PEC, obbligatoria anche in Basilicata

Regione condannata per la mancata attuazione delle disposizioni previste dal Codice dell'Amministrazione Digitale. I cittadini possono pretendere l'accesso digitale alla PA

Roma – Il TAR della Basilicata ha condannato la Regione per la mancata attuazione della norma sugli indirizzi istituzionali di posta elettronica certificata ( PEC ): secondo la Corte, si tratta di un disservizio e di una negazione del diritto dei cittadini all’accesso digitale alla Pubblica Amministrazione.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza n. 478/2011 le norme che prevedono obblighi di digitalizzazione della PA hanno carattere cogente , per cui i cittadini, le imprese e le associazioni possono attivarsi per far rispettare i loro diritti in caso di inottemperanza da parte dell’amministrazione.

In pratica la Regione ha violato il Codice dell’Amministrazione Digitale e in particolare l’art. 3 relativo al diritto all’uso delle nuove tecnologie .

Si tratta della prima sentenza in materia di Codice dell’Amministrazione Digitale, così come questa era la prima class action per i diritti digitali : l’associazione Agorà Digitale e i Radicali Italiani, rappresentati dall’avvocato Ernesto Belisario, avevano denunciato nell’estate 2009 le Regioni Basilicata e Campania, il Comune di Roma e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per violazione degli obblighi normativi in materia di PEC.

La Regione Basilicata è stata ora condannata a pagare le spese e ad adempiere agli obblighi di pubblicazione del proprio indirizzo PEC e a rendere effettivo il diritto degli utenti di comunicare tramite email certificata.

La sentenza è rilevante anche per quanto riguarda la legittimazione ad agire in caso di violazione di diritti digitali : a tal proposito il Tribunale Amministrativo ha individuato tra i soggetti titolati ad instaurare la class action le associazioni che “dimostrino di possedere sufficienti indici di rappresentatività degli interessi diffusi di una particolare categoria di utenti”, cioè, come nel caso in esame di Agorà Digitale, la previsione nel loro statuto del fine di “difendere le libertà digitali”.

Claudio Tamburrino

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  • mmmm scrive:
    strano che funzioni
    in cina esplodono i tombini, i water, le sedie a stantuffo.... si fermano i treni sicurisimmi.... strano che non sia esploso...tra l'altro anche incompetenti nella propaganda: quando è stato lanciato la tv di stato ha mandato in onda in sottofondo "america the beautiful"... come quando per i nuovi aerei ha messo pezzi di top gun...
    • iRoby scrive:
      Re: strano che funzioni
      Non è colpa dei cinesi, ma di quell'americanità virale di cui il mondo si nutre da oltre mezzo secolo...Gli USA bene o male sono il modello che tutti hanno sognato e perseguito, ma che oggi ha mostrato tutte le sue contraddizioni.La propaganda holliwodiana, il rock'n'roll e tutto ciò che ha partorito l'America in oltre mezzo secolo di predominio culturale.Ora però basta, vogliamo vedere anche le culture del resto del mondo, che hanno anche loro qualcosa di interessante...
      • MacGeek scrive:
        Re: strano che funzioni
        L'America anche è un po' in decadenza (come l'Europa e più ancora l'Italia, d'altra parte).Forse gli manca lo "stimolo" di un vero nemico all'altezza da superare, come era all'epoca con la Russia. Anche se spero che questo stimolo glielo dia ora la Cina, che sembra sempre più inarrestabile. Preferisco comunque degli Stati Uniti forti, ad una Cina forte...
        • silvan scrive:
          Re: strano che funzioni
          Parlerei piuttosto della cultura occidentale che non è affatto in crisi, sta invece per essere assorbita dalla Cina e dalle potenze asiatiche emergenti, come lo è stato per quella ellenica, assorbita dagli antichi romani .
  • yoghi scrive:
    La Cina "Persegue la pace"...
    Come in Tibet nel 1950 e più tardi nel 1959, e come nel 1989 in piazza Tinananmen!
    • nipponappo scrive:
      Re: La Cina "Persegue la pace"...
      - Scritto da: yoghi
      Come in Tibet nel 1950 e più tardi nel 1959, e
      come nel 1989 in piazza
      Tinananmen!...eh si...piazza Tinananmen si trova a Piaechiaiano...
    • iRoby scrive:
      Re: La Cina "Persegue la pace"...
      Ehm il Tibet era cinese prima del colonialismo inglese...La Cina se lo è semplicemente riannesso...
      • yoghi scrive:
        Re: La Cina "Persegue la pace"...
        - Scritto da: iRoby
        Ehm il Tibet era cinese prima del colonialismo
        inglese...
        La Cina se lo è semplicemente riannesso...Se l'è riannesso 'pacificamente'...
    • krane scrive:
      Re: La Cina "Persegue la pace"...
      - Scritto da: yoghi
      Come in Tibet nel 1950 e più tardi nel 1959, e
      come nel 1989 in piazza Tinananmen!Solo ? Allora sono molto piu' pacifici di noi e degli usa .
      • yoghi scrive:
        Re: La Cina "Persegue la pace"...
        - Scritto da: krane
        - Scritto da: yoghi

