PI Hardware/ ASUS P8Z68-V Pro: finalmente è Z68

Il chipset riparatore, quello che aggiunge tutto quello che mancava nelle prime incarnazioni Sandy Bridge. Novità interessanti soprattutto nel settore SSD, con la Smart Response Technology messa alla prova
Il chipset riparatore, quello che aggiunge tutto quello che mancava nelle prime incarnazioni Sandy Bridge. Novità interessanti soprattutto nel settore SSD, con la Smart Response Technology messa alla prova

L’annuncio delle CPU Intel Sandy Bridge ha portato una ventata di interessanti novità sul fronte delle prestazioni, dei consumi e dell’integrazione. Il chipmaker americano è riuscito a fornire un nuovo livello di riferimento in tutti i segmenti nonostante i processori Socket LGA 1155 siano prettamente dedicati alla fascia mainstream del mercato.

Ma come accade anche nelle migliori famiglie, non poteva mancare qualche pecora nera. I chipset che hanno accompagnato le nuove CPU sono stati, a nostro avviso, gestiti male: fatto salvo il problema che ha afflitto le connessioni Serial ATA, le feature di P67 ed H67 sono state suddivise in maniera tale da non riuscire ad accontentare praticamente nessuno.

Il modello P67 permette di overcloccare senza limitazioni le CPU Sandy Bridge serie "K" ma non gestisce il core grafico integrato impedendo l’accesso alla tecnologia Quick Sync . Il modello H67 non permette di overcloccare la CPU (o almeno non in modalità completa) mentre offre supporto alla tecnologia Quick Sync e permette di utilizzare ed overcloccare la GPU integrata Intel HD Graphics 2000 o 3000.

Quel che non capiamo è come Intel si sia lasciata sfuggire un’occasione davvero d’oro. Quick Sync, come abbiamo visto in un articolo dedicato alla decodifica video , è in grado di gestire la pipeline video usando una logica dedicata di tipo fixed-function che mostra prestazioni eccellenti. E allora perché, anche se si dispone di una scheda grafica dedicata, non sfruttare anche le potenzialità della GPU integrata nei processori Sandy Bridge?


Core grafico integrato nelle CPU Sandy Bridge

Questa premessa serve per introdurre il nuovo chipset Z68 : quello che annuncia oggi Intel rappresenta la giusta soluzione a queste problematiche garantendo pieno supporto all’overclock della CPU, al core grafico integrato e a Quick Sync, aggiungendo ulteriori spunti interessanti dei quali parleremo più approfonditamente nelle prossime pagine.

Nell’articolo di oggi daremo uno sguardo sia alle caratteristiche del suddetto chipset che alle sue performance grazie alla disponibilità della scheda madre ASUS P8Z68-V Pro . Le confronteremo con quelle dei chipset precedenti e cercheremo di capire se le nuove feature offrono davvero quanto pubblicizzato. Riportiamo di seguito le specifiche tecniche del chipset Z68 messe a confronto con quelle dei precedenti P67 ed H67 oltre che con i modelli P55 ed H57 di passata generazione ed X58, che costituisce ancora il punto di riferimento per i sistemi Intel desktop di fascia alta.


Specifiche tecniche chipset Intel per Sandy Bridge

Dalla tabella emerge come non vi siano differenze sostanziali fra il chipset Z68 e gli altri due modelli per CPU Core di seconda generazione annunciati a Gennaio scorso. I punti degni di nota sono da ricercare nell’integrazione, in Z68, delle feature dei chipset P67 ed H67 come il supporto completo all’overclock, la possibilità di usare la GPU integrata nel processore e la tecnologia Smart Response Tech.


Diagramma a blocchi chipset Z68

Il diagramma a blocchi del chipset Z68 ne evidenzia le connessioni e le feature principali: in particolare ci teniamo a ricordare come le interfacce principali siano disponibili attraverso la CPU Intel Core di seconda generazione (il doppio canale per memorie DDR3-1333 e le linee PCI Express per la scheda grafica discreta) mentre al chipset siano demandate le sole funzioni di I/O tipiche, in configurazioni dual-chip, del SouthBridge. Una delle novità più interessanti che il chipset Z68 porta con sé è quella indicata come Intel Smart Response Technology (RST) . Sotto questo nome si nasconde una tecnologia non del tutto nuova ma che potrebbe raggiungere una diffusione maggiore proprio grazie ad Intel: ci riferiamo al caching dei dati su dischi SSD, dove questo viene utilizzato come buffer di dati interposto fra la scheda madre ed un disco rigido tradizionale e grazie al quale si ottengono tempi di accesso molto bassi, tipici dei dischi allo stato solido, unitamente ad elevate capacità di memorizzazione tipiche invece dei dischi con piatti e testine. La stessa tecnologia è stata già utilizzata in passato da aziende quali Adaptec con il controller maxCache o SilverStone con il suo cassettino HDDBOOST .


Intel Smart Response Technology

L’idea della tecnologia Intel Smart Response è quella di migliorare la reattività del sistema creando una cache delle applicazioni e dei dati maggiormente utilizzati dal sistema operativo nel disco SSD. Queste sono le principali caratteristiche e limitazioni:

  • Sistema di caching intelligente e real-time;
  • In grado di scalare su HDD di qualunque capacità e marchio;
  • Impostazioni effettuabili mediante una semplice interfaccia utente disponibile con i driver Intel Rapid Storage;
  • Implementazione semplificata plug-and-play per il disco SSD;
  • Non è richiesto nessun firmware o connettore speciale per il disco SSD;
  • Massima dimensione utilizzabile come cache pari a 64GB (il disco SSD può essere di dimensioni maggiori ma la spazio utilizzato per il caching sarà limitato a 64GB), spazio minimo necessario pari a 18,9GB;
  • Occorre un chipset Intel Z68, QM67 o HM67 con BIOS dotato di RST Smart Storage caching abilitato;
  • È necessario impostare il controller SATA in modalità RAID;
  • È necessario collegare hard disk ed SSD sui connettori Serial ATA gestiti dal chipset (non possono essere utilizzati quelli disponibili attraverso eventuali controller);
  • È necessario installare i drivers Intel RST versione 10.5 o superiore;
  • Per ogni computer può essere utilizzato un singolo disco SSD come cache;
  • Possono essere accelerati sistemi di dischi in RAID (modalità 0, 1, 5 e 10) ma solo se usano tutti dischi rigidi (no SSD);
  • È necessario utilizzare un sistema operativo Windows Vista, Windows 7 o Windows Server 2008 (32- o 64-bit).

Se su un sistema volete utilizzare la tecnologia RST, dunque, assicuratevi di avere una CPU Intel Core di seconda generazione, una scheda madre con chipset Intel Z68, QM67 e HM67, un disco SSD ed un HDD connessi al controller SATA interno, controller impostato in modalità RAID e applicazione Intel Rapid Storage Technology v10.5 (o superiore). Le modalità offerte da quest’ultima sono le seguenti:


Modalità Intel Smart Response

Di default l’accelerazione non viene attivata. Dopo aver installato il disco SSD ed il disco rigido nel sistema ed aver configurato il controller in modalità RAID (se avevate già installato il sistema operativo usando una modalità differente ed il sistema non si avvia più, è possibile risolvere la cosa seguendo questo consiglio di Microsoft ), dovrete installare l’applicazione Intel RST che offre una comoda interfaccia di configurazione.


