P2P, non chiamiamola licenza. E' una imposta

di Guido Scorza - Si è affacciata di nuovo l'ipotesi di far pagare un qualcosa in più agli utenti Internet in cambio di un accesso ai contenuti protetti da diritto d'autore. Una ipotesi che va approfondita

Roma – Nei giorni scorsi si è parlato della notizia – data e poi smentita – secondo la quale la soluzione del problema della pirateria online passerebbe attraverso l’introduzione di un compenso forfettario da esigere dagli Internet Service Provider a fronte del presunto utilizzo, da parte dei loro utenti, delle risorse di connettività per il download di materiale protetto da diritto d’autore.
Si tratta di un’idea della quale continua a parlarsi con insistenza e sulla quale, pertanto, sembra arrivato il momento di soffermarsi a riflettere.

Il contributo che i provider sarebbero chiamati a versare alle società di intermediazione dei diritti – rigirandone, ovviamente, un attimo dopo il costo sui propri utenti – viene, generalmente, definito corrispettivo di una licenza collettiva anziché, come sarebbe più corretto, imposta.
Si tratta di un equivoco lessicale e giuridico che va chiarito subito e senza esitazioni in modo che il dibattito sull’argomento sia trasparente e scevro da possibili equivoci.
La licenza è un contratto e il contratto presuppone uno scambio di volontà – libero e consapevole – di due o più parti.

Se il contributo di cui si parla, pertanto, dovesse essere “imposto” ai provider in relazione a tutti gli abbonamenti attraverso i quali vendono risorse di connettività agli utenti finali ed a prescindere da qualsivoglia manifestazione di volontà di questi ultimi di utilizzare tali risorse per l’accesso a contenuti protetti da diritto d’autore senza versare il relativo corrispettivo, dunque, non vi sarebbe spazio alcuno per sostenere che la soluzione consista in una licenza collettiva e detto contributo non costituirebbe corrispettivo di un contratto ma, piuttosto, un’imposta nel senso più pieno del termine.
Diverso, ovviamente, il discorso qualora – ma non sembrano queste le intenzioni di quanti sostengono tale soluzione – si consentisse ai singoli utenti di aderire o meno ad una licenza collettiva per l’utilizzo di contenuti digitali protetti da diritto d’autore senza obbligo di pagare, di volta in volta, un compenso.

In altri termini, coloro che aderissero a tale licenza – in questo caso saremmo di fronte ad un vero e proprio contratto ancorché per adesione (le condizioni generali sarebbero eguali per tutti) – potrebbero poi, ad esempio, accedere alle risorse di P2P senza preoccuparsi di verificare se sia o meno necessario pagare uno specifico compenso per l’utilizzo del contenuto scaricato.

Fuori da tale ipotesi, l’utilizzo del termine licenza è ambiguo e fuorviante.

Sarebbe come continuare a chiamare “corrispettivo di un contratto di abbonamento” il Canone RAI nella piena consapevolezza che si tratta, invece, di un’imposta sul semplice possesso di un televisore dovuta a prescindere da qualsivoglia manifestazione di volontà dell’utente ed a prescindere, persino, dalla circostanza che questi voglia e/o possa accedere alle trasmissioni diffuse dall’azienda televisiva di stato.

C’è poi un secondo aspetto che ritengo vada tenuto ben presente nella discussione di tale approccio al problema della pirateria audiovisiva.
Il presupposto indiscutibile di tale nuova imposta che si verrebbe a porre a carico di tutti i cittadini sarebbe rappresentato dalla circostanza che questi ultimi utilizzino, tutti, le risorse di connettività acquistate dagli Internet Service Provider per accedere a contenuti protetti da diritti d’autore senza pagare il corrispettivo dovuto all’autore e/o al distributore dell’opera.

Tale presupposto credo possa essere tradotto in linguaggio corrente – non senza una minima approssimazione che pur riconosco – dicendo che il presupposto di tale nuova imposta consisterebbe nel convincimento per il quale, il nostro, è un Paese di Pirati nel quale Internet si usa per accedere ad opere dell’ingegno in barba alla disciplina vigente.
Francamente mi sembra un presupposto difficile da condividere e, peraltro, non fondato su alcuno studio serio ed attendibile.

Sarebbe – sempre al solo fine di esser sicuri di chiarire i termini della questione – come se un Comune preoccupato del crescente fenomeno dell’utilizzo abusivo del trasporto pubblico in assenza del pagamento dei relativi biglietti (o piuttosto avendo difficoltà ad effettuare le necessarie verifiche), decidesse di esigere da tutti i cittadini, ivi inclusi quelli che non usano il trasporto pubblico o che, se lo usano, pagano il relativo biglietto o perfezionano un contratto di abbonamento, un’imposta sul trasporto pubblico.

