Pirati e P2P, intervista ad un releaser di film

La Gazzetta del Pirata intervista un anonimo smanettone che diffonde abitualmente file illegali via peer-to-peer. Al centro, sistemi di protezione dei contenuti e software di duplicazione. In anteprima per Punto Informatico
La Gazzetta del Pirata intervista un anonimo smanettone che diffonde abitualmente file illegali via peer-to-peer. Al centro, sistemi di protezione dei contenuti e software di duplicazione. In anteprima per Punto Informatico

Si chiama La Gazzetta del Pirata e si propone come un periodico di informazione attorno al peer-to-peer diffuso in varie modalità e sotto licenza Creative Commons. Estratta da un lungo servizio sulle tecnologie anticopia che uscirà nel prossimo numero, in anteprima per Punto Informatico pubblichiamo l’intervista a quello che i redattori della Gazzetta considerano “uno dei più importanti relaser di film sui circuiti p2p italiani che per ovvi motivi ha deciso di mantenere l’anonimato”.

La Gazzetta del Pirata: Finora i DRM non sono stati particolarmente difficili da superare per i pirati informatici, tanto che esistono diversi programmi per bypassare le attuali protezioni, ma i DRM di nuova generazione sono decisamente più complicati. Pensi che questo possa incidere effettivamente su chi “rippa” film e CD?
Anonimo Releaser: “Fatta la legge, trovato l’inganno”: un modo di dire molto comune in Italia. Aggirare l’ostacolo, però, non è sempre un’impresa facile.

La prima tipologia di DRM applicata al DVD è stata, se ben ricordo, il CSS. È tutt’oggi presente nella quasi totalità dei dischi, abbinato (purtroppo) a modelli di protezione ben più evoluti. La decodifica della crittografia CSS viene gestita nativamente dal celebre software DVD Decrypter , il cui sviluppo cessò proprio a fronte di una possibile denuncia da parte dei grandi produttori. È di certo il DRM più facilmente aggirabile, dal momento che non richiede l’ausilio di programmi di supporto (AnyDVD e derivati).

Discorso diverso, invece, per quanto riguarda gli ultimi baluardi del DVD Ripping: ArCcos, Puppetlock, Alpha-DVD, RipGuard e via dicendo. L’utente inesperto incappa in un senso di frustrazione derivato dall’incapacità di procedere alla copia su hard disk e spesso desiste. Chi, armandosi di pazienza e dei giusti software, riesce a completare con successo il trasferimento del disco sul proprio drive, deve poi quasi sempre ricorrere ad altri software per eliminare con successo gli ultimi residui del DRM (riscrittura degli.Ifo, rimozione delle celle morte, aggiornamento dei puntatori e dei PGC). Sono operazioni basilari se si vuole procedere con successo alla masterizzazione su DVD, ad esempio, con il classico DVDShrink .

Non sempre gli All-In-One riescono a gestire ottimamente l’intero processo e ciò significa che alcuni passaggi andrebbero eseguiti manualmente con un apposito parco software.

Parlando nello specifico di conversioni DVD/DivX, emergono altri inconvenienti: primo tra tutti la desincronizzazione audio-video, da correggere “a naso” e con alcune limitazioni per quanto riguarda la riproduzione sugli ormai diffusi player Stand-Alone.

Tutto ciò mi spinge a rispondere “sì”. Penso che l’introduzione di DRM sempre più complicati e difficili da superare possano effettivamente incidere sulla pazienza, sulla voglia e in particolar modo sulla capacità di coloro che rippano film e CD: nel contempo, però, sono convinto che gli sviluppatori delle applicazioni ausiliarie al “DRM ripping” saranno sempre pronti a raccogliere la sfida delle majors.

La cosa più importante è che qualcuno continui a fornire gli attrezzi adatti: solo a quel punto gli operai sono in grado di fare il loro lavoro. LGDP: I DRM sono in continua evoluzione e anche il nuovo crack per i brani musicali presi da iTunes è stato superato, pare quindi essere una corsa tra chi progetta i sistemi di sicurezza e chi li cracka e li bypassa, è una corsa che chi fa le copie dei film da diffondere in rete può sostenere? Ed è una corsa che può avere fine?
AR: Riprendo quanto detto in conclusione nella risposta precedente. Un acquirente di un DVD o di un CD, fintantoché non ne distribuisce i contenuti in network pubblici, non viola alcuna legge in fatto di gestione dei diritti digitali.

