PayPal: per il geoblocking, contro le VPN

Il servizio di pagamenti si nega a un fornitore di soluzioni VPN e Smart DNS che si propone anche come ponte verso contenuti disponibili solo su certi mercati

Roma – In qualità di intermediario dei pagamenti, PayPal si sta facendo carico della responsabilità di decidere cosa ritiene sia opportuno e inopportuno supportare con i propri servizi: le soluzioni VPN a pagamento, che magari promettano di aggirare i sistemi di geoblocking, figurano fra i servizi sgraditi.

Lo è perlomeno UnoTelly, piattaforma canadese che mette a diposizione soluzioni VPN e SmartDNS che promette all’utente la possibilità di “navigare su internet e accedere a siti e servizi poteggendo la privacy e i dati di localizzazione” nonché di “accedere a tutti contenuti indipendentemente dal fatto che siano sottoposti a geoblocking”. Il servizio ha comunicato che PayPal ha scelto di “interrompere unilateralmente i suoi servizi di pagamento senza alcun avvertimento”, e ha invitato i propri utenti a selezionare un altro canale per portare a termine le transazioni.

PayPal, nella comunicazione con cui ha interrotto i rapporti con UnoTelly, riferisce che sulla base della Regole sull’utilizzo consentito di PayPal il servizio non può essere usato per inviare o ricevere pagamenti per prodotti “che infrangono o violano le leggi sul copyright, sui marchi commerciali, sul diritto di pubblicità o riservatezza o qualsiasi altro diritto relativo alla proprietà intellettuale soggetto alle leggi di qualsiasi giurisdizione”, inclusi prodotti che “decriptino segnali o contenuti criptati o in ogni caso evitino, aggirino, rimuovano, disattivino o danneggino delle misure tecnologiche di protezione senza l’autorizzazione del detentore dei diritti”.

UnoTelly è un servizio generalista, orientato ad offrire soluzioni per garantire la privacy in rete: sottolineando però la propria vocazione a schivare le misure di geoblocking ha preso posizione nella battaglia attualmente in corso per la tutela dei diritti di distribuzione, capitanata da Netflix, che ha di recente innescato soluzioni per impedire ai propri utenti di fruire di contenuti riservati ad altri mercati. In attesa che il quadro normativo evolva, e l’Europa sembra aver dato segnali in questo senso, PayPal, come già avvenuto in passato , ha scelto di collaborare con l’industria dei contenuti, negandosi ai servizi sgraditi ai detentori dei diritti.

Gaia Bottà

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