P2P, la tecnologia è mero strumento

Un client dedicato al file sharing non presuppone lo scambio di materiale in violazione del diritto d'autore. Sono gli utenti a commettere le violazioni, ribadisce la Spagna, non il programmatore del software
Un client dedicato al file sharing non presuppone lo scambio di materiale in violazione del diritto d'autore. Sono gli utenti a commettere le violazioni, ribadisce la Spagna, non il programmatore del software

Tutto sta nel comportamento degli utenti, in come i cittadini della Rete decidano di impugnare gli strumenti del P2P: è l’uso a configurare gli abusi del diritto d’autore. La Spagna ha ribadito quanto già stabilito nel 2011: le tecnologie sono di per sé neutre.

È dal lontano 2008 che il programmatore Pablo Soto si confronta con l’industria del copyright a difesa di Blubster , Piolet e Manolito, client e servizi dedicati al P2P sgraditi a Warner, Universal, EMI e Sony, rappresentate da Promusicae, l’associazione che raccoglie l’industria della musica in Spagna. Soto era stato accusato di favoreggiamento alla violazione del diritto d’autore: il suo client, scaricato da decine di milioni di netizen nel corso degli anni, secondo le stime ndell’industria sarebbe stato utilizzato da almeno il 90 per cento dei suoi utenti per ottenere brani musicali illegalmente. Le etichette di Promusicae chiedevano 13 milioni di euro a titolo di risarcimento.

Ma nel 2011 una corte di Madrid aveva sposato la difesa di Soto: l’infrastruttura P2P messa a disposizione dallo sviluppatore spagnolo non è che uno strumento nelle mani dei cittadini della Rete . Un sistema dedicato allo scambio di file non sarebbe potuto entrare in competizione con il mercato tradizionale della musica con pratiche di business anticompetitive, in quanto il P2P, al di là dei contenuti che vi circolano, è affare completamente diverso da quelli portato avanti dall’industria del copyright.

Promusicae era ricorsa in appello, ma l’orientamento della giustizia spagnola non è cambiato: l’ Audiencia Provincial di Madrid ha ora stabilito che “l’offerta di una tecnologia P2P avanzata non presuppone atti di sciacallaggio o l’appropriazione indebita di lavoro altrui, né si rileva che sia frutto di un piano premeditato per abbattere l’operato dei produttori discografici o creare degli squilibri nel mercato”.

Soto, spiega il tribunale, non è coinvolto in alcun modo nelle attività condotte dagli utenti dei suoi servizi, che scelgono quali file scambiare appoggiandosi all’infrastruttura: non è possibile dunque chiamarlo in causa per alcuna violazione del diritto d’autore, in quanto non è responsabile della messa a disposizione né della riproduzione delle opere coperte da diritto d’autore.
Soto, ha ricordato la corte, è un semplice programmatore: se è vero che i servizi P2P da lui sviluppati possono essere impugnati per commettere delle violazioni, è altresì vero che il software permette “la circolazione lecita di opere scambiate con l’esplicita autorizzazione degli autori o con opere rilaciate con licenza Creative Commons”.
Nel quadro normativo spagnolo, inoltre, non esiste alcuna disposizione che possa configurare il reato di violazione indiretta del copyright . A differenza di quanto è avvenuto in altri paesi del mondo, in Spagna non è possibile chiamare in causa un prodotto software per i potenziali usi illegali per cui gli utenti scelgono di adottarlo.

Anzi: l’ Audiencia Provincial di Madrid ha confermato che l’attività di business condotta da Soto è da considerarsi totalmente lecita, poiché opera sul mercato del software dedicato alla condivisione, non certo sul mercato della musica. Proprio in virtù della natura non specifica dei servizi P2P di Soto, per i quali lo stesso programmatore ha sempre raccomandato ai suoi utenti un uso responsabile e conforme alla legge, l’onere di contrastare gli scambi illeciti dovrebbe spettare all’industria della musica, non al programmatore.

Il giovane sviluppatore ha accolto la sentenza di appello prospettando che “aprirà la strada a nuove opportunità di portare sul mercato nuove e avanzate tecnologie senza essere influenzati dalle fuorivianti tattiche legali dei conglomerati del copyright”. Per l’occasione, una nuova versione di Blubster è stata messa a disposizione dei netizen.

Gaia Bottà

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15 04 2014
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