Opportunity: da Marte è tutto, missione compiuta

Dopo quasi 15 anni la missione di Opportunity giunge al termine: NASA saluta e celebra il rover che ci ha permesso di conoscere Marte da vicino.

Se un giorno il genere umano andrà su Marte lo farà anche grazie al lavoro svolto da Opportunity. Il rover, parente stretto di Spirit, ha raggiunto la sua destinazione atterrando il 24 gennaio 2004, concludendo un viaggio lungo sette mesi iniziato dalla Cape Canaveral Air Force Station in Florida. Oggi, dopo quasi 15 anni di onorato servizio, può finalmente concedersi il meritato riposo tra le lande del pianeta rosso, in prossimità di quella che viene definita Perseverance Valley. Missione compiuta, ora il silenzio radio. Le celebrazioni sui social, accompagnate dall’hashtag #GoodnightOppy.

Il rover Opportunity

L’ultimo contatto con l’unità risale al giugno dello scorso anno, appena prima che l’intera superficie marziana venisse colpita da un’intensa tempesta di sabbia. Da lì l’interruzione del segnale. A nulla sono serviti i parecchi tentativi di ristabilire la comunicazione da parte degli ingegneri della Space Flight Operations Facility al lavoro nel Jet Propulsion Laboratory dell’agenzia aerospaziale. Grazie al suo impiego disponiamo di un archivio composto da più di 217.000 immagini del pianeta, incluse 15 fotografie a 360 gradi scattate a colori. Ha inoltre analizzato la composizione di decine di rocce, attraversando crateri e scalando dune, scoprendo tra le altre cose una varietà del minerale ematite che si forma in acqua.

Una delle fotografie scattate dal rover Opportunity della NASA e inviare da Marte alla Terra

Oppy, questo in soprannome, con i suoi 174 Kg di peso ha dimostrato di possedere una tempra e capacità andate ben oltre le aspettative dei suoi stessi creatori: progettato per resistere su Marte solo 90 giorni e per percorrere poco più di 1 Km, ha esteso la propria longevità di 60 volte e coperto una distanza quantificata in oltre 45 Km.

Un'illustrazione mostra il rover Opportunity della NASA su Marte

Tra i suoi compiti anche fornire dati e informazioni utili per comprendere la storia del pianeta rosso, esaminando in particolare l’area pianeggiante battezzata Meridiani Planum dove si è da sempre ipotizzata la presenza di acqua. Un requisito di fondamentale importanza per immaginare una colonizzazione marziana da parte del genere umano.

Ora tocca ai suoi successori raccoglierne il testimone: al lander InSight atterrato nel novembre scorso, a Curiosity sul suolo marziano ormai dal 2012, alla missione Mars 2020 della NASA e al rover della missione europea ExoMars.

Fonte: NASA

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