Chi fermerà la musica? Il coronavirus

Proprio nel momento in cui il mercato discografico era tornato a correre, l'emergenza coronavirus frena la crescita dell'industria intera.
Proprio nel momento in cui il mercato discografico era tornato a correre, l'emergenza coronavirus frena la crescita dell'industria intera.

Anche il mercato discografico sta subendo un forte impatto dall’emergenza coronavirus che dopo aver bloccato paesi come la Cina e l’Italia ha ora esteso la propria presa su gran parte del mondo. Il mondo della musica rischia un brusco stop, proprio nel momento in cui aveva ripreso a correre grazie all’esplosione dello streaming.

Con l’intera filiera della musica ferma ormai da più di un mese, appaiono evidenti i primi effetti anche sul mercato discografico italiano. Negozi e catene di intrattenimento chiuse, molte pubblicazioni rimandate già a dopo l’estate e sale di registrazione inaccessibili offrono un quadro potenzialmente molto negativo.

Il coronavirus frena l’industria musicale

A renderlo noto un comunicato distribuito dalla Federazione Industria Musicale Italiana. I numeri che ne emergono lasciano poco spazio a interpretazioni: -60% per il supporto fisico (CD e vinili) di per sé già in flessione, -70% sui diritti connessi (eventi, trasmissioni negli esercizi commerciali). A sorprendere è però il calo dello streaming, nonostante un intero paese sia rinchiuso in casa. Due le ragioni che spiegano la tendenza: l’assenza di nuove pubblicazioni (spesso posticipate) che solitamente fanno da traino agli ascolti e la mancanza di mobilità. Nel nostro territorio il 76% di chi fruisce dei contenuti musicali lo fa in auto, il 43% durante il tragitto casa-lavoro.

Il 2020 non replicherà dunque la crescita dell’8% registrata l’anno precedente. FIMI individua nell’estensione del Bonus Cultura a una platea più ampia rispetto a quella dei giovani nati nel 2001 una delle possibili strade da percorrere per risollevare le sorti dell’industria musicale in questa stagione, una volta terminata la crisi sanitaria legata al coronavirus.

La grande quota di produzione italiana inoltre, che ha rappresentato l’87% degli album più venduti nel 2019, è quella che potrebbe soffrire di più dallo stato di crisi. Con sale di registrazione ferme, concerti e tour bloccati, l’impatto su tutta la filiera dei creativi, dei tecnici di studio e dei lavoratori del settore potrebbe essere devastante.

Nel comunicato anche un riferimento al decreto Cura Italia che già prevede risorse destinate al settore e la richiesta di ulteriori misure da attuare alla ripresa delle attività: tra queste la riduzione dell’IVA al 4% come per l’editoria.

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