La Xbox Series X con lettore disco costava 499,99 euro al lancio. Poi il prezzo è salito a 599,99 euro. Dal 1° agosto costa 799,99 euro. In meno di sei anni, il prezzo è aumentato del 60%. La versione digitale è passata da 549,99 a 749,99 euro. E la Series S da 512 GB, la console “economica”, è passata da 299,99 a 499,99 euro.
Gli aumenti non hanno risparmiato né il Regno Unito né gli Stati Uniti. Tuttavia, è il mercato europeo a registrare i rincari più pesanti.
La crisi dei componenti colpisce Xbox
L’intera industria dell’elettronica di consumo sta lottando con l’attuale crisi dei componenti, ma gli effetti si fanno sentire sulle console
, ha detto Microsoft a giugno. La crisi della RAM, con Samsung che ha aumentato i prezzi del 90% e poi del 50% dall’inizio dell’anno, colpisce anche le console. I tre produttori di memoria (Samsung, Micron, SK Hynix) hanno riorientato la produzione verso la memoria HBM per i data center AI, e hanno ridotto l’offerta di DRAM consumer.
Microsoft ha anche rimosso una delle opzioni di storage dalla vendita.
Nonostante i rincari, gli insider sostengono che Microsoft venda ancora le console in forte perdita. Il modello di business delle console è sempre stato questo: vendere l’hardware sotto costo e recuperare con giochi, abbonamenti e servizi. Ma quando il costo dei componenti aumenta del 60% e il prezzo di vendita segue, il margine negativo resta, e il consumatore paga di più per la stessa esperienza.
I prezzi aumenteranno ancora…
C’è una buona probabilità che i prezzi aumentino ancora. La crisi dei componenti non mostra segni di miglioramento, e i data center AI continuano ad assorbire la produzione di memoria e chip che un tempo andava ai dispositivi consumer.
Oggi una Xbox Series X a 800 euro compete con un PC gaming entry-level. Ma a quale prezzo i giocatori smetteranno di comprare console e passeranno al PC, dove non c’è abbonamento obbligatorio e i giochi costano meno?