Piemonte, banda larga anche per gli stambecchi

Il digital divide si cancella grazie al wireless e alla fibra. E all'impegno della Regione per portare Internet anche tra le valli e nei rifugi di montagna. Un attrattore anche per nuove forme di business. PI ne parla con i promotori
Il digital divide si cancella grazie al wireless e alla fibra. E all'impegno della Regione per portare Internet anche tra le valli e nei rifugi di montagna. Un attrattore anche per nuove forme di business. PI ne parla con i promotori

Banda larga, ricerca scientifica e energie rinnovabili. Sono questi i tre punti saldi del progetto portato avanti dal programma della Regione Piemonte per la cancellazione del digital divide anche nei distretti più remoti. Un progetto che in questo caso è arrivato a 2.200 metri di quota, in un avamposto a poca distanza dal confine del Parco nazionale del Gran Paradiso : il Rifugio Pontese , che domina la diga del Teleccio, ora è connesso ad Internet grazie alla rete da 54 Mbit messa in piedi da CSP nell’ambito del programma Wi-Pie .

Il Rifugio Pontese con le nuove antenne Attivo da ormai 2 anni, il programma Wi-Pie riunisce sotto un unico ombrello gli sforzi di cittadini, imprese ed enti locali per dotare le comunità di connettività veloce. Questa volta a trarne vantaggio è un rifugio, ma l’obiettivo, spiega a Punto Informatico Roberto Borri , direttore della Ricerca e Svilupo CSP, è mostrare come sia possibile fornire un servizio analogo alla banda larga “senza la politica commerciale degli operatori”.

Il programma Wi-Pie svolge cioè un “ruolo dimostrativo, di sperimentazione: al termine di quest’ultima, tutto ciò che è stato realizzato deve garantire continuità, offrire quindi la possibilità di essere mantenuto in produzione”. Borri specifica che il programma gode del mandato della Regione : “Ci vengono assegnati fondi per svilupparlo e, quando la dimostrazione di ciò che può essere fatto volge al termine, alle valli resta la struttura e il compito per la comunità di identificare il modello di business appropriato per valorizzarla”.

La peculiarità del progetto VOS (che sta per Valli Orco e Soana) è l’utilizzo di fibra ottica per garantire l’approvvigionamento della banda, e l’impiego del wireless per la copertura del territorio : “Abbiamo garantito l’interconnessione delle vallate in alcuni e pochi punti tramite fibra ottica – racconta Borri – tutta già esistente, stesa da IRIDE (nata dalla fusione tra AMGA di Genova e AEM Torino, ndr) che ha bacini idroelettrici in zona”.

La diga del Teleccio “Questo – prosegue – ci ha permesso di portare in quattro o cinque punti la connettività, in corrispondenza delle centrali, e da quei punti abbiamo rilanciato utilizzando tralicci pubblici e privati, messi a disposizione tra gli altri anche dalle comunità montane”. Su questi tralicci, spiega Borri, hanno trovato posto apparecchiature wireless a loro volta sperimentali : “Sono prodotti di mercato, sviluppati da aziende italiane, a cui abbiamo aggiunto del software sviluppato da noi. Sono tutti apparati multistandard, vicini alle specifiche militari di esercizio per quanto attiene l’affidabilità”.

In questo modo, alla backbone a banda larga garantita dalla fibra si somma quella che Borri chiama dorsale wireless : una rete dotata di un certo numero di canali a 54 Mbit, operanti a 5 gigahertz, che possono essere impiegati per fornire servizi a strutture commerciali o enti pubblici, oppure andare a rifornire di connettività degli hot spot WiFi – come peraltro già realizzato in alcune installazioni (tra cui il Rifugio Pontese). “Il Rifugio – continua Borri – è per noi un esempio di estensione avanzata, uno dei punti da servire: con la sua collocazione ad oltre 2.200 metri, servito da un segnale wireless, è un esperimento necessario a dimostrare che cosa è possibile fare”. Non di sola Internet si tratta, specifica, visto che a volte “chi va in certi rifugi non la vuole neppure Internet”: “C’è un telefono VoIP, un gran vantaggio come backup di telecomunicazioni, c’è una webcam (che a differenza di altri servizi analoghi fa stream continuo a circa 500 kbit/sec), c’è una centralina meteo”. Il tutto, inoltre, è alimentato da pannelli fotovoltaici – quindi totalmente autonomo per quanto attiene alla fornitura di energia.