A me non piacerebbe comunque, eppure sarebbe, forse, più giustificabile dell’imposta – e non della licenza – che si vorrebbe introdurre sulle risorse di connettività.
Il problema dell’accesso ai contenuti digitali protetti da diritto d’autore è, tuttavia, un problema reale e, pertanto, è importante ed urgente individuare una soluzione.

Si potrebbe forse pensare ad una vera forma di licenza collettiva volontaria cui gli utenti possono scegliere di aderire o meno, versando, eventualmente, un “equo corrispettivo” a fronte della garanzia di poter accedere ad un patrimonio culturale ampio e prezioso senza doversi preoccupare di verificare, di volta in volta, se ed a chi dover pagare un compenso per esser sicuri di agire nella legalità.

Quale che sarà la soluzione, tuttavia, ritengo che autodeterminazione degli utenti, rispetto della loro privacy e modalità idonee a garantire un’effettiva massimizzazione della circolazione dei contenuti digitali e delle possibilità di accesso al patrimonio culturale costituiscano dei punti fermi non negoziabili.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it

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  • Il Vigile scrive:
    Ma cosa fa con quell'affare..
    ..intralcia il traffico.Ma secondo voi perché il famigerato vigile del famigerato spot della "grande marca" va in giro con un pennello al posto della paletta?
    • Domandona scrive:
      Re: Ma cosa fa con quell'affare..
      Bella domandaps: perchè oggi (come sempre) devo inserire il captcha e lunedi non me lo chiedeva?
  • Parolaro scrive:
    Non ci vuole un router grande
    ma un grande router!
    • Luca scrive:
      Re: Non ci vuole un router grande
      Quoto
    • Cinghiale scrive:
      Re: Non ci vuole un router grande
      - Scritto da: Parolaro
      ma un grande router!Cinghiale, la grande marca. (rotfl)
      • asd scrive:
        Re: Non ci vuole un router grande
        non sai che dentro i router cisco c'e' l'omino che gira con il grande pennello? asd
      • cvb scrive:
        Re: Non ci vuole un router grande
        - Scritto da: Cinghiale
        - Scritto da: Parolaro

        ma un grande router!

        Cinghiale, la grande marca. (rotfl)...il grande salasso.E poi mantenere un mostro del genere quanto ti costa?Vogliamo azzardare un 10KW di router + 10KW di condizionamento del CED solo per tenere in temperatura il ferro?
        • Dj OX scrive:
          Re: Non ci vuole un router grande
          - Scritto da: cvb
          - Scritto da: Cinghiale

          - Scritto da: Parolaro


          ma un grande router!



          Cinghiale, la grande marca. (rotfl)


          ...il grande salasso.


          E poi mantenere un mostro del genere quanto ti
          costa?
          Vogliamo azzardare un 10KW di router + 10KW di
          condizionamento del CED solo per tenere in
          temperatura il
          ferro?Beh e come pensi d'interconnettere gli AS tra loro se non con questi router...Proviamo a fare lo stesso con un 827 o un 1800?? :D Questi router sono necessari data la quantità di traffico che si sta venendo a creare perchè un AS (Autonomous System) senza router d'interconnessione non serve a molto...
  • Vihai Varlog scrive:
    6.4 Tera*BIT*
    Come da oggetto...
    • Samuele scrive:
      Re: 6.4 Tera*BIT*
      embè? e chi aveva dubbi? perchè come dovrebbero misurarla la banda?
      • Silviosky scrive:
        Re: 6.4 Tera*BIT*
        Nell'articolo c'è scritto Terabyte e non Terabit e c'è una bella differenza.Se poi sposta veramente 6.4 Terabyte i miei complimenti al 9000, anche se penso siano Terabit che è l'unità di misura che si utilizza in questi casi (è tanto cmq).
        • Faustino scrive:
          Re: 6.4 Tera*BIT*
          No la nuova unità di misura ISO che viene usata negli ultimi tempi è MP3/sec o Film/sec... "l'equivalente di 250mila brani musicali in formato digitale e 200 film"...
        • sandro scrive:
          Re: 6.4 Tera*BIT*
          - Scritto da: Silviosky
          Nell'articolo c'è scritto Terabyte e non Terabit
          e c'è una bella
          differenza.
          Se poi sposta veramente 6.4 Terabyte i miei
          complimenti al 9000, anche se penso siano Terabit
          che è l'unità di misura che si utilizza in questi
          casi (è tanto
          cmq).si infatti sul sito cisco si parla di terabits
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