Opera Unite contro il cloud computing

Il browser nordeuropeo vuole reinventare il web fornendo a tutti gli utenti la possibilità di tagliare fuori gli intermediari e proporre in prima persona applicazioni e contenuti. Direttamente dal computer di casa
Il browser nordeuropeo vuole reinventare il web fornendo a tutti gli utenti la possibilità di tagliare fuori gli intermediari e proporre in prima persona applicazioni e contenuti. Direttamente dal computer di casa

Ma chi lo ha detto che la prossima generazione della società dell’informazione deve necessariamente passare per i “mainframe computer” dell’era telematica, quel cloud computing in cui le grandi corporazioni infondono miliardi nella speranza che l’intera utenza mondiale sposi l’idea di affidare tutti i propri dati a server a migliaia di chilometri di distanza? L’idea non è gradita da Opera, la software house norvegese che realizza l’omonimo browser e si propone ora ai netizen con un server web ospitato in locale sotto il diretto e totale controllo dell’utente .

Qualcuno sostiene che l’ennesima “rivoluzione” telematica di una fucina abituata a innovare non durerà molto, ma intanto se ne parla e anche tanto: introdotto con l’ ultima beta del browser nordeuropeo, Opera Unite è un servizio capace di trasformare qualsiasi sistema connesso in rete in un server web personalizzato, su cui l’utente può in teoria installare ogni genere di applicazione per fare di tutto, dalla condivisione di immagini, video e flussi audio in streaming alle chat e tutto quello che passerà per la mente degli sviluppatori grandi e piccoli che vorranno supportare l’idea.

L’idea è semplice, quasi banale, ma parte da un’autentica inversione di rotta rispetto a quella che sembra essere la tendenza del momento nell’industria dell’IT, vale a dire l’accentramento di servizi, software, applicazioni e dati nelle “nuvole” dei server corporate , dove chi decide di ospitarvi dati personali, fatture aziendali e video pruriginosi è (o dovrebbe essere) consapevole della mediazione di Google, Microsoft, Adobe o chicchessia.

Con Opera Unite la mediazione delle aziende a caccia di profitto non esiste, o per meglio dire si limita alla (teorica) trasparenza di un proxy gestito direttamente da Opera attraverso cui passa l’accesso ai server web personale: una volta registrato il proprio “Opera ID” sul sito dell’azienda norvegese, il servizio fornirà una URL personalizzata ricavata dal suddetto ID, il nome del PC e il tipo di servizio attivato sul server. Ogni servizio avrà la sua URL ma non ci sarà limite al numero di quelli attivabili su un singolo sistema.

Al momento la piattaforma Unite include sei servizi , realizzati direttamente da Opera, che permettono di condividere file presenti in cartelle locali (File Sharing), lasciare messaggi a mo’ di post-it sul frigo (Fridge), mettere online una stazione radio con i propri brani preferiti (Media Player), condividere foto (Photo Sharing), ospitare una chat privata o aperta al mondo intero (The Lounge) e creare un vero e proprio server web con tutti i crismi del caso (Web Server).

Già con questa prima tornata di applicativi Opera Unite è in grado di dimostrare uno spettro piuttosto significativo delle proprie potenzialità, ma Opera sostiene che il bello venga solo ora: attraverso l’apposita Unite API, gli sviluppatori possono praticamente creare (o ri-creare) qualsiasi genere di servizio usando script in HTML, JavaScript e CSS. La facilità di utilizzo dei server personali passa tra l’altro anche per la gestione automatica delle connessioni attraverso il protocollo UPnP, con cui gli utenti non dovrebbero preoccuparsi di aprire manualmente le porte di rete dietro un router domestico.

Piuttosto ovviamente se la “socializzazione” del concetto di server (contrapposta all’accentramento del cloud computing) ha il vantaggio delle infinite possibilità di impiego, condivisione e socializzazione, Opera Unite soffre dei difetti propri delle connessioni personali anche se broadband. Primo fra tutti la velocità di connessione in upstream , piuttosto ridotta soprattutto nel caso delle ADSL asincrone e facile a saturarsi con il crescere degli utenti connessi in contemporanea magari intrettenendosi con lo streaming.

In seconda istanza c’è il problema della sicurezza , che come evidenziato dalla società tedesca Avira sul blog corporate assume tutto un altro significato con la socializzazione dei server promossa da Opera Unite: se fino a ora cyber-criminali senza scrupoli dovevano industriarsi per compromettere sistemi remoti e ospitare sample di malware dietro indirizzi IP sospetti, servendosi del nuovo servizio di Opera la distribuzione di infezioni e badware sarà facile “come riconfigurare il browser”. “L’idea di aggiungere un server web al browser è interessante – scrive Dirk Knop di Avira – Ma va implementata correttamente. Altrimenti potremmo dover fronteggiare a una dimensione totalmente nuova di download (o upload) forzati e server compromessi nel prossimo futuro”.

Alfonso Maruccia

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17 06 2009
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