I pannelli fotovoltaici L’esperimento del Rifugio Pontese può essere anche letto da una prospettiva utile alla ricerca scientifica : “È un posto isolato, dotato di una connessione a banda larga, che può contribuire alla attività di ricerca nel campo delle telecomunicazioni, delle medicina: ci sono sperimentazioni – spiega Borri – che hanno bisogno di installarsi e funzionare fuori dalle grandi metropoli, dove l’inquinamento elettromagnetico è minore o nullo”.

“Senza contare – prosegue – che se ci fosse una rete fitta di centraline meteo anche amatoriali, questo aiuterebbe a tenere sotto controllo certe zone soggette più facilmente a fenomeni legati ad eventuali precipitazioni abbondanti”. Infine, c’è un ultimo filone di sperimentazione che coinvolge il Rifugio Pontese: “Alcuni studi sostengono che alcune decine di minuti o alcuni minuti prima di un sisma, è possibile rilevare il movimento di alcune fasce della terra che generano variazioni nel campo elettromagnetico: sono i cosiddetti precursori sismici – chiarisce Borri – e sono rilevabili in zone tranquille con spettro pulito”.

Per funzionare, i misuratori VLF che vengono impiegati operano in frequenze radio che sconfinano quasi in quelle audio: “Per esaminare queste frequenze, occorre incanalare un flusso di dati pulito tra la stazione di rilevamento e gli istituti di ricerca: devo avere a disposizione una rete che garantisca almeno 800 kbit/sec per canale, fino a 1,5 mbit/sec per un campionamento in PCM puro”. Si tratta di teorie scientifiche tutte da dimostrare , racconta Borri, e ciò è possibile proprio grazie alla peculiarità di questo tipo di installazione.

Wi-Pie, in ogni caso, è un programma che si muove anche oltre i confini delle valli subalpine: “Il progetto si sta espandendo cercando di far convergere al suo interno un po’ tutto lo scibile dell’ICT – spiega Borri – sostenendo in particolar modo il paradigma della convergenza: in bassa valle, ad esempio, stiamo gestendo un multiplex sperimentale che attraverso il digitale terrestre offre la capacità di moltiplicare i programmi gestibili e moltiplica il valore locale dell’iniziativa”. Nel multiplex , infatti, possono confluire contenuti da erogare via TV o via internet, con una programmazione anche estremamente locale, con un approccio improntato allo User Generated Content gestito da piccole redazioni locali. Alcuni esempi di questo approccio sono già disponibili.

Nel complesso, l’intero programma riesce probabilmente a dimostrare che l’obiettivo di creare una regione digitale che con la banda larga cancelli il digital divide è possibile: “Un principio replicabile con le stesse filosofie anche in posti diversi – sostiene Borri – e gli investimenti, se c’è una attenzione locale più forte, possono arrivare anche da altri oltre alla Regione, poiché si tratta di operazioni che riescono a valorizzare il territorio”.

“Il nostro obiettivo – prosegue – è creare architetture Internet che possano funzionare anche da intranet, che un gestore possa in seguito subentrare a gestire con tariffe opportune e permettere di avere collegamenti di ogni tipo: nel frattempo, le comunità locali iniziano a costruire attorno ad una architettura definita, con una idea di sviluppo precisa”. Gli strumenti, tra fibra e wireless, ci sono già tutti. Certo, il WiMax avrebbe fatto comodo: “WiMax è oggetto di concessione governativa, e può essere utilizzato solo dagli operatori autorizzati dal ministero. In questo senso – conclude Borri – per noi è stata un po’ una delusione”.

Luca Annunziata

(fonte immagini: CSP )

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31 07 2008
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