Gene Wilder è scomparso nel 2016, ma la sua voce accompagnerà gli spettatori durante la visione di Wonka’s The Golden Ticket, nuovo show da nove episodi in arrivo su Netflix all’inizio dell’autunno. La famiglia dell’attore ha concesso alla piattaforma il permesso di utilizzare l’AI per ricrearla. Che differenza c’è con un qualsiasi deepfake audio, al di là dell’autorizzazione?
Netflix ha ricreato la voce di Gene Wilder con l’AI
A gestire il processo di sintesi non sono stati gli Umpa Lumpa, ma ElevenLabs, società specializzata in soluzioni di questo tipo (leggi il nostro approfondimento), la stessa che all’inizio dell’anno ha pubblicato un album di canzoni composte e registrate dall’intelligenza artificiale e che ha lanciato un marketplace con le voci clonate dei VIP. Il risultato è nel trailer qui sotto.
Wonka’s The Golden Ticket è uno show ispirato a La Fabbrica di Cioccolato che arriverà su Netflix il 23 settembre. Il format è lo stesso già visto per l’incarnazione reale (e decisamente meno violenta) di Squid Game, una competizione in cui non mancherà nulla: biglietti d’oro nascosti nelle tavolette, un set ricostruito nei minimi dettagli in cui ambientare le sfide e un montepremi finale per i concorrenti.
Per i pochi che non ne sono a conoscenza, Wilder ha interpretato il bizzarro cioccolataio nella pellicola del 1971 diretta da Mel Stuart, a sua volta tratta dal romanzo del 1964 scritto da Roald Dahl.
È iniziata l’era in cui accettare i deepfake
A conti fatti, si tratta di un deepfake, né più né meno. A differenza di altri, è solo autorizzato, magari concesso su licenza, ma non c’è poi così tanta differenza dalla voce di una celebrità clonata. Non tutti sono ancora disposti ad accettare un utilizzo simile dell’AI e lo si nota dai commenti pubblicati sotto il trailer dello show. Diventerà comunque la nuova normalità, su questo non ci sono dubbi.