Dovrebbe essere libero di copiare il contenuto del suo DVD o CD su disco rigido e, nell’ambito della sfera personale, farci ciò che vuole (editing, remixing etc.). A conferma di ciò basti pensare alla Alcohol Software, alla SlySoft Inc. (AnyDVD, CloneCD, CloneDVD) o alla Fengtao Software Inc. (i prodotti di DVDIdle.com): siti commerciali ove è possibile scaricare shareware o acquistare una copia completamente funzionante, con licenza annessa, di software che servono a escludere i meccanismi anticopia più recenti.

Che lo si faccia per gloria, per ideale o per denaro non ha importanza: l’importante è che questi programmatori continuino a sfornare nuove versioni dei propri software aggiornate per combattere l’ennesima implementazione DRM nei vari campi di applicazione (video, audio, programmi, giochi). I cosiddetti “pirati informatici” hanno i mezzi per sostenere questa corsa e arrivare al traguardo giusto qualche secondo dopo coloro che progettano questi sistemi di sicurezza.

Il “Trusting Computing”, di cui ormai tutti abbiamo sentito parlare, potrebbe decretare la fine di questa corsa. Io incrocio le dita: devo dire che ci credo poco. È una prospettiva talmente assurda da non sembrarmi fattibile. www.no1984.org tratta l’argomento in maniera più che esauriente.

LGDP: Alcuni DRM si sono rivelati particolarmente invasivi e dannosi per chi acquistava legalmente un prodotto (basti pensare allo StarForce o al DRM della Sony ), sul piano della sicurezza per il vostro PC quali misure adottate? E siete veramente al sicuro?
AR: Due casi scandalosi. Sia il “malicious software” contenuto nel Rootkit Sony BMG sia il driver nascosto dello StarForce hanno dell’illegale. Combattere l’illegalità con l’illegalità non mi sembra il modo giusto di procedere.
Installare ed eseguire un software senza la consapevolezza ed il consenso dell’utente dà l’idea della carenza di idee delle grandi multinazionali: se hanno deciso di passare alla forza bruta, significa che sono alla frutta.

Ho riscontrato personalmente dei problemi con StarForce su un gioco regolarmente acquistato: dopo essermi documentato, non ho potuto fare altro che prenderne tristemente atto e fare quanto possibile per “epurare” il PC. Non mi sento al sicuro: questi sotterfugi sono troppo insidiosi per essere costantemente monitorati ed evitati. Le misure di sicurezza consistono nel verificare il materiale con il quale si ha a che fare: natura, produttore, grado di pericolosità.
Ora attendo il malware nei DVD Video: non c’è due senza tre. LGDP: Chi mette in condivisione film e musica sui sistemi di file sharing non lo fa mai per lucro o per un guadagno personale, però i DRM possono provocare danni seri ai PC. Come vi spiegate questa anomalia che vi porta non solo a rischiare per un “reato”, ma allo stesso tempo vi fa rischiare di veder danneggiati i vostri PC e il loro contenuto?
AR: Potrei dire, semplicisticamente, che mi sembra la cosa giusta da fare. È una filosofia che comprende vari aspetti: l’essere contrario al sistema dei DRM, i quali rischiano di colpire indiscriminatamente “pirati” e non, o la disapprovazione verso i prezzi troppo elevati di CD e DVD, considerando il fatto che non tutti sono disposti a (o hanno la possibilità di) pagare venti euro per un film o sessanta euro (!) per un videogame.

Il guadagno personale del “pirata”, al limite, si può quantificare in termini di gratificazione personale: fai una cosa che ti piace e la condividi con gli altri, che a loro volta la apprezzano e ti sono grati.

Diventa un circolo di scambio, un do ut des dove il fine di lucro viene circoscritto unicamente alla cifra che l’utente non spende per acquistare quel determinato prodotto. In questo non ci vedo niente di sbagliato.

Senza contare che spesso l’usufruire della copia “pirata” funge da trampolino di lancio verso l’acquisto dell’originale: tutto dipende dal gradimento riscontrato in quel gioco, in quel film, in quel CD. “L’originale” piace a tutti, me compreso.

Si tratterebbe di conciliare la pirateria con il marketing: a questo proposito ricordo una frase molto carina letta in firma su un certo forum. Certo, si rischia sull’uno e sull’altro versante: legalità e integrità della propria macchina. Fortunatamente è un rischio che molti sono pronti a correre – forse un po’ incoscientemente, alle volte addirittura con malcelata spavalderia – per sostenere qualcosa in