Le mani della Camorra si sono allungate sulla pirateria. È quanto afferma il report “Organized. Piracy. Crime.” appena pubblicato da Digital Citizens Alliance e IP House, per far luce sul legame sempre più stretto tra le organizzazioni criminali e chi si occupa di diffondere illecitamente contenuti protetti. Nel documento (PDF) il fenomeno è analizzato minuziosamente, citando anche connessioni con il narcotraffico e la vendita illegale di armi.
Nuovo report sulla pirateria cita la Camorra
Concentriamoci però sul nostro paese. L’Italia, insieme a Regno Unito, Spagna e alcuni territori del sudest asiatico, è indicata come una delle nazioni in cui sono stati segnalati relazioni strette tra i pirati e la criminalità organizzata.
La Camorra italiana, una delle più potenti organizzazioni criminali del paese, ha preso di mira le reti della pirateria, attratta dagli alti margini di profitto, dal basso rischio e da un modello di business che rispecchia le loro tradizionali attività illecite.
Del fenomeno abbiamo già scritto più volte anche su queste pagine e non si tratta di un problema esclusivamente italiano, ad esempio in un articolo di fine marzo dedicato alla Francia. È una situazione che riguarda tutto il mondo, come suggerisce il report stesso, citando un’attività digitale, decentralizzata e senza confini, operante simultaneamente in più giurisdizioni
, basata talvolta su un modello piracy-as-a-service che sta prendendo sempre più piede e connessa ad altri reati come traffico di droga, esseri umani e armi, gioco d’azzardo illegale e frode, riciclaggio di denaro e, in alcuni casi, finanziamento del terrorismo
.
Italia in prima fila, nel bene e nel male
Se questo è lo scenario, qual è la soluzione proposta? Non c’è ovviamente una bacchetta magica da agitare, ma gli autori dello studio ritengono che la strada da percorrere debba tenere conto di quattro priorità.
- Introdurre meccanismi di contrasto transfrontalieri più efficaci;
- lanciare strumenti legali ampliati, come il blocco dei siti, e linee guida penali più rigorose;
- promuovere un maggiore coordinamento tra gli sforzi del settore pubblico e privato;
- riconoscere la pirateria come forma di criminalità organizzata.
E l’Italia è presente anche nell’elenco dei paesi (insieme a Regno Unito, Australia, Francia, Germania e Spagna) che hanno già implementato il blocco dei siti come uno strumento di contrasto. Il riferimento, seppur non esplicito, è a iniziative come Piracy Shield.