OpenAI lancia gli auricolari AI con design unico, cosa sappiamo

OpenAI lancia gli auricolari AI con design unico, cosa sappiamo

Le voci su OpenAI parlano di auricolari AI con design unico, chip personalizzato e produzione affidata a Foxconn o Luxshare.
OpenAI lancia gli auricolari AI con design unico, cosa sappiamo
Le voci su OpenAI parlano di auricolari AI con design unico, chip personalizzato e produzione affidata a Foxconn o Luxshare.

OpenAI ha quasi un miliardo di utenti settimanali che usano ChatGPT, ma tutti questi utenti interagiscono con l’AI attraverso dispositivi di altre aziende. Smartphone Apple, computer Microsoft, tablet Samsung. E questo, evidentemente, non va più bene. Così l’azienda ha deciso di entrare nel mercato dell’hardware con un prodotto che, secondo le indiscrezioni, potrebbe essere un paio di auricolari dotati di intelligenza artificiale.

Il primo dispositivo OpenAI sarà un paio di auricolari con ChatGPT integrato

Chris Lehane, Chief Global Affairs Officer di OpenAI, ha confermato che il primo dispositivo hardware dell’azienda sarà annunciato nella seconda metà del 2026. Sam Altman lo aveva descritto come qualcosa di più pacifico e calmo rispetto agli iPhone, che è un modo poetico per dire: non sarà uno schermo che succhia l’anima per otto ore al giorno. Le prime indiscrezioni parlavano di un dispositivo tascabile e senza schermo. Ora i report da fonti asiatiche suggeriscono che si tratterà di un paio di auricolari. Nome in codice: Sweet Pea.

La caratteristica più interessante, se i rumors sono corretti, è che gli auricolari funzionerebbero con un processore personalizzato a 2 nanometri capace di gestire i compiti dell’AI localmente. Niente cloud, tutto viene elaborato direttamente nel dispositivo che s’indossa.

È una mossa intelligente, soprattutto considerando che uno dei problemi principali dei gadget AI finora è stata la dipendenza dalla connettività. Se l’AI gira localmente, la risposta è istantanea. Però, significa anche costruire un chip abbastanza potente da far girare modelli di linguaggio complessi in uno spazio minuscolo, senza far surriscaldare gli auricolari o scaricare la batteria in mezz’ora.

Non è proprio una passeggiata. Ma OpenAI ha soldi, partnership e l’ex capo del design di Apple, Jony Ive, che ha acquisito lo scorso anno insieme alla startup io. Se qualcuno può farlo, probabilmente sono loro.

La partnership con Luxshare o Foxconn

Un rapporto taiwanese indica che OpenAI starebbe valutando due opzioni per la produzione: la cinese Luxshare o la taiwanese Foxconn. Luxshare produce già auricolari per Apple, quindi ha esperienza. Foxconn assembla praticamente tutto, dagli iPhone ai PlayStation, quindi sanno il fatto loro.

La scelta tra le due non è banale. Luxshare potrebbe offrire costi più bassi, ma affidarsi a un produttore cinese in un momento di tensioni geopolitiche è rischioso. Foxconn è più sicura dal punto di vista politico, ma probabilmente più costosa. OpenAI punta a vendere tra i 40 e i 50 milioni di unità nel primo anno, un obiettivo ambizioso. Gli AirPods di Apple vendono circa 100-120 milioni di unità all’anno, e sono il prodotto dominante del settore.

Il cimitero dei dispositivi AI

Finora, il mercato dei dispositivi AI è stato un vero disastro. Humane Pin, la spilla con fotocamera e microfoni integrati lanciata da ex dipendenti Apple, è stata venduta a HP dopo un flop clamoroso. Rabbit, il gadget tascabile che doveva rivoluzionare tutto, sta ancora arrancando dopo l’hype iniziale del 2024. Friend AI, la collana che doveva far sentire meno soli, ha ricevuto un contraccolpo negativo immediato per le sue tattiche di marketing inquietanti.

Il problema è sempre lo stesso, nessuno di questi dispositivi ha risolto un problema reale. Erano soluzioni in cerca di un problema, piuttosto. Ma la realtà è che gli smartphone fanno già tutto quello che questi dispositivi promettono, persino meglio.

Gli auricolari di OpenAI potrebbero essere diversi, perché almeno hanno un caso d’uso chiaro: sostituire gli auricolari normali con una versione potenziata dall’AI. La gente usa già gli auricolari tutto il giorno. Ma c’è un ostacolo enorme, l’integrazione con i sistemi operativi.

Gli AirPods funzionano così bene perché si integrano perfettamente con l’ecosistema Apple. Un tap per connettersi, cambio automatico tra dispositivi, Siri sempre disponibile. Se gli auricolari di OpenAI non hanno lo stesso livello di integrazione con iOS e Android, sarà difficile convincere la gente a cambiare.

Fonte: Money Udn
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Pubblicato il
22 gen 2026
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