Parler torna online: nuovo logo e nuovo CEO

A oltre un mese di distanza dall'esclusione di Amazon Web Services il social network si presenta con una nuova veste e una nuova guida.
A oltre un mese di distanza dall'esclusione di Amazon Web Services il social network si presenta con una nuova veste e una nuova guida.

Quella che potremmo definire la versione 2.0 di Parler si presenta con le migliori intenzioni: una piattaforma schierata a tutela della libertà di espressione e della privacy, con standard etici elevati. A oltre un mese di distanza dal ban da parte di AWS il social network annuncia il proprio ritorno online. Chi ha già un account può eseguire il login fin da subito, mentre per le nuove registrazioni bisognerà attendere ancora qualche giorno.

Il ritorno di Parler dopo il ban di AWS

La piattaforma ha ora un nuovo logo (quello visibile nell’immagine di apertura dell’articolo) e un nuovo CEO, ma solo ad interim: a guidarla in questa delicata fase di rilancio sarà Mark Meckler, già co-fondatore dell’organizzazione Tea Party Patriots apertamente schierata a supporto dell’amministrazione Trump. Prenderà il posto di John Matze, sollevato dall’incarico all’inizio di febbraio.

Come già segnalato in gennaio il nuovo fornitore scelto da Parler per l’hosting è Epik, lo stesso che sui propri server ospita Gab e 8chan, piattaforme più volte finite al centro delle polemiche per via dei contenuti pubblicati.

Aggiornamento (16/02/2021, 09.43): stando a quanto riportato da NPR il provider che ora gestisce il social è SkySilk e non Epik.

Il ritorno del social network Parler

Google e Apple non hanno ancora riabilitato la distribuzione dell’applicazione attraverso gli store per Android e iOS, tanto che sulle pagine del sito ufficiale sono riportate le istruzioni per eseguire il sideload sui dispositivi. Al momento non è chiaro se lo faranno né con quali tempistiche. Rimane incerto anche l’esito della causa legale intentata contro Amazon in seguito all’esclusione da AWS.

Di Parler abbiamo iniziato a scrivere nel giugno dello scorso anno quando Trump e i suoi, delusi dalla moderazione dei contenuti operata dai social più tradizionali, si sono messi alla ricerca di un lido online alternativo. I problemi veri sono iniziati a gennaio quando la piattaforma è stata ritenuta una dei canali adoperati da chi ha organizzato ed eseguito l’assalto di Capitol Hill.

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