Tutti usano ChatGPT. È diventato talmente onnipresente che ormai la gente si dice “ora chiedo a ChatGPT” come dice “cerco su Google“, un verbo più che un prodotto. Ed è comprensibile, è stato il primo, è ovunque, e funziona. Il problema è che quando qualcosa diventa un’abitudine, si smette di guardarsi intorno…
Claude, il chatbot di Anthropic, è cresciuto in silenzio mentre tutti erano impegnati a discutere dell’ultima novità di OpenAI. Chi lo ha provato con attenzione, non per curiosità, ma per lavoro, si è accorto che in alcune aree non si limita a competere con ChatGPT, lo sorpassa. E non di poco.
Claude Vs. ChatGPT, 5 funzioni che fanno la differenza
1. Artefatti
Basta chiedere a ChatGPT di costruire un piccolo strumento interattivo, come un calcolatore, un grafico, un componente visuale, per ottenere un blocco di codice. Pulito, spesso corretto, ma pur sempre da copiare, incollare in un file, aprire nel browser e sperare che funzioni. Il risultato è quasi sempre lontano dal prodotto finito.
Claude fa qualcosa di completamente diverso. Genera un artefatto vivo, funzionante e interattivo direttamente dentro la conversazione. Un pannello che appare accanto alla chat e con cui si può interagire immediatamente. Calcolatori di mutui, diagrammi, illustrazioni vettoriali, componenti completi, persino piccoli giochi. Tutto senza uscire dalla finestra, senza ambienti di sviluppo, senza configurazioni.
Ma la vera potenza sta nel ciclo di miglioramento. Si può dire cambia il colore del grafico
, aggiungi un pulsante per il tema scuro
, sposta quella sezione più in alto
, e Claude aggiorna tutto in tempo reale. È come avere uno sviluppatore seduto di fianco che esegue le modifiche mentre si descrivono a voce. ChatGPT ha una funzione simile, Canvas, utile per rivedere testo e codice, ma è un’altra cosa. Gli artefatti permettono di costruire e usare, non solo di guardare.
2. Documenti veri
Questa è la funzione che fa la differenza per chiunque lavori con i documenti, cioè praticamente tutti. Claude genera file Word, presentazioni, fogli di calcolo e PDF completamente formattati e scaricabili. Non frammenti di testo da rimontare a mano: documenti veri, con stili, intestazioni, tabelle, numeri di pagina e impaginazione professionale.
Serve una presentazione per la riunione di domani? Claude costruisce un file con slide strutturate e dal design curato. Bisogna trasformare degli appunti caotici in un rapporto formale? Ecco un documento pronto da aprire, modificare e inviare.
Anche ChatGPT può generare file, in teoria. Ma nella pratica il risultato tende a essere più spartano, più dimostrativo. La creazione di documenti di Claude sembra pensata per sostituire un passaggio reale del flusso di lavoro, non per mostrare che è possibile farlo.
3. Scrivere come una persona, non come un algoritmo
Tutti riconoscono quel tono un po’ artificioso tipico di molti chatbot. Frasi perfette, ma generiche, avverbi piazzati a caso per dare un’aria più autorevole, un entusiasmo costante anche quando non serve. E poi l’ossessione per le liste puntate quando basterebbero due righe di prosa. ChatGPT è migliorato sotto questo aspetto, ma il suo registro predefinito tende ancora a essere quello di un assistente fin troppo diligente, sempre pronto a stupire, a ribadire, a rassicurare.
Claude scrive in modo notevolmente più naturale. Sa essere colloquiale quando serve e formale quando la situazione lo richiede. Non infarcisce le risposte di frasi fatte, non riformula la domanda prima di rispondere, quel vizio insopportabile, e soprattutto non aggiunge una domanda di cortesia alla fine di ogni singolo messaggio.
La differenza diventa clamorosa nei testi lunghi. Articoli, rapporti, email articolate, testi narrativi. Quello che esce da Claude richiede meno interventi per sembrare scritto da un essere umano e non da una macchina che imita un essere umano. Anthropic ha anche introdotto una funzione di personalizzazione dello stile che permette di caricare campioni della propria scrittura, così il chatbot impara a replicare la voce dell’autore. Per chi scrive professionalmente, vale oro.
4. Fa quello che gli si chiede
Sembra la cosa più elementare del mondo, eppure quando si dà un’istruzione dettagliata, con vincoli precisi e indicazioni specifiche, spesso i chatbot non la seguono fino in fondo. Ignorano una parte dei requisiti, allungano o accorciano il testo senza motivo, aggiungono informazioni non richieste o riorganizzano la struttura a modo loro.
Claude è più disciplinato nel seguire istruzioni complesse. Se si chiede un riassunto di cinquecento parole, basato esclusivamente sul documento allegato, suddiviso in tre sezioni con intestazioni e senza speculazioni, Claude rispetta ogni singolo requisito. Non allunga il brodo, non aggiunge contesto pescato dal suo addestramento, non riorganizza la struttura secondo i propri gusti estetici.
Per chi usa questi strumenti professionalmente, la precisione nell’esecuzione non è un dettaglio, è tutto. Ogni istruzione ignorata significa tempo speso a correggere, riformulare, rigenerare.
Inoltre, ChatGPT ha un problema noto: le allucinazioni. Inventa informazioni con estrema sicurezza, e a meno che l’utente non sia già esperto dell’argomento, è quasi impossibile distinguere la realtà dai fatti inventati.
Claude gestisce l’incertezza in modo diverso. Segnala quando non è sicuro di un dato, distingue tra ciò che sa e ciò che sta inferendo, suggerisce di verificare le informazioni autonomamente. Non è perfetto, nessun modello linguistico lo è, ma è una forma di onestà intellettuale che rende lo strumento molto più affidabile per la ricerca e la verifica delle informazioni. Uno strumento che ammette i propri limiti è infinitamente più utile di uno che finge di non averne.
ChatGPT non è l’unica scelta, non più
Sia chiaro, ChatGPT resta uno strumento eccellente. Per la generazione di immagini, per la modalità vocale, per l’ecosistema di estensioni personalizzate, offre dei vantaggi reali, ma non è più l’unica opzione sensata.
Claude si è fatto strada concentrandosi su aspetti concreti: strumenti che funzionano, scrittura credibile, precisione nell’eseguire istruzioni, trasparenza sui propri limiti. Insomma, a volte lo strumento migliore non è quello più famoso.