Olanda, i neonati in un database

Un archivio informatico terrà conto di ogni aspetto saliente della vita dei cittadini olandesi: i nascituri, a partire dal 2007, riceveranno un identificativo numerico e rimarranno schedati dalla culla fino alla bara


Amsterdam – L’Olanda è il primo paese dell’Unione Europea ad abbracciare la teoria del controllo informatizzato della società , una tecnica utilizzatissima ed assai nota ai paesi più autoritari e meno inclini alla democrazia. L’iniziativa varata dal governo olandese è un gigantesco archivio digitale composto dai dati personali dei cittadini. A partire dal 2007, tutti i futuri cittadini olandesi riceveranno un numero identificativo al momento della nascita.

Il codice in questione, denominato “Citizen Service Number”, è la chiave che apre le porte alla realizzazione di un archivio contenente una scheda dettagliata di ciascuna persona nata in Olanda. Il governo ha introdotto questa misura per agevolare il ruolo dello Stato nella gestione dei servizi d’assistenza sociale. Un nobile intento confermato dalle note ufficiali rilasciate dal ministero della Salute, che intende utilizzare il sistema d’archiviazione per individuare e curare i problemi dell’infanzia .

“E’ una novità pensata per migliorare la sicurezza dei più piccoli e delle generazioni future”, sostiene il portavoce ministeriale Jan Brouwer. I soggetti istituzionali, continua il portavoce, potranno interagire ed operare in maniera congiunta per seguire al meglio lo sviluppo dei piccoli. Interamente gestito dallo stato olandese, il servizio verrà infatti utilizzato da enti pubblici e forze dell’ordine per costruire un accurato identikit dei cittadini. Ogni singolo dettaglio verrà registrato e collegato al “Citizen Service Number”, nella speranza di facilitare l’interazione tra individui e Stato: gli archivi conterranno il curriculum scolastico, la situazione familiare, la fedina penale e qualsiasi altro dettaglio che possa contribuire a tracciare un quadro completo di una persona.

Il “nuovo corso” della tollerantissima Olanda, patria di consolidate tradizioni democratiche, sembra rispecchiare da vicino le esigenze di paesi come gli Stati Uniti : anche Amsterdam fa parte delle metropoli nel mirino del terrorismo internazionale, ed il nuovo archivio digitale viene considerato utile nel contrasto delle attività sovversive. Un’ipotesi avvalorata dall’imminente lancio della biometria digitale in tutta Europa, prevista dagli ultimi progetti della Commissione Europea ed obbligatoria a partire dal 2006.

Naturalmente, garantiscono le fonti ufficiali, l’ accesso all’archivio sarà riservato ad un ristrettissimo gruppo di operatori, riconosciuti dallo Stato. “Se registriamo anomalie segnalate da medici, polizia e scuola”, conclude Brouwer, “allora significa evidentemente che qualcosa non va nella vita del bambino”. Tuttavia le rassicurazioni del governo olandese non bastano per esorcizzare lo spettro dell’ intrinseca insicurezza dei sistemi informatici . E’ opinione comune di molti esperti che la concentrazione di dati all’interno di un unico database e di un unico sistema possa tramutarsi in un incubo. Nel più pessimistico degli scenari, un malintenzionato potrebbe accedere a dettagli riservatissimi sull’intera popolazione olandese.

Ma i rischi non finiscono qui: il timore più grande è che tutti questi dati possano finire nelle mani sbagliate. Un incubo rievocato da alcuni attivisti appartenenti al mondo delle associazioni per i diritti civili: all’alba della seconda guerra mondiale, l’Olanda censì il credo religioso dei cittadini in una mossa apparentemente utile ed innocua. Dopo l’invasione nazista, lo sterminio sistematico di numerosi ebrei olandesi fu ancora più semplice. I tempi sono cambiati, ma archivi scomodi e sempre più precisi continuano ad aumentare esponenzialmente: e sono tutti basati su sistemi, ironia della sorte, più che vulnerabili.

Tommaso Lombardi

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