La pirateria audiovisiva in Italia, durante e dopo i lockdown

La pirateria audiovisiva durante e dopo i lockdown

Il fenomeno continua a rappresentare una spina nel fianco per l'intera industria, ma i numeri sono in netto calo rispetto allo scorso anno.
Il fenomeno continua a rappresentare una spina nel fianco per l'intera industria, ma i numeri sono in netto calo rispetto allo scorso anno.

Quali trend ha innescato la crisi sanitaria dal punto di vista della pirateria audiovisiva? Quali sono state le conseguenze dei lockdown dovuti alla pandemia sulle modalità di fruizione dei contenuti multimediali? Domande a cui risponde una nuova ricerca commissionata da FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) e condotta da Ipsos, concentrando l’attenzione sull’Italia.

La pirateria in Italia: lo studio FAPAV/Ipsos

In estrema sintesi, il fenomeno continua a essere definito una spina nel fianco per l’intera industria, ma rispetto a quanto registrato lo scorso anno nella fase più dura, gli illeciti sono diminuiti. Riportiamo di seguito un estratto dalla dichiarazione attribuita a Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV.

Il focus di ricerca presentato oggi da Nando Pagnoncelli e riferito agli ultimi 12 mesi, confrontando il periodo di lockdown con quello successivo, ci conferma il sostanziale ritorno ai dati pre-pandemia per quanto riguarda l’incidenza del fenomeno e una contrazione legata al numero degli atti compiuti dagli utenti. Si evidenzia, inoltre, l’efficacia delle attività di enforcement e di sensibilizzazione verso il consumatore, oggi molto più consapevole, e la crescita dell’offerta legale, sempre più ricca e diversificata.

Questi invece alcuni dei dati più significativi tra quelli emersi dallo studio:

  • 38% di incidenza complessiva della pirateria tra gli italiani di 15 anni o più negli ultimi 12 mesi contro il 40% del primo lockdown 2020 e il 37% del 2019;
  • 57 milioni la stima complessiva degli atti di pirateria di un bimestre medio post-lockdown contro i 243 milioni del lockdown e i 69 milioni di un bimestre medio del 2019;
  • 25% l’incidenza della pirateria di film (31% nel 2019);
  • 20% l’incidenza della pirateria di serie e fiction (23% nel 2019);
  • 21% l’incidenza della pirateria di programmi televisivi (17% nel 2019);
  • 14% l’incidenza della pirateria di sport live dopo lo stop forzato durante il lockdown (10% del 2019);
  • 30% la stima dei nuovi sottoscrittori di abbonamenti a piattaforme on demand legali negli ultimi 12 mesi;
  • 21% l’incidenza dei fruitori di IPTV illecite per film, serie/fiction, programmi TV ed eventi sportivi live almeno una volta negli ultimi 12 mesi contro il 19% del lockdown e il 10% del 2019.

Hanno senza dubbio giocato un ruolo fondamentale le piattaforme dedicato allo streaming, facendo registrare una forte crescita nel volume di abbonamenti anche grazie a un’offerta sempre più diversificata e alle tante produzioni originali inserite nei cataloghi. Prosegue Bagnoli Rossi.

Quanto emerso conferma l’eccezionalità del primo lockdown in termini di consumi illeciti ed evidenzia la necessità di sostenere al massimo l’industria audiovisiva in questa fase di ripartenza, con l’obiettivo di rafforzare le azioni di tutela, per garantire una solida base di regole certe a sostegno dell’intera filiera. L’industria audiovisiva ha in quest’ultimo anno attuato nuovi e sempre più innovativi modelli di business per ampliare l’offerta legale. Di fronte a questo scenario, non è più rinviabile la collaborazione fattiva di tutti i soggetti che operano sul web a vario titolo e che devono essere responsabilizzati al fine che si possa operare in un ambiente digitale che sia realmente competitivo per chi investe nella produzione e distribuzione dei contenuti audiovisivi.

Fonte: FAPAV
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Pubblicato il 7 ago 2021
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