MP3tunes, armadietto digitale a prova di copyright

I cyberlocker ripieni di contenuti musicali degli utenti sono protetti dal DMCA, ha stabilito un giudice USA. Esulta Michael Robertson, e soprattutto chi ha investito su questo genere di business come Amazon e Google
I cyberlocker ripieni di contenuti musicali degli utenti sono protetti dal DMCA, ha stabilito un giudice USA. Esulta Michael Robertson, e soprattutto chi ha investito su questo genere di business come Amazon e Google

In quella che viene già salutata come una decisione fondamentale per lo sviluppo del business degli “armadietti digitali” dei contenuti multimediali online, un giudice statunitense ha stabilito che MP3tunes.com offre un servizio perfettamente legittimo. La creatura di Michael Robertson può continuare a prosperare senza temere di finire gambe all’aria a causa delle iniziative legali delle major della musica, mentre i guai non sono finiti per il servizio di ricerca di musica “gratuita” a cui MP3tunes.com si affiancava.

Robertson, già noto per i suoi trascorsi in campo informatico (Linsipre/Lindows, Mp3.com), aveva creato il servizio MP3tunes.com nel 2005 con l’obiettivo di fornire agli utenti un’alternativa libera da DRM allo store musicale di Apple. Col tempo l’idea “DRM-free” si è fatta largo anche tra l’industria tradizionale, ma le major e l’imprenditore-tecnologo hanno continuato a darsele di santa ragione nelle aule di tribunale .

La causa avviata da EMI Group accusava il servizio MP3tunes.com di “violazione a priori del copyright” per la sua stessa natura di armadietto digitale a disposizione degli utenti: la società doveva dare per scontato che almeno alcuni dei brani caricati sui suoi server avrebbero infranto il diritto d’autore delle major , sosteneva EMI, ragion per cui questo genere di servizio non poteva che essere illegale.

Ma il giudice distrettuale Judge William Pauley III ha rigettato le pretese di EMI, e lo ha potuto fare proprio grazie alla legge – il Digital Millennium Copyright Act – che più spesso l’industria dei contenuti ha impiegato come arma contro i servizi Internet più innovativi. “Se permettere a una parte di scaricare materiale illegale fosse sufficiente a stabilire una responsabilità – ha sentenziato il giudice – allora persino i motori di ricerca come Google e Yahoo! non avrebbero la protezione del DMCA. In quel caso lo scopo del DMCA, l’innovazione e la crescita dei servizi Internet – verrebbe messo in pericolo”.

Gli armadietti digitali à la MP3tunes.com sono dunque un business assolutamente legale e protetto dalla legge che tutela il copyright , ha deciso il giudice, con una sentenza che non potrà che far spuntare il sorriso ai piani alti di quelle aziende – Google e Amazon in primis – che in questi mesi hanno dato il via a servizi di “cloud music” senza prima passare a rimpinguare le casse dell’industria musicale statunitense.

Plaude agli effetti positivi per la crescita dei servizi innovativi anche Public Knowledge , secondo la cui opinione con le pretese di EMI è stata respinta una “teoria del copyright che avrebbe messo in pericolo i servizi di storage remoto e le altre applicazioni cloud”. L’incertezza legale sulle nuvole musicali è ora finalmente diradata, e il business potrà (idealmente) fiorire anche in questo settore.

Ma la sentenza del giudice Pauley III non è tutta rose e fiori per Michael “Mr.MP3” Robertson, visto che oltre a MP3tunes in gioco c’erano le infrazioni di copyright avvenute attraverso il sito di ricerca di brani musicali “gratuiti” in rete sideload.com . Il servizio aveva risposto alla richiesta di rimozione avanzata da EMI, ma si era rifiutato di rimuovere i brani “pirata” dai singoli armadietti degli utenti. In questo caso il DMCA non potrà salvare Robertson da un processo e da richieste pecuniarie potenzialmente molto esose.

Alfonso Maruccia

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23 08 2011
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