’accesso ai siti pirata e l’installazione di app sui dispositivi rappresenta un pericolo per gli utenti, in quanto vengono distribuiti malware che rubano dati personali e informazioni di pagamento.
Il Dipartimento di Giustizia ha partecipato anche alla Operation Red Card, un’azione internazionale che ha permesso di bloccare l’accesso a 1.970 siti (14 in Argentina, 223 in Ecuador, 28 in Perù, 309 in Brasile, 256 nella Repubblica Dominicana e 1.140 in Colombia). Le autorità colombiane hanno anche arrestato 11 persone.
A fine giugno, le autorità messicane hanno chiuso PirloTV, uno delle piattaforme di streaming più popolari (oltre 950 milioni di visitatori all’anno). Rimanendo in tema, il TAR del Lazio ha confermato la sanzione di oltre 14 milioni di euro inflitta da AGCOM a Cloudflare.