Operazione No-Vax Free: Green Pass falsi su Telegram

Operazione No-Vax Free: Green Pass falsi su Telegram

La Guardia di Finanza ha scoperto e arrestato i membri di una banda che vendeva Green Pass falsi attraverso 35 canali Telegram.
La Guardia di Finanza ha scoperto e arrestato i membri di una banda che vendeva Green Pass falsi attraverso 35 canali Telegram.

Telegram è il servizio preferito dagli organizzatori di manifestazioni non autorizzate che spesso sfociano in azioni di sabotaggio e danneggiamento. Ma da diversi mesi è utilizzato anche per la vendita di Green Pass falsi. La Guardia di Finanza ha recentemente scoperto sgominato una banda che gestiva almeno 35 canali con circa 100.000 utenti.

Operazione No-Vax Free

L'operazione No-Vax Free è stata eseguita dai Finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, utilizzando strumenti tecnologici di ultima generazione (Bot e Avatar) con l'aiuto di Group-IB, un'azienda leader del settore che collabora anche con Europol e Interpol. Grazie al monitoraggio in tempo reale e all'uso di avanzate tecniche di indagine, i militari della Guardia di Finanza hanno scoperto gli amministratori di almeno 35 canali Telegram. I membri della banda di cybercriminali, residenti in Veneto, Puglia, Liguria e Sicilia, hanno ammesso le proprie responsabilità.

Gli autori della truffe promettevano Green Pass autentici, grazie ai dati ottenuti con la complicità di personale sanitario. Il prezzo dei certificati verdi era 100 euro, pagabili principalmente in criptovalute (Bitcoin ed Ethereum), ma anche con PayPal e carte regalo Amazon. In realtà, come si può vedere alla fine del video, la scansione effettuata con l'app VerificaC19 mostra che i Green Pass non sono validi.

Green Pass falsi su Telegram

Dopo aver chiesto le immagini del documento d'identità e della tessera sanitaria, oltre a data e luogo di somministrazione del vaccino, i truffatori inviavano il Green Pass falso. Sui dispositivi degli arrestati sono state rinvenute numerosi foto inviate dagli utenti che volevano eludere gli obblighi imposti dal governo per contrastare la diffusione del COVID-19.

I dati personali consegnati a questi cybercriminali possono essere utilizzati per altre attività illecite. Ovviamente chi viene trovato in possesso di certificazione falsa rischia una denuncia.

Fonte: GdF
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30 11 2021
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