Interfaccia Intel Rapid Storage Technology

La modalità Enhanced è quella che viene attivata per default ed offre sia un miglioramento delle prestazioni che la protezione dei dati in caso di problemi con il disco. Con questa modalità viene utilizzata una tecnica detta di write through che scrive contemporaneamente i dati di caching sia sull’SSD che sul disco rigido.

Gli utenti che invece vogliono le massime prestazioni (noi non lo consigliamo) possono scegliere la modalità Maximized che usa la tecnica di write back dei dati nella quale la scrittura avviene solo sul disco SSD usato come cache e poi sul disco rigido a intervalli regolari ed in maniera trasparente per l’utente. In caso di problemi con il disco o di interruzione non voluta dell’alimentazione ci sono serie probabilità che i dati risultino corrotti. Il massimo delle prestazioni, ma anche il massimo del rischio di perdita dei dati, lo si ottiene impostando due hard disk in RAID 0 e poi utilizzando un SSD per il caching in modalità Maximized.

La modalità di caching può essere variata senza alcun problema dal pannello di controllo Intel ogni volta che lo si desidera.


Variazione della modalità di caching

La valutazione delle prestazioni di un sistema o di una singola tecnologia non può non passare per un confronto diretto con il costo della stessa. Non per nulla l’annuncio di oggi del chipset Z68 include anche l’ufficializzazione dei nuovi SSD Intel 311 che nascono proprio per soddisfare le esigenze della tecnologia RST: si tratta di un piccolo disco allo stato solido con capienza di appena 20GB e dai costi molto contenuti, da utilizzare come caching di un tradizionale HDD. Il produttore afferma che l’utilizzo della della tecnologia RST abbinata ad un SSD Intel 311 garantisce incrementi prestazionali anche fino al 60%.


Intel SSD 311 Larson Creek da 20GB


Le connessioni del disco

Il disco Intel 311 utilizza chip di memoria NAND Flash Single Level Cell (SLC) prodotti a 34nm che garantiscono, almeno sulla carta, performance e affidabilità molto elevate. Disponibile sia in formato 2,5″ SATA che in formato mSATA, è possibile utilizzarlo agevolmente con sistemi desktop e mobile.


Caratteristiche tecniche SSD Intel 311

Il controller utilizzato da Intel per questo disco – PC29AS21BA0 – differisce da quello visto sui modelli X25-M di prima generazione mentre è esattamente lo stesso di quelli di seconda generazione con chip NAND Flash a 34nm. Esso supporta la tecnologia TRIM ed utilizza 10 canali paralleli per la connessione alle memorie. In merito a queste ultime Intel ha utilizzato 5 chip NAND Flash 29F32G08CAND2 da 32Gbit ciascuno, per un totale di 160Gbit (20GB).


Controller PC29AS21BA0 e chip di memoria NAND Flash 29F32G08CAND2

Per valutare l’impatto sulle performance delle tecnologia Intel RST abbiamo eseguito alcuni test considerando il sistema con il solo disco rigido installato ( HDD ), con accelerazione impostata sulla modalità Enhanced , con accelerazione impostata sulla modalità Maximized e con il solo SSD .

I valori registrati con accelerazione attiva sono stati presi in considerazione dalla seconda esecuzione in poi (i dati devono essere inseriti nella cache per ottenere qualche beneficio) e solo a seguito di un riavvio del sistema (necessario per evitare l’impatto sulle prestazioni dovuto alla memoria RAM).


Risultati ottenuti con PCMark Vantage

Guardando anzitutto ai risultati di un benchmark sintetico come PCMark Vantage notiamo immediatamente un incremento prestazionale eccezionale passando dalla situazione con il solo disco rigido a quella con il disco SSD a fare da cache. Le differenze fra la modalità Enhanced e quella Maximized non sono così marcate e sono visibili solo con i test che misurano anche le prestazioni in scrittura (si guardi al caso di aggiunta di file musicali a WMP o l’editing di video con Movie Maker). Quando lo stress sul disco è causato solo – o per la maggior parte – da operazioni di lettura, mediamente le due modalità si equivalgono. L’utilizzo del disco SSD permette di raggiungere picchi notevolmente più elevati in quasi tutte le situazioni, tranne quelle nelle quali si rende necessaria una lettura sequenziale dei dati.

HDD Enhanced Maximized SSD

La situazione appena evidenziata può essere maggiormente chiarita se svolgiamo un’indagine con CrystalDiskMark . Il passaggio dalla situazione con solo disco rigido senza alcuna accelerazione a quella con disco accelerato in modalità Enhanced, mette in luce vantaggi solo nelle operazioni di lettura. Passando invece alla modalità Maximized, si ottengono migliorie importanti anche in scrittura. Vogliamo far notare come le operazioni di lettura e scrittura sequenziale non siano molto influenzate dalla cache del disco SSD, a differenza delle operazioni di scrittura random con pacchetti di piccola dimensione: è proprio con questi che l’inerzia dei componenti meccanici rende i dischi tradizionali poco efficienti.


Tempi di avvio di Windows 7

I tempi di avvio del sistema operativo (in questo scenario prendiamo in considerazione il tempo che intercorre dalla pressione del tasto di avvio fino al caricamento completo di Windows 7 comprese cinque applicazioni che si avviano in background) subiscono una netta riduzione passando dalla situazione con il solo disco rigido a quella ove si prevede l’utilizzo di un SSD come cache. Nulla, o quasi, cambia fra modalità Optimized (Enhanced) e modalità Maximized mentre il solo disco SSD riesce a limare qualche ulteriore secondo.


Tempi di avvio di un gioco

Stessa sorte tocca ai tempi di avvio di un gioco che si riducono di oltre il 30% quando viene attivata la cache disco mediante la tecnologia Intel RST. Ancora una volta, l’utilizzo di un disco SSD permette un’ulteriore riduzione dei tempi di avvio.


Tempi di compressione di una cartella da circa 5GB


Tempi di estrazione di una cartella da circa 5GB

I tempi necessari alla compressione ed all’estrazione di una cartella contenente numerosi file e sottocartelle subiscono solo una leggera riduzione. D’altro canto anche l’utilizzo di un "vero SSD" non comporta vantaggi miracolosi, in questi casi.


Copia di una cartella da circa 5GB

Ben diversa è la situazione in cui la stessa cartella viene copiata da una partizione all’altra del disco. In questo caso, ove si effettuano sia operazioni di lettura che di scrittura, sono evidenti i vantaggi ottenuti aggiungendo la cache al disco rigido ma anche passando dalla modalità Optimized a quella Maximized o al setup con il solo SSD.

Da quanto visto appare chiaro che con una scheda madre di questo genere l’utente può trovarsi di fronte a due situazioni differenti (senza voler considerare eventuali configurazioni RAID multi-disco):

  • Soluzione 1: HDD da 1TB + SSD da 128GB. Costo medio pari a 235 euro (45 euro + 190 euro);
  • Soluzione 2: HDD da 1TB + SSD da 64GB o inferiore. Costo medio pari a 145 euro (45 euro + 100 euro) o meno, fino a meno di 100 euro quando si usa un SSD Intel 311 da 20GB.

Nel caso abbiate a disposizione un disco SSD dotato di una certa capienza, il suo utilizzo come "acceleratore" potrebbe non essere conveniente. Un modello da 128GB, ad esempio, permette di installare sistema operativo e numerosi software e, se usato in congiunzione con un disco rigido tradizionale, potrebbe costituire una soluzione ideale per un sistema desktop dalle ottime performance.

