Forse mai come in questi giorni si stanno delineando alcune posizioni all’interno del mercato dell’intelligenza artificiale. Soprattutto quella del leader OpenAI, che dopo aver siglato un accordo con il Pentagono punta ora alla NATO. Ad affermarlo è il Wall Street Journal, attraverso una fonte rimasta anonima e con riferimento a quanto detto privatamente dal numero uno Sam Altman durante una riunione.
Tecnologia OpenAI per i sistemi della NATO?
Non è chiaro se un’eventuale collaborazione porterebbe le tecnologie del gruppo sulle reti classificate dell’alleanza oppure su quelle non classificate. Su questo punto c’è stata un po’ di confusione, tanto che una portavoce sarebbe intervenuta dopo il meeting smentendo quanto dichiarato dal CEO. Come ci si aspetterebbe da una trattativa così delicata, nessuno ha commentato l’indiscrezione.
Le applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito militare non possono che sollevare dubbi e discussioni di natura etica. È anche per questo motivo che negli ultimi giorni il rivale Anthropic ha registrato un record di download per il chatbot Claude, dopo aver preso le distanze dal Pentagono e dall’amministrazione Trump per quanto riguarda l’utilizzo in armi autonome e attività di sorveglianza. Contestualmente, molti hanno abbandonato ChatGPT per la stessa ragione.
Lacrime di coccodrillo o distacco dalla realtà?
È una situazione che Sam Altman ha definito dolorosa
, confermando un’ipotesi formulata su queste pagine un paio di settimane fa: è iniziata la seconda fase dell’AI, quella dei piagnistei. Il numero uno di OpenAI sembra totalmente distaccato da una realtà in cui, suo malgrado, l’opinione pubblica ha ancora un peso, un’influenza e la facoltà di esprimere un’opinione. Così si è rivolto ai dipendenti.
Cercare così duramente di fare la cosa giusta e poi esserne completamente, personalmente, distrutto. E so che sta succedendo anche a tutti voi, quindi mi sento malissimo per avervi sottoposto a tutto questo. È davvero doloroso.
Il CEO è ben consapevole del danno reputazionale che deriva dalla stretta di mano con il Pentagono, che è stato ribattezzato Dipartimento della Guerra dal presidente. Ed è disposto ad accettarne le conseguenze. Cosa non si farebbe, per monetizzare.
Penso che questo sia stato un esempio di una decisione complessa, ma giusta, con conseguenze estremamente difficili per il marchio e pubbliche relazioni molto negative per noi nel breve termine.