        Come in Tibet nel 1950 e più tardi nel 1959,
        e

        come nel 1989 in piazza Tinananmen!

        Solo ? Allora sono molto piu' pacifici di noi e
        degli usa
        .Mai detto il contrario, volevo solo rimarcare la frase in oggetto
  • Surak 2.0 scrive:
    Speriamo...
    ... che serva a rilanciare la corsa allo spazio, poichè sembra che senza motivi patriottici-orgogliosi, sia troppo facile tagliare i sogni.
    • Gio scrive:
      Re: Speriamo...
      Lo pensavo anche io. Potrebbe dare un nuovo stimolo all'occidente per tornare ad investire seriamente nel settore spaziale
    • Zucca Vuota scrive:
      Re: Speriamo...
      Il futuro in orbita è dei privati:http://www.virgingalactic.com/http://www.spacex.com/La comunità scientifica e le nazioni devono andare oltre.
      • Surak 2.0 scrive:
        Re: Speriamo...
        Ovvio, se ho compreso quel che intendi dire.Gli americani... finché i cinesi non arrivano sulla Luna, non si sentiranno "superati"... certo che poi per andare oltre o fare qualcosa di più di una toccata e fuga, vista anche la crisi, dovrà essere una cosa internazionale
        • Zucca Vuota scrive:
          Re: Speriamo...
          - Scritto da: Surak 2.0
          Ovvio, se ho compreso quel che intendi dire.
          Gli americani... finché i cinesi non arrivano
          sulla Luna, non si sentiranno "superati"... certo
          che poi per andare oltre o fare qualcosa di più
          di una toccata e fuga, vista anche la crisi,
          dovrà essere una cosa
          internazionaleL'arrivo in orbita è oramai una questione da privati. Ovvero è un business che deve seguire tutte le regole del business. Tra i clienti di questi operatori (ne ho citati due molto diversi nella loro natura - turismo e carico) ci saranno anche le agenzie spaziali nazionali e internazionali. Queste devono occuparsi di altro ovvero di ricerca scientifica (sonde ad esempio), di esplorazione spaziale (Marte e altro), di basi lunari. Ora i cinesi si muovono per prestigio ma in realtà stanno facendo quello che in occidente si fa da anni. Il salto successivo non sarà così semplice neanche per loro per cui mi aspetto delle collaborazioni. Politicamente questo darà loro la possibilità di sedersi ai tavoli giusti. E, per la cronaca, a quei tavoli potremmo esserci anche noi visto la nostra ottima competenza aerospaziale (incredibile ma vero: siamo una delle nazioni leader).Sicuramente gli USA (con l'occidente in generale e i russi) non molleranno la presa (il fatto che l'esercizio della ISS sia prolungato al 2020 potrebbe essere un sintomo in tal senso).Certo è che se si ottenesse un sistema economico per andare in orbita e avere una presenza permanente più economica anche gli step successivi sarebbero più semplici. Per questo quando leggo di SpaceX o di Virgin Galactic o di altri mi entusiasmo.
          • Sky scrive:
            Re: Speriamo...
            Non è solo una questione di prestigio (c'è anche quello ma, in tempi di crisi, è meno determinante): bisogna vedere come, il tutto, funzionerà sul piano economico. Ovvero: se ci saranno <b
            risorse da raccogliere </b
            (idrocarburi, metalli... acqua) nello spazio, in posizioni "utili", allora ci potrà essere una nuova corsa allo spazio. Altrimenti, probabilmente, ci sarà una "breve fiammata" (praticamente finchè anche la Cina inizierà a risentire della crisi globale) e poi stop.Lo stesso stabilire "stazioni remote", sugli altri pianeti del sistema solare o nello spazio, credo non possa prescindere dal lato economico e da quanto ho già detto sopra: per come siamo messi ora, il "lato militare" non giustifica più le spese.
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