Se avete a disposizione, invece, un SSD da 64GB o inferiore, difficilmente lo spazio risulterà sufficiente per permettere l’installazione di un sistema anche minimale. A questo punto utilizzarlo come cache per un disco rigido tradizionale sarebbe di certo la scelta ideale. Con le CPU Sandy Bridge, Intel ha continuato il processo di integrazione fra le logiche di CPU e GPU iniziato con Clarkdale. Queste ultime prevedono "solo" che i due moduli siano all’interno dello stesso package, garantendo dunque una migliore comunicazione fra i due ma non permettendo nessun altra forma di simbiosi. Con l’arrivo di Sandy Bridge, Intel mette i transistor necessari alla circuiteria della CPU assieme a quelli utilizzati per la GPU sullo stesso pezzo di silicio garantendo dunque non solo maggiori prestazioni sul fronte dello scambio dati ma anche la possibilità di condividere alcune parti (la cache, per esempio) per ottimizzare tutto il processo di gestione di determinate operazioni.

La presenza di un core grafico all’interno di queste CPU non è però automaticamente garanzia di poterne fare uso. Serve, infatti, una scheda madre che sia in grado di supportarne le funzionalità: servono connessioni video verso l’esterno, la logica per la gestione dei segnali ed un chipset adeguato. Finora chi voleva sfruttare la GPU Intel HD Graphics 2000 o 3000 delle CPU Core di seconda generazione è stato costretto ad optare per una piattaforma con chipset H67. E qualora avesse installato una scheda grafica esterna avrebbe comunque dovuto rinunciare alla GPU integrata.

Ma perché tanto chiasso attorno ad un chip grafico integrato? Questa forse è la prima volta che nel settore desktop si crea un interesse importante attorno ad una proposta simile ed il merito, in realtà, è tutto nelle potenzialità di codifica e decodifica video che il produttore ha racchiuso nella tecnologia Quick Sync Video . Quello che chiedono gli utenti, in maniera del tutto lecita, è poter sfruttare appieno l’hardware che hanno a disposizione. Tutto l’hardware! Questo significa poter accedere con un sistema basato su Sandy Bridge, anche nel caso in cui sia presente una scheda grafica discreta, alle potenzialità della GPU integrata. D’altro canto la stessa cosa accade da tempo nel settore mobile ove la sezione grafica integrata nei chipset o nelle CPU viene utilizzata per le operazioni 2D lasciando spenta quella discreta. Quest’ultima viene accesa solo nel momento in cui sono richieste prestazioni più elevate, per esempio da una applicazione 3D.


Virtualizzazione dinamica

Si tratta dunque di portare la stessa idea nel settore desktop. LucidLogix è stato il primo a provare a risolvere questo dilemma (anche altri stanno lavorando nella stessa direzione, fra cui NVIDIA) creando un software di virtualizzazione in grado di far convivere core grafico integrato e VGA discreta passando al volo dall’uno all’altro in base alle richieste. L’arrivo del chipset Z68 non fa altro che dare maggior spazio a queste possibilità garantendo il supporto anche dal punto di vista hardware.

Con la scheda madre ASUS P8Z68-V Pro viene fornito in bundle il software Lucid Virtu grazie al quale è possibile sfruttare la GPU integrata assieme ad una scheda grafica discreta sia AMD che NVIDIA. Per ottenere un corretto funzionamento del sistema dovrete seguire necessariamente questi passi:

  • Installare una scheda grafica discreta sul primo connettore PCI Express x16;
  • Attivare la funzione Multi-Monitor all’interno del bios;
  • Collegare l’uscita video ad uno dei connettori disponibili sulla scheda madre;
  • Disporre di almeno 2GB di memoria RAM;
  • Utilizzare un sistema operativo Microsoft Windows 7 a 32- o 64-bit;
  • Installare i drivers della scheda grafica discreta e di quella integrata;
  • Installare il software Virtu ed attivarlo.

Questa procedura permette di creare una configurazione indicata come "i-Mode", utile a sfruttare la GPU integrata per i compiti 2D e per la decodifica video, lasciando la gestione di applicativi 3D alla scheda discreta.


Attivare la modalità iGPU Multi-Monitor per virtualizzare

Il software Virtu permette di attivare anche una modalità indicata come "d-Mode" ove siano utilizzate due schede grafiche discrete collegate su due connettori PCI Express x16. In questo caso il monitor va collegato ad una delle due schede grafiche e nel bios occorre impostare la scheda grafica iniziale al valore PCIE/PCI. Questa tecnica garantisce elevate prestazioni 3D e la possibilità di sfruttare la tecnologia Intel QuickSync Video mentre non viene offerta alcuna risposta alle esigenze di risparmio energetico.

Per la modalità i-Mode, il produttore afferma che non c’è quasi nessun impatto sulle prestazioni 3D e, quando si lavora in modalità 2D, la scheda grafica esterna resta in idle per ottenere consumi inferiori. Viste queste dichiarazioni non potevamo esimerci dal fare qualche controllo.


Virtu

Abbiamo eseguito anzitutto alcuni test 3D a diverse risoluzioni e con tre applicativi, 3DMark06, Call of Juarez e Crysis. Ecco i risultati:


Cali percentuali a seguito dell’attivazione di Virtu

Come vedete l’attivazione della tecnologia Virtu è causa di un certo calo percentuale nelle prestazioni 3D che può essere più o meno importante in base al gioco ed alla risoluzione impostata. In generale, guardando al calo di framerate, abbiamo rilevato che il layer di virtualizzazione creato da LucidLogix influisce per meno di 1ms (nel peggiore dei casi).


Miglioramento dei tempi di decodifica video usando Quick Sync

A fronte di questa perdita di prestazioni nel comparto 3D, l’utilizzo della tecnologia Virtu abbinata ad una CPU Intel Sandy Bridge permette di sfruttare la tecnologia Quick Sync che garantisce un eccellente miglioramento delle prestazioni nella decodifica video (sempre che usiate software che la supportano come Arcsoft Media Converter o Cyberlink Media Espresso). Il vantaggio risulta essere davvero notevole come testimoniato dalle nostre prove effettuate su un paio di video di esempio utilizzando Arcsoft Media Converter.


Risparmio energetico mininale

L’utilizzo della tecnologia di virtualizzazione delle GPU dovrebbe garantire anche un certo risparmio energetico ma le nostre rilevazioni mostrano come questo sia molto esiguo. In modalità IDLE, ove la scheda grafica discreta dovrebbe risultare quasi spenta, il vantaggio è di poco superiore all’1% (si è passati da 86W a 85W) mentre si fa più interessante con un software che mette a dura prova la CPU (con WPRIME abbiamo registrato un consumo di 172W invece che 178W), per tornare praticamente a zero quando si usa una applicazione 3D.


Problemi di riconoscimento delle applicazioni

Con Virtu attivo occorre fare i conti con un’altra problematica, ovvero quella del riconoscimento delle applicazioni che ne permettono l’attivazione. La software house che lo produce ha stilato un lungo elenco di software ma, ad esempio, la nostra versione demo di Crysis non è fra questi, dunque il test è stato eseguito utilizzando la GPU integrata. Ovviamente porvi rimedio è davvero cosa semplice potendo modificare e/o aggiungere voci manualmente all’elenco. Nel cercare di differenziare i due chipset P67 ed H67 Intel ha forzato un po’ le cose sul fronte dell’overclock. Questo ha creato non poche perplessità e qualche malcontento fra gli utenti che amano modificare il sistema per ottenere sempre il massimo dalla propria configurazione hardware.


