NASA, taxi per lo spazio

NASA crede alle iniziative private e prepara una somma da aggiungere agli investimenti. L'agenzia spaziale statunitense è alla ricerca di uno strappo in orbita

Roma – Sono lontani i tempi della corsa allo spazio in piena Guerra Fredda e del primo atterraggio sulla Luna. E con essi anche il fascino romantico dell’esplorazione spaziale, degli astronauti e delle stelle: sono stati pensionati gli Shuttle della NASA e la Luna è un satellite come un altro da studiare ed esplorare . Per non abbandonare la corsa alle stelle, tuttavia, sembra ormai delinearsi una nuova frontiera, tanto fantascientifica quanto in veloce evoluzione: il turismo spaziale.

A tirare le fila è NASA, che dopo l’abbandono degli Shuttle aspetta fiduciosa soluzioni private alternative a quella che attualmente la costringe ad appoggiarsi alle navicelle russe Soyuz per portare sulla International Space Station ( ISS ) i suoi uomini. Per cercare di veder concretizzate le diverse iniziative private, dunque, ha stanziato 1,6 miliardi di dollari .

Boeing , Sierra Nevada Corp, SpaceX , Virgin e Blue Origin sono le aziende private che stanno lavorando a navicelle per viaggi spaziali e che NASA spera possano essere impiegati come “taxi spaziali” per i suoi astronauti.

Più avanti di tutti è per il momento Virgin Galactic, ennesimo ambizioso progetto del miliardario avventuriero Sir Richard Branson: con le sue navicelle SpaceShipTwo e WhiteKightTwo è quello che con più convinzione punta sul turismo spaziale e che sta superando più velocemente i test verso quel primo volo orbitale per cui sta già vendendo biglietti a cinque zeri.

Finora i test sono andati tutti secondo programma, tanto da convincere anche NASA a firmare un contratto di collaborazione per effettuare ricerche scientifiche con l’ausilio delle sue navicelle spaziali. L’ultimo passo in ordine di tempo è stato il completamento di FAITH ( Final Assembly, Integration and Test Facility ), l’hangar e la struttura che ospiterà la costruzione finale della navicella e del razzo che la porterà in orbita.

La strada verso lo spazio, naturalmente, non è tutta rose e fiori, per cui la collaborazione con il know how e l’esperienza NASA saranno fondamentali per vedere un privato andare nello spazio. Il progetto Blue Origin targato Amazon (è finanziato dal CEO Jeff Bezos) ha, per esempio, avuto uno spiacevole incidente che inevitabilmente ritarderà la sua tabella di marcia: il computer di bordo ha deciso autonomamente lo spegnimento dell’alimentazione conducendo alla distruzione del velivolo impiegato nell’ultimo test.

Claudio Tamburrino

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