Oscuramento di siti web, i provider alzano gli scudi

No, l'estensione delle censure ai danni degli utenti italiani non piace agli ISP italiani. Non piace il dirottamento del traffico, non piace il ruolo a cui sono costretti. Chiesto l'intervento del Tribunale del riesame di Milano
No, l'estensione delle censure ai danni degli utenti italiani non piace agli ISP italiani. Non piace il dirottamento del traffico, non piace il ruolo a cui sono costretti. Chiesto l'intervento del Tribunale del riesame di Milano

Qualcuno li ha accusati in passato di stare a guardare sul lato del fiume mentre sotto i loro occhi vengono rosicchiate le libertà digitali in nome di altre priorità, ma ora gli Internet Service Provider italiani di AIIP hanno deciso di scendere in campo. Contro le nuove censure disposte nei giorni scorsi AIIP ha fatto sapere di aver chiesto l’intervento della magistratura .

sighe illegali Si parla in particolare del dirottamento del traffico degli italiani disposto affinché non sia loro possibile, o difficile, raggiungere due siti che vendono sigarette online, una vicenda di cui Punto Informatico ha parlato nei giorni scorsi e che preoccupa gli esperti proprio perché il traffico web di bionde rappresenta un nuovo, ennesimo, “campo di azione” per l’azione inibitoria in Italia. AIIP ha quindi annunciato che i suoi associati hanno depositato al Tribunale del riesame di Milano una richiesta di annullamento del sequestro preventivo richiesto dal GIP di Milano a carico dei due siti.

Si tratta di un sequestro che ricorda per molti aspetti quello a cui è stato sottoposto nelle scorse settimane il sito di The Pirate Bay e che è stato effettuato tramite una operazione che viene definita oscuramento di siti internet . Il GIP ha cioè richiesto ai provider italiani di agire sulla connettività degli utenti del Belpaese, affinché non possano raggiungere i siti oggetto della propria inchiesta, nello specifico K2Smokes e RebelSmokes . Se è vero che entrambi i siti sono raggiungibili dagli utenti italiani che utilizzino uno dei tanti servizi di indirizzamento esteri, come OpenDNS, secondo i provider l’oscuramento cozza con il ruolo che gli ISP stessi devono avere sulla rete italiana e crea un pericoloso precedente, dando anche qualcosa di nuovo su cui riflettere al Garante della Privacy, che fin qui ha evitato di pronunciarsi su questioni che toccano il “core” della propria attività.

Secondo AIIP, anziché rivolgersi agli indagati, il GIP ha ordinato il sequestro ai provider perché quei siti venderebbero illegalmente le proprie sigarette anche in Italia in violazione della normativa sui monopoli. E l’oscuramento, specifica AIIP, “si traduce, in pratica, in una vera e propria interruzione delle comunicazioni via internet attraverso una ispezione preventiva della navigazione di tutti i cittadini italiani”.

I provider hanno naturalmente immediatamente attuato il blocco come richiesto e, specifica AIIP, mantengono attivamente la propria collaborazione con le forze dell’ordine, ma giudicano “inaccettabile e contrario alla normativa comunitaria e italiana che gli operatori di accesso italiani siano destinatari di provvedimenti relativi a fatti che non li riguardano, poiché interamente posti in essere da soggetti esteri”.

AIIP fa comprensibilmente riferimento proprio al caso di The Pirate Bay per ricordare che disporre un sequestro preventivo mediante oscuramento è cosa già bocciata dallo stesso Tribunale del riesame, quando ha determinato che non di sequestro si tratta, perché i siti interessati rimangono dove sono, quanto di “filtraggio”, con un impatto a cascata sui diritti di cittadini e imprese. Per tutto questo AIIP “denuncia la pericolosa deriva culturale che porta a trasformare gli operatori di accesso in sceriffi della rete e sottolinea ancora una volta che il problema del controllo dei contenuti troverá una soluzione solamente il giorno in cui si comprenderá che le uniche azioni efficaci sono quelle mirate direttamente agli estremi: chi immette i contenuti, e chi ne fruisce”.

Nel weekend in due diversi post sul proprio blog, il celebre avvocato esperto di cose della rete Daniele Minotti, una firma ben nota ai lettori di Punto Informatico , ha esplorato il caso . L’ipotesi originale di Minotti, una provocazione l’ha definita, è che di fatto qualsiasi intestatario di connessione ad Internet, ovvero qualsiasi utente, potrebbe richiedere la restituzione dell’accesso a quei siti web . Una riflessione poi ampliata dallo stesso Minotti sul significato di “oscuramento”. Ne emerge una situazione di incertezza del diritto che con l’intervento di AIIP ora il Tribunale del riesame di Milano si troverà ad esaminare. In ballo c’è un pezzo importante del futuro del web. Gli occhi della rete sono puntati su quanto decideranno i magistrati.

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26 10 2008
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