Capacità di overclock di P67 e H67

Le CPU Sandy Bridge della serie "K" sono le uniche che garantiscono effettive potenzialità in overclock in quanto permettono la modifica del moltiplicatore sia su valori inferiori che superiori rispetto a quello nominale. La modifica del moltiplicatore è però possibile solo quando queste CPU sono installate su una scheda madre dotata di chispet Intel P67 che manca di supporto al core grafico integrato. Il chipset Intel H67, di contro, permette di utilizzare appieno il controller grafico integrato ma in maniera esclusiva (o si usa la GPU integrata Intel HD Graphics 2000 / 3000 oppure l’eventuale VGA discreta installata nel sistema), permette di modificare i parametri di funzionamento della GPU, permette di agire su quelli della CPU ma non sul moltiplicatore (è possibile agire solo sulle variabili legate alla tecnologia Turbo Boost 2.0).


Capacità di overclock di Z68

Tutte queste limitazioni sono state finalmente eliminate grazie all’introduzione del nuovo chipset Intel Z68: esso permette di modificare il moltiplicatore della CPU per difetto o per eccesso (solo con i modelli della serie K), modificare i parametri di funzionamento della GPU integrata, modificare il divisore delle memorie ed aumentare i limiti relativi a potenza e corrente ai quali fa riferimento la tecnologia Turbo Boost.


Dal bios è possibile agire sia sui core CPU che sulla GPU

Come potete vedere da alcune schermate del bios, si è liberi di agire sulle tensioni di CPU e GPU, così come sulle frequenze e su altri parametri che riguardano entrambi i moduli. Per saggiare le prestazioni e valutare le feature del nuovo chipset Intel Z68, abbiamo a disposizione una scheda madre ASUS P8Z68-V Pro . In questo caso Intel non ha realizzato alcuna motherboard in proprio lasciando tutto in mano ai suoi partners che nella giornata di oggi hanno annunciato le rispettive soluzioni.


La confezione della ASUS P8Z68-V Pro

Le specifiche tecniche in dettaglio di questa proposta sono disponibili nella tabella seguente, messe a confronto con quelle di altre schede madri basate su chipset P67 ed H67.


Specifiche tecniche scheda madre ASUS P8Z68-V Pro

In bundle con la scheda ASUS sono disponibili alcuni accessori che vanno oltre il solito manuale cartaceo ed il DVD con drivers ed applicazioni software.


Bundle

In particolare troviamo un ponticello per la realizzazione di sistemi SLI, un ASUS Q-Connector per rendere più agevoli le connessioni verso il pannello frontale del case, una mascherina schermata, un bracket con due porte USB 3.0, due cavi SATA 2.0 e due cavi SATA 3.0.


La scheda madre ASUS P8Z68-V Pro

La scheda si presenta come tanti altri modelli tipici di questo produttore: realizzata su un PCB di colore nero, prevede connettori ed elementi del sistema di dissipazione in blu o azzurro. La disposizione dei componenti appare non molto ordinata, nonostante non vi sia un sovraffollamento (evidentemente grazie all’utilizzo di un chipset a singolo chip), ma comunque fedele alla tradizione. Se infatti dividessimo la scheda in quattro quadranti, quello in basso a sinistra ospiterebbe chipset, connettori SATA e header USB, in quello in alto a sinistra troveremmo i connettori di espansione PCI e PCI Express, quello in alto a destra sarebbe dedicato al Socket ed al sistema di alimentazione e, infine, in quello in basso a destra troverebbero posto gli slot per le memorie.


Socket LGA 1155

Il Socket LGA 1155 si trova al centro della circuiteria di alimentazione i cui componenti sono sormontati da due radiatori passivi in alluminio verniciati di colore azzurro. Pochi componenti passivi sono visibili e tutti a basso profilo in modo da non essere di intralcio nell’installazione di eventuali dissipatori after market .


Sezione di alimentazione

La sezione di alimentazione richiede un connettore ATX 12V a 8 poli e nasconde una circuiteria a 16 fasi, di cui 12 dedicate alla CPU e 4 al chip grafico integrato. ASUS utilizza la tecnologia Digi+ VRM per rispondere alle nuove specifiche imposte da Intel per le CPU Core di seconda generazione. I componenti attivi di questa sezione (mosfet e regolatori di tensione, nella fattispecie) sono sormontati da due radiatori passivi che ne dissipano il calore prodotto.


Slot per memorie DDR3

Gli slot per le memorie sono 4, compatibili con moduli di tipo DDR3 da 1066MHz a 2200MHz per un massimo di 32GB: non potevamo aspettarci nulla di più (né di meno). ASUS ha utilizzato anche su questa scheda slot a inserimento rapido ove la leva di fissaggio è presente su uno solo dei due lati. La colorazione azzurra e nera ci ricorda che, se vogliamo sfruttare la modalità dual-channel dobbiamo popolare questi slot a due a due (i due neri o i due azzurri) oppure tutti e quattro.


EPU e TPU

Nell’angoletto in basso a destra sono presenti alcuni interruttori e pulsanti che permettono di attivare determinate funzioni proprietarie. I due switch servono a gestire le tecnologie EPU (ottimizzazione dei consumi e dunque del risparmio energetico) e TPU (overclock automatico dei componenti del sistema) mentre il tasto MemOK! permette di impostare parametri digeribili per le memorie installate qualora il sistema non voglia avviarsi. Per ognuno di questi tasti ASUS ha integrato un LED che ne indica l’attivazione.


Connettori di espansione

Riguardo le possibilità di espansione, questa scheda arriva con due slot PCI Express x1, due slot PCI tradizionali e tre slot PCI Express x16. Di questi ultimi, i primi due sono utilizzabili per la realizzazione di sistemi a doppia VGA (il primo di colore blu è connesso a 16 linee elettriche quando usato da solo o a 8 linee quando usato assieme al secondo, di colore grigio, che a sua volta utilizza 8 linee). Lo slot PCIe x16 numero 3, di colore nero, è collegato invece a sole 4 linee elettriche e condivide la banda dati con gli altri due slot PCIe x16, con la porta eSATA e con le porte USB 3.0, per questo di default è impostato da bios a 1x.


Configurabilità dello slot PCI Express numero 3

Dobbiamo spendere due parole ulteriori in favore della disposizione scelta da ASUS per questi connettori. Visto che in generale le periferiche che non mancano mai su un sistema desktop sono le schede grafiche e che queste ultime presentano ormai un’occupazione di spazio pari a due slot (anche quando si tratta di VGA low-end), la P8Z68-V Pro permette di realizzare configurazioni a doppia VGA garantendo all’utente comunque la possibilità di installare almeno una o due schede PCI Express ed una scheda PCI tradizionale.


Chipset

Il chipset è coperto da un piccolo dissipatore, ancora una volta in alluminio, sul quale è riportato il logo del produttore. Nelle sue vicinanze troviamo alcuni chip che fanno da controller per le porte Firewire, USB ed altre funzioni.


Connettori Serial ATA

Tutte le connessioni Serial ATA sono state disposte in senso orizzontale, parallele al PCB. Questo aiuta molto durante l’installazione nel case a mantenere i cavi nella loro direzione più consona, a meno di utilizzare cavi con connettori piegati a 90 gradi. Sono disponibili 4 porte Serial ATA 2 (celesti) e quattro porte Serial ATA 3 (due connesse al controller nativo Intel di colore bianco e due connesse ad un controller aggiuntivo Marvell, di colore azzurro). Le porte Serial ATA gestite dal chip Marvell e quelle eSATA possono essere utilizzate per collegare solo dischi dati, non di avvio.


