Pirateria, la musica è finita

Un nuovo studio sulla condivisione telematica scatena la discussione: si scambia illecitamente meno musica perché sono disponibili servizi a pagamento o perché altri settori dell'intrattenimento hanno preso il sopravvento?
Un nuovo studio sulla condivisione telematica scatena la discussione: si scambia illecitamente meno musica perché sono disponibili servizi a pagamento o perché altri settori dell'intrattenimento hanno preso il sopravvento?

Stando ai dati raccolti dalla società di ricerca Envisional su commissione di NBC Universal , l’attuale scenario della pirateria telematica è molto diverso rispetto al passato soprattutto per quel che concerne il tipo e la quantità di contenuti non autorizzati scambiati dagli utenti. Si pirata molta meno musica oggi che 11 anni fa , dice Envisional, anche se la motivazione del cambiamento sono ancora materia di discussione più che di ricerca empirica.

Lo studio commissionato dalla major statunitense sostiene che un quarto del traffico Internet globale vada ascritto a una qualche forma di pirateria, sia essa P2P, streaming o altro. Di questo quarto il network BitTorrent rappresenta la metà, mentre il resto comprende i siti web contenenti materiale condiviso illecitamente (5,1%), lo streaming video (1,4%) e le altre reti di file sharing (eMule, Ares, SoulSeek eccetera).

Per quanto riguarda la popolarità dei contenuti scambiati su BitTorrent, Envisional stima che il 35,8% dei file sia di natura pornografica, il 35,2% materiale cinematografico ordinario e il 21,2% TV e videogame. La musica? Rappresenterebbe soltanto il 2,9% dei 10mila download più popolari sul tracker PublicBT , dice Envisional.

La musica sul P2P sarebbe in sostanza diventato il fanalino di coda dell’intera “scena”, una fine ingloriosa dopo aver dato origine all’intero mercato del file sharing con Napster prima e le reti decentralizzate poi – Gnutella, WinMX WPN, Gnutella 2, eDonkey2000 e via elencando.

Se il dato sulla perdita di peso dei contenuti musicali appare oggettivo, a essere argomento di discussione teorica è invece la motivazione dietro questo mutamento nelle abitudini di “consumo” degli utenti del P2P : c’è chi cita, come origine della perdita di importanza della pirateria musicale, la proliferazione di servizi a pagamento – con cataloghi ricchi di brani e album da scaricare legalmente a prezzo modico – mentre da altre parti si sottolinea il collasso della musica commerciale come industria nei confronti di altre forme di intrattenimento più in linea con i gusti dei consumatori e le tendenze del mercato multimediale.

Alfonso Maruccia

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07 02 2011
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