Perfect Citizen, un silente scrutare

Al sicuro da sguardi indiscreti, NSA starebbe preparando un programma di sorveglianza nazionale degli obiettivi più succulenti per i malintenzionati. Garantiti sensori e monitoraggio di massa

Roma – Negli Stati Uniti la discussione sul cyber-warfare e i presunti rischi corsi dalla cyber-sicurezza nazionale è in pieno divenire , ma stando a un articolo del Wall Street Journal (basato su fonti anonime e non confermate) la National Security Agency (NSA) si starebbe portando avanti con il lavoro. Con un progetto di sorveglianza massiva delle infrastrutture telematiche “sensibili” in mano a privati chiamato Perfect Citizen .

Nell’ambito del programma Perfect Citizen, dice il WSJ , la NSA ha già fornito 100 milioni di dollari al contractor federale della difesa Raytheon per l’installazione di “sensori” e dispositivi di monitoraggio a ridosso delle reti di interesse nazionale, una strumentazione grazie alla quale gli agenti sarebbero in grado di percepire comunicazioni e comportamenti anomali , segno di un cyber-attacco in corso.

Perfect Citizen pone l’accento sulla difesa delle comunicazioni da e verso le reti elettriche, le centrali nucleari, i sistemi di controllo del traffico aereo, le metropolitane e altre infrastrutture vitali, un patrimonio di tecnologia e servizi che il Governo a guardia del settore pubblico non può permettersi il lusso di veder messo in pericolo dall’azione di cyber-criminali e smanettoni eterodiretti da malintenzionati.

Passando dalla teoria alla pratica, nemmeno le comunicazioni interne tra lo staff Raytheon – a cui il WSJ ha avuto accesso – resistono alla tentazione di equiparare Perfect Citizen al “Grande Fratello” di orwelliana memoria, un sistema di sorveglianza massivo, implacabile e diffuso in ogni ganglio della struttura sociale che mentre tutela la sicurezza raccoglie informazioni sulle abitudini, i comportamenti, le comunicazioni e le pulsioni profonde dei cittadini statunitensi.

In fondo non sarebbe la prima volta che la NSA si rende protagonista di programmi di sorveglianza al confine della legalità e altamente deleteri – oltreché inutili nei risultati pratici . E di inutilità, o meglio di allarmi altamente esagerati in merito alla “cyber-war” che starebbe mettendo a rischio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti parla anche l’esperto di sicurezza Bruce Schneier, cercando di fare chiarezza tra le molte banalizzazioni di cui chi parla di guerra telematica a cuor leggero si rende protagonista. E provando a gettare acqua sul fuoco delle polemiche di chi pretenderebbe – soprattutto all’interno del governo – di perpetuare su Internet l’ossessione dello stato di guerra permanente che ha caratterizzato l’era Bush.

Alfonso Maruccia

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