Connettore aggiuntivo USB 3.0

Sulla scheda madre è presente un header USB 3.0, gestito da uno dei due controller Asmedia ASM1042 , per due porte aggiuntive montate su un bracket da installare sul retro del case.


Controller audio

La gestione delle uscite audio è affidata al chip Realtek ALC 892 , un controller a 7.1+2 canali con supporto per le tecnologie di protezione dei contenuti. Al suo interno sono presenti 10 DAC con SNR da 97dB che si occupano del playback simultaneo dello stream audio su 7.1 canali più 2 canali stereo, tre ADC stereo da 90dB per la gestione degli ingressi ed uno speciale canale con ADC stereo per array di microfoni con tecnologie di cancellazione delle eco e soppressione del rumore.


Connettori di uscita

Il pannello posteriore per le connessioni comprende:

  • 6 porte USB 2.0
  • 1 porta combo USB 2.0/eSATA
  • 1 uscita video HDMI 1.4 cn supporto per il playback di contenuti Blu-ray 3D
  • 1 uscita audio SPDIF su cavo in fibra ottica
  • 1 uscita video VGA analogica
  • 1 uscita video DVI-D single link
  • 2 porte USB 3.0 governate dal chip Asmedia ASM1042
  • 1 porta RJ 45 Gigabit LAN
  • 6 jack audio
  • Dongle Bluetooth con led di funzionamento integrato

Sulla scheda madre ASUS P8Z68-V Pro troviamo un un bios EFI di ultima generazione del tutto simile a quello già incontrato su altri modelli annunciati negli ultimi mesi dallo stesso produttore. ASUS fornisce due visualizzazioni, una semplificata ed una avanzata lasciando decidere all’utente quale utilizzare ma anche quale avviare per prima.

L’interfaccia semplificata racchiude tutte le principali funzioni in una singola schermata: sono presenti informazioni circa i parametri di funzionamento del sistema (temperature, tensioni, frequenze e velocità di rotazione delle ventole) e tasti per impostare le modalità di risparmio energetico e la priorità delle periferiche di avvio. Sono disponibili cinque lingue, ma non l’italiano.


Easy mode

La modalità avanzata prevede invece numerose schede, ognuna dedicata a speciali funzioni. La prima scheda, Main , permette di impostare la lingua e la data, oltre ad alcune opzioni di sicurezza.


Advanced mode

La scheda Ai Tweaker contiene le voci più interessanti per procedere all’overclock dei componenti del sistema. La funzione Ai Overclock Tuner può essere utilizzata per eseguire modifiche automatiche ai parametri di funzionamento oppure essere impostata per eseguire tutto in maniera manuale. Da questa scheda è possibile regolare la modalità Turbo, overvoltare il chip PLL che genera la frequenza di riferimento, modificare il moltiplicatore delle memorie e la frequenza di funzionamento del chip grafico integrato.


Ai Tweaker

Ulteriori funzioni includono la voce CPU Load line calibration ( iGPU Load line calibration ) che permette di ridurre il fenomeno del VDroop, ovvero il calo di tensione che accade sulle linee di alimentazione della CPU (GPU integrata) quando vengono sovraccaricate.

È possibile controllare la frequenza del regolatore di tensione della CPU, attivare la voce Spread Spectrum per il VRM migliorando così la stabilità del sistema e far si che vengano utilizzate sempre tutte le fasi di alimentazione per ottenere maggiori potenzialità in overclock. In aggiunta la voce VRM duty mode control garantisce un ottimo bilanciamento del carico per ogni fase, in base alla dissipazione oppure alla corrente assorbita.

Infine è possibile incrementare i limiti di protezione della sovracorrente fino al 40% sia per la CPU che per il chip grafico integrato.


Ulteriori funzioni di Ai Tweaker

ASUS permette una completa regolazione delle tensioni di tutti i componenti presenti nel sistema. Molto interessante la possibilità di scelta del modo di regolazione delle tensione di CPU e GPU integrata fra la modalità offset (i valori impostati si sommano o sottraggono a quelli di default) e quella assoluta.


Regolazione delle tensioni

Il tab Advanced include diversi sottomenu dai quali regolare i parametri della CPU, del chipset, dei controller SATA, di quelli USB e così via.


Advanced

ASUS ha integrato, su tutte le porte USB 3.0 di questa scheda madre, la tecnologia AiCharger+ : questa garantisce tempi di ricarica fino a tre volte inferiori per i dispositivi collegati. Il suo funzionamento prevede non solo l’attivazione da bios della voce Asmedia USB 3.0 Battery Charging Support , ma anche l’utilizzo di un telefonino che supporta la modalità BC (Battery Charge) 1.1 o 1.2 come Samsung S5500 Ultra, Samsung GT-I7500H, Sony Ericsson Aino U10 o Nokia 6700 oppure gli immancabili Apple iPod, iPhone ed iPad.


Ricarica veloce delle batterie

Una completa sezione di monitoraggio offre la possibilità di impostare algoritmi speciali per la regolazione delle ventole di sistema in base alle temperature raggiunte.


Monitor

Infine nella scheda Tool sono disponibili le voci per accedere ad alcuni strumenti utili ad aggiornare il bios, salvare e caricare profili completi ed accedere al pannello delle informazioni SPD delle memorie installate.


Tool

ASUS non fa mancare alcuna possibilità in quanto ad overclock su questa nuova scheda madre. Oltre alle singole possibilità garantite dalle numerose voci presenti nel bios e grazie alle quali l’utente può regolare a proprio piacimento frequenze, tensioni e moltiplicatori/divisori, è possibile utilizzare strumenti automatici o semiautomatici che permettono di ottenere un innalzamento più o meno importante delle performance.

XMP
Una delle operazioni più semplici da fare per avere maggiori prestazioni, è quella di utilizzare i profili XMP delle memorie, qualora siano disponibili. La scheda madre ASUS P8Z68-V Pro supporta questa tecnologia così come le memorie utilizzate per le prove.


Profilo XMP1: CPU


Profilo XMP1: Memorie

Attivando il profilo XMP1 otteniamo solo un innalzamento della frequenza di funzionamento delle memorie che passa da 1333MHz a 1866MHz con timings impostati a 9-11-9-27.


Profilo XMP2: CPU


Profilo XMP2: Memorie

Il profilo XMP2 segue la stessa strada lasciando invariati i parametri di funzionamento della CPU (le differenze mostrate sono dovute solo ad una diversa azione della modalità Turbo) e modifica la frequenza di funzionamento delle memorie che stavolta sale a 2133MHz con timings ancora impostati a 9-11-9-27.

OC Tuner
Agendo da bios è possibile attivare la voce OCTuner che esegue alcuni controlli sul sistema e tenta di impostare i migliori valori possibili per ogni componente.


OC Tuner: CPU


OC Tuner: memorie

Questa volta sono stati modificati diversi parametri. La frequenza di bus è stata portata a 103MHz ed il moltiplicatore della CPU a 43x ottenendo una frequenza massima di funzionamento di ben 4430MHz. Le memorie sono state impostate ad una frequenza di 1920MHz circa con timings di 9-11-9-27 e Command Rate 2T (a nostro avviso poco consigliabile in quanto influenza molto le prestazioni).

TPU Switch
Chi non volesse entrare nel bios, può semplicemente spegnere il computer, spostare il tasto TPU Switch su ON e riavviare.


TPU Switch: CPU


TPU Switch: memorie

A seguito di tale azione il sistema di trova impostato esattamente sugli stessi valori garantiti dalla funzione OC Tuner.

Agire da Windows
ASUS mette a disposizione dell’utente numerosi tool che permettono di apportare modifiche direttamente da Windows. Si tratta comunque, a nostro avviso, di una soluzione non ottimale: se si vuole agire sui parametri di sistema è bene farlo da bios o utilizzando strumenti hardware dedicati al fine di ottenere il massimo dal proprio sistema e non rischiare continui crash durante i test.


DIGI+ VRM


Probe II

Per testare la scheda madre in oggetto abbiamo seguito le nostre solite regole:

  • Sulla scheda sono stati installati solo i componenti necessari: CPU, Memoria, Scheda video e Hard disk.
  • L’hard disk è stato formattato, sono stati poi installati il sistema operativo, i driver per le periferiche e quando necessario sono state installate patch e aggiornamenti.
  • Ogni test è stato ripetuto per tre volte e se i valori di qualche test sembravano sballati il test stesso è stato di nuovo ripetuto.
  • Fra un test e l’altro il sistema è stato riavviato.
  • La stabilità della scheda viene testata anche inserendo un considerevole numero di periferiche.

Di seguito la configurazione di prova:


Impostazioni di prova

Di seguito trovate una descrizione dei test che eseguiamo e di come li eseguiamo.

Benchmark sintetici

  • Fritz Chess Benchmark : questo è un tool che misura la potenza del processore di sistema utilizzando il motore per la creazione di giochi di scacchi "Fritz 9 engine". Il risultato del test è espresso in nodi per secondo medi. Il software è fortemente ottimizzato per girare in ambienti multicore ed è capace di attivare fino ad 8 thread contemporaneamente.
  • RMAA (versione 6) : permette di controllare la qualità e le prestazioni del controller audio integrato. Per effettuare le prove noi utilizziamo una scheda audio secondaria di qualità come la Auzentech X-Fi Forte con la quale registriamo i segnali prodotti dal controller integrato per misurare la sua qualità di riproduzione ed emettiamo segnali per controllare la qualità del controller integrato in registrazione. La connessione fra la scheda audio secondaria ed il controller integrato avviene per mezzo di cavetti schermati di alta qualità.
  • Microsoft NTttcp : per provare il controller di rete abbiamo utilizzato un sistema secondario sul quale è stata installata una scheda di rete Zyxel Gigabit LAN. Sul computer di prova e su quello di riferimento abbiamo fatto girare il software NTttcp in modalità Receiver + Sender e viceversa. Abbiamo dunque misurato i tempi di occupazione della CPU e la banda dati.
  • HD Tune Pro (versione 4) : utilizziamo questo benchmark per misurare la banda dati, l’occupazione di CPU ed altri parametri inerenti i controller disco ed USB. Sui controller SATA colleghiamo un disco rigido WD Caviar Blue da 320GB SATA 2.0 oppure WD Caviar Blue da 320GB SATA 3.0 o ancora un SSD ADATA S599 da 120GB SATA 2.0 a seconda del test che vogliamo effettuare. Per testare il controller in modalità multi disco utilizziamo due dischi WD Caviar Blue da 320GB SATA 2.0.

Grafica 3D

  • 3DMark06 (versione 1.1.0 Professional) : ci permette di valutare le prestazioni grafiche 3D offerte dal sistema. Nel suo computo sono inclusi, in particolare, la CPU, la memoria di sistema ed il controller grafico.
  • World In Conflict (RTS): si tratta di uno strategico in tempo reale, che unisce a questo tipo di giochi una visuale simile a quella degli sparatutto in prima persona e che fa degli effetti particellari e della fisica le sue armi migliori.
  • Crysis: uno dei più indicativi titoli 3D DirectX 10 per effetti grafici e per l´utilizzo della fisica.
  • Call of Juarez (3D Shooters): titolo ambientato nel vecchio west ma realizzato per le API DirectX 9. Grazie ad un porting è disponibile anche per piattaforme DirectX 10 delle quali sfrutta molto effetti di luce e delle tecniche di "dense vegetation".
  • Prey (3D Shooters): il classico sparatutto molto leggero per le moderne schede grafiche e dunque fortemente dipendente dall’architettura di base legata a CPU, memorie e chipset.

Utilizzo generico

  • PovRay (versione 3.6) : il tool Persistence of Vision Raytracer (PovRay) permette di creare grafica tridimensionale di elevata qualità. Al suo interno troviamo una scena standard creata proprio per effettuare benchmark sulla CPU che sfrutta la maggior parte delle feature disponibili con questo software. Per rendere ripetibili i nostri test utilizziamo sempre le impostazioni di default del file.ini .
  • Cinebench (versione 10 e versione 11) : suite di test multi-piattaforma basato sul software di animazione CINEMA 4D ampiamente utilizzato da studi e case di produzione per la creazione di contenuti 3D. Grazie ad esso possiamo valutare le performance del sottosistema CPU seppure l’influenza di chipset, memorie e scheda grafica installate nel sistema non può essere trascurata. Il software esegue un test di rendering capace di sollecitare uno o tutti i core del processore disponibili.
  • 7-Zip (versione 9.15 beta) : con questo noto software di compressione dati eseguiamo due diversi benchmark. Il primo viene realizzato utilizzando il tool integrato che restituisce una indicazione sui MIPS (million instructions per second) che il sistema è in grado di offrire (potete confrontare i risultati ottenuti con quelli ufficiali e con quelli del vostro sistema). Il secondo invece prende in considerazione una situazione reale nella quale viene richiesto al sistema di comprimere in formato 7z una cartella da 5,36GB contenente 4.379 file di diversa dimensione e tipologia (immagini, testo, html, video, foto, applicazioni) e 536 sottocartelle e poi di decomprimere la stessa. L’operazione di compressione ha una forte dipendenza dalla memoria cache della CPU e dalla memoria RAM installata nel sistema. Quella di estrazione dipende molto, invece, dalla capacità della CPU di gestire le operazioni su interi. In tutti i casi, il software sfrutta abbastanza bene tutte le risorse (core) di CPU a disposizione.
  • Auto Gordian Knot (versione 2.55) : software utile per effettuare backup di DVD o comunque operazioni di transcodifica video nei formati DivX ed XviD. Per le nostre prove utilizziamo il codec XviD che il tool installa di default ed eseguiamo il ripping di un completo DVD (Codice Swordfish) che per l’occasione abbiamo memorizzato su un disco fisso e lo "comprimiamo" in modo da farlo entrare su due CD.
  • Handbrake (versione 0.9.4) : un software di transcodifica video open-source multipiattaforma e multithreaded con il quale effettuiamo una conversione video di un intero DVD (Codice Swordfish) in formato adatto per i dispositivi Apple iPod, iPhone e iPad.
  • Mainconcept H.264 (versione 1.6.1) : tool di codifica video in grado di creare stream ad alta definizione compatibili con lo standard H.264.
  • DaCapo (versione 9.12) : questa suite di benchmark permette di valutare il comportamento del sistema quando si utilizzano tool di sviluppo per Java. Esso include tutta una serie di applicazioni reali open source fra cui Tomcat, FOP, Eclipse, Batik, Xalan e altri. Nel nostro caso riportiamo il tempo complessivo necessario all’esecuzione di tutti i test.
  • ScienceMark 2.0 : grazie a ScienceMark è possibile misurare le prestazioni del sistema in ambiente di calcolo spinto. Inoltre il software misura le prestazioni della memoria di sistema e della cache integrata nella CPU.
  • Adobe Photoshop : questo test rileva il tempo necessario all’applicazione di alcuni filtri su un’immagine campione, operazione effettuata in Adobe Photoshop CS5 utilizzando Speedtest di  Club of One.

Questa serie di test viene condotta tramite software che non eseguono applicativi di uso comune, ma che effettuano routines di calcolo e controllo in modo estremamente specifico sul sottosistema target, in modo da evidenziarne le performances tramite un valore assoluto e permetterne in confronto con quelle di altri sistemi.


SiSoft SANDRA – CPU Benchmark


SiSoft SANDRA – CPU Multimedia Benchmark

I valori restituiti dalla nuova scheda ASUS P8Z68-V Pro sono allineati a quelli di altri modelli testati in precedenza e dotati di chipset P67 o H67. I numeri, volendo essere precisi, sono spostati verso l’alto della classifica ma le differenze sono così ridotte da non permettere una chiara identificazione di un top performer.


SiSoft SANDRA – Prestazioni multicore (nel test latenze, inferiore è meglio)

La gestione delle comunicazioni fra core non è il pane quotidiano di questa scheda madre: i suoi numeri, in termini di banda dati, sono vicini a quelli della piccola P8H67 mentre le latenze restano allineate alla media di gruppo.


 Molecular Dynamics (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Guardando i numeri di test più specifici che lavorano in modalità single thread come Molecular Dynamics di Science Mark (ci permette di saggiare la bontà della modalità Turbo Boost) notiamo il buon comportamento della ASUS P8Z68-V Pro, capace di strappare il miglior tempo seppure senza discostarsi troppo dalle altre.


Primordia (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Quanto appena visto viene confermato dal test Primordia, ove la nuova soluzione con chipset Z68 riesce a raschiare circa 3 secondi dalla media di gruppo ottenendo nuovamente il miglior tempo in assoluto.


Fritz Chess benchmark – In grado di sfruttare tutti i core della CPU

Al contrario dei due test appena visti, Fritz Chess è un benchmark capace di sfruttare tutti i core disponibili su una CPU non permettendo dunque alla tecnologia Turbo di spingersi troppo in là con le frequenze. Ma anche questa volta la nuova scheda madre ASUS con chipset Z68 è fra le prime della classe ed è in grado di ottenere un certo margine di vantaggio soprattutto rispetto al modello P8H67.


SiSoft SANDRA – Crittografia con algoritmi AES

Perfettamente centrati sulla media i risultati ottenuti dalla scheda madre ASUS P8Z68-V Pro nel test con algoritmi di crittografia AES integrati nella suite SiSoft SANDRA.


Truecrypt – Crittografia con algoritmi AES


Truecrypt – Crittografia con algoritmi TwoFish

Quando utilizziamo software di crittografia effettivi come TrueCrypt, rileviamo un comportamento ancora migliore per la nuova scheda madre ASUS che riesce ad ottenere la prima posizione anche se a pari merito o solo leggermente distante da altri modelli basati su chipset P67 e H67. Questa pagina mostra i valori per i test del controller memorie. Trattasi di punteggi espressi in GB/s o valore assoluto, e sono individuati tramite l’impiego di benchmark sintetici che effettuano routine di calcolo ed analisi con profonda prevalenza del sottosistema DDR rispetto a quelli CPU e Video.


SiSoft SANDRA – Controller delle memorie

Il Memory Benchmark di SiSoft Sandra mostra risultati leggermente superiori alla media, per la ASUS P8Z68-V Pro, ed allineati alla sorellastra P8P67.


Science Mark – Controller delle memorie

Da Science Mark arriva solo una conferma di quanto già visto, con i modelli ASUS P8P67 e P8Z68-V Pro ad occupare i primi due posti di questa classifica, segno che la nuova soluzione riesce a sfruttare a dovere le memorie installate nel sistema. I test disco mirano ad isolare i controller integrati nella motherboard, evidenziandone le performances medie. Quando su uno stesso prodotto sono presenti più controllers, vengono effettuati tests di confronto per vedere quale dei due risulta più performante, aiutando l’utente finale a scegliere come configurare il proprio sistema in fase di installazione.

Controller SATA 2.0 con disco secondario
Utilizziamo HD Tune Pro per scendere nel dettaglio delle prestazioni disco ed ottenere una misurazione di banda dati ed occupazione di CPU.


Banda dati controller SATA 2

Le rilevazioni effettuate con HD Tune Pro mostrano valori molto simili fra tutte le schede madri in prova. La nuova ASUS P8Z68-V Pro non si discosta da questi valori che cadono all’interno di un range molto ristretto.


Occupazione CPU controller SATA 2 (a valori minori corrispondono risultati migliori)

I valori di occupazione della CPU, nonostante restino su numeri molto bassi, mostrano un andamento non ottimale per la ASUS P8Z68-V Pro che risulta essere fra le peggiori del gruppo sia nelle operazioni di lettura che di scrittura.

Controller SATA 3.0 con disco secondario
Con HD Tune Pro misuriamo anche le prestazioni che vengono fuori sia dal controller nativo Serial ATA 3 presente su tutte le schede madri Intel per Sandy Bridge, sia quelle ottenute da eventuali controller aggiuntivi.


Banda dati controller SATA 3

In questo caso ci sono delle differenze da tenere in considerazione ma la ASUS P8Z68-V Pro dimostra di essere un prodotto maturo e in grado di sfruttare al massimo la banda dati offerta da un disco come quello utilizzato per le prove. Sia quando si fa ricorso al controller nativo che quando si passa al Marvell, la banda dati non cede di una virgola garantendo alla nuova soluzione del produttore taiwanese i primi posti in classifica.


Occupazione CPU controller SATA 3 (a valori minori corrispondono risultati migliori)

L’occupazione di CPU – comunque molto bassa – mostra un peggioramento quando si fa uso del controller Marvell SATA 3. In linea di massima, dunque, consigliamo prima di popolare i connettori del controller nativo e poi, eventualmente, utilizzare i due disponibili dal controller aggiuntivo. I test di calcolo avanzato prendono in considerazione l’impiego professionale del sistema tramite l’utilizzo di software di rendering e modellazione tridimensionale, e massimizzano l’uso del calcolo in virgola mobile per l’esecuzione di task piuttosto complesse. Trattasi di test reali poiché effettuati con applicativi comuni disponibili al pubblico, e non con mere simulazioni irripetibili nell’esperienza quotidiana.


PovRay (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Anche con il software di rendering PovRay, la ASUS P8Z68-V Pro riesce a garantire tempi migliori o al pari delle altre, da seconda posizione. Il vantaggio è però apprezzabile solo nei confronti della Sapphire P67 Pure Black e della ASUS P8H67.


Cinebench 11

I test effettuati con CineBench R11 mostrano valori nel CPU Test esattamente identici per tutte le schede madri in prova (tranne una leggera flessione per la MSI Marshall). Qualche differenza la si registra, invece, nel test Open GL ove le due schede madri ASUS con chipset P67 e Z68 primeggiano.


SpecView Perf 11

Non vanno molto bene le cose in SpecView Perf, ove la nuova scheda madre ASUS P8Z68-V Pro risulta essere penultima. Il dettaglio di tutti i singoli risultati è visibile nella tabella seguente.


SpecView Perf 11: dettagli

Il costo ridotto delle videocamere digitali e la disponibilità di porte Firewire rendono l´acquisizione ed il montaggio video alla portata di tutti. È necessario disporre di una buona potenza di calcolo per far si che una conversione da dati grezzi a formati video e audio compressi non impieghi un´eternità. In questo test abbiamo cronometrato il tempo necessario per comprimere un video in H.264 e DivX a partire da una fonte.mpeg, in modo da verificare la potenza dei sottosistemi interessati (CPU e memorie).


MainConcept (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Davvero molto buona la risposta ai tool di transcodifica video come MainConcept con il quale abbiamo trasformato due flussi video, un file AVI da 122MB girato con una videocamera analogica ed il trailer del film 300, nei formati H.264 e PSP.


AutoGordianKnot (a valori minori corrispondono risultati migliori)

La compressione di un intero DVD per far si che entri in soli 2 CD tramite il software AutoGordianKnot fa rilevare tempi molto buoni, per la ASUS P8Z68-V Pro, allineati a quelli delle prime due della classe firmate MSI.


Handbrake (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Se utilizziamo Handbrake per convertire un intero DVD in un formato digeribile per iPod, non notiamo praticamente alcuna differenza fra le schede madri in test.


ProShow (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Nella creazione di uno slideshow fotografico (29 foto in alta risoluzione) con il software Proshow Gold la scheda madre P8Z68-V Pro si posiziona perfettamente in mezzo. Questa serie di test mira ad analizzare le performances del sistema con applicativi di uso comune, come compressione e decompressione di archivi in formato 7-Zip ed operazioni di fotoritocco con Adobe Photoshop CS5. Riportiamo i tempi in secondi od in valore assoluto specifico del test.


Photoshop (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Continua a mostrare prestazioni molto interessanti la scheda madre ASUS P8Z68-V Pro garantendo, in questo caso, il miglior tempo di esecuzione al pari con la MSI Marshall.


7-zip

Primo posto anche nel benchmark di 7-Zip dove la nuova proposta di ASUS riesce a rubare un centinaio di MIPS al precedente modello top performer MSI Marshall con chipset P67.


7-zip sul campo (a valori minori corrispondono risultati migliori)

Test pratici effettuati tramite compressione e decompressione di una cartella contenente molteplici files e sottocartelle evidenziano quanto già visto con i test sintetici: la ASUS P8Z68-V Pro. In questa sezione vi proponiamo il comportamento del sistema basato sulla scheda madre in esame quando è messo sotto stress da moderni titoli videoludici. Le performances sono espresse in FPS (fotogrammi al secondo) od in punteggi a seconda del tipo di benchmark, e sono diretta espressione dell’efficienza dei sottosistemi CPU, Memorie e Video visto che le risoluzioni ed i settaggi utilizzati permettono di bypassare un eventuale collo di bottiglia offerto dalla scheda grafica utilizzata.


3DMark06

In 3DMark 2006 rileviamo valori da prima posizione per il test CPU e questi garantiscono un ottimo riscontro anche nel punteggio finale del test.


Call of Juarez – Low details

In Call of Juarez notiamo ancora una volta una forte spinta da pare della nuova scheda madre ASUS P8Z68-V Pro, seconda solo alla sorella con chipset H67. Purtroppo, però, non sempre i numeri garantiti dalla piattaforma alle basse risoluzioni si traducono in fps effettivi (si guardi al test effettuato alla risoluzione Full HD).


Crysis – Low details

In media i valori registrati con il benchmark di Crysis quando effettuiamo test con dettaglio grafico basso e risoluzioni pari a 1024×768 e 1920×1080 pixel. Il chipset Intel Z68 arriva con un certo ritardo sul mercato ma non perché fosse atteso in precedenza, bensì in quanto avrebbe potuto creare meno confusione in occasione della presentazione delle piattaforme per Sandy Bridge avvenuta a Gennaio scorso e donare loro un maggiore appeal . Ma forse nella decisione di presentare un nuovo chipset a posteriori, Intel è stata fortunata in quanto ha potuto tamponare le perdite registrate con il problema che ha afflitto il controller SATA dei primi bancali di chipset P67 e H67.

Dal punto di vista tecnico, il chipset Z68 porta sul tavolo apparecchiato per Sandy Bridge il contorno e la frutta che mancavano. La possibilità di utilizzare un controller grafico che comunque è presente in tutti i processori di nuova generazione ci sembra una richiesta più che legittima. E lo sono anche le possibilità di agire sui parametri di tutti i componenti ed in modo completo, specie quando la CPU stessa lo permette. Perché non posso modificare a mio piacimento il moltiplicatore di una CPU serie K quando quest’ultima lo permette?

Fa piacere inoltre vedere come Intel si sia prodigata per aggiungere nuove feature a questo chipset al fine di renderlo ancor più appetibile: la tecnologia Smart Response permette di utilizzare un disco SSD come cache per un disco o un RAID di dischi rigidi tradizionali. Abbiamo registrato, in tal caso, interessanti incrementi prestazionali ma il gioco vale la candela solo se avete a disposizione o volete acquistare un SSD con capacità inferiore a 64GB e dal costo contenuto. Intel, intenzionata a spingere verso questa direzione, propone oggi anche il disco SSD Intel 311 da 20GB, perfettamente tagliato per lo scopo.

Passando alla scheda madre ASUS P8Z68-V Pro utilizzata per le nostre prove, non temiamo di affermare che essa si presenta come un prodotto in grado di battere tutte le altre da noi sinora provate sul piano delle performance. Evidentemente la sua forza è da ricercare in un progetto ormai maturo (non è difficile immaginare come il chipset Z68 altri non è che un chipset P67 modificato) e nell’esperienza maturata da questo produttore nel settore.

Layout: un po’ disordinato. Il PCB in standard ATX prevede una classica disposizione dei principali componenti e connettori e pur premiando la scelta di ASUS relativamente alla collocazione dei connettori PCI e PCI Express non possiamo non notare una leggera confusione fra i chip, i condensatori e gli altri elementi SMD.

Bios: ottimo. Basato su interfaccia UEFI 2.0, offre un’organizzazione delle voci ottimale sia per l’utente poco esperto che vuole comunque avere un minino di controllo sia per l’utente enthusiast che invece vuole agire in maniera fine su ogni dettaglio. Le voci disponibili, inoltre, offrono range di azione molto ampi e ben frazionati.

Prestazioni : ottime. Tutti i test effettuati evidenziano come questa scheda madre sia in grado di conquistare quasi sempre il primo posto nella classifica, o al massimo restare in mezzo.

Overclock : feature interessanti. Gli strumenti di overclock automatici ormai sono diventati molto precisi ed affidabili, in grado di offrire incrementi prestazionali vicini al limite di stabilità a tutti gli utenti, anche a quelli poco avvezzi alle pratiche di overclock. Chi vuole agire in modo manuale, come già detto nel paragrafo bios, può sfruttare tutte le voci presenti, comprese quelle per il miglioramento della stabilità come l’overvolt del chip PLL o l’incremento della corrente massima supportata da CPU e GPU integrata.

Espandibilità : eccezionale. Sono presenti numerose porte e header di espansione come FireWire, USB 2.0 e 3.0, external Serial ATA e SATA 2 e 3. Sono disponibili altresì tre slot PCI Express x16 da usare per la realizzazione di configurazioni a doppia o tripla VGA (una di queste connessioni utilizza solo 4 linee elettriche) due slot PCI Express x1 e due PCI Standard 2.2.

Dischi : ottima. La sezione dischi offre quattro porte Serial ATA 2.0 e due porte Serial ATA 3.0 pilotate dal chipset Z68 e ulteriori due porte SATA 3 collegate ad un controller Marvell: permettono la creazione di configurazioni a singolo disco o RAID, e sono tutte configurabili per il funzionamento in modalità Hot-Plug. Manca una porta Parallel ATA 40 pin ed una connessione Floppy, cadute ormai in disuso.

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11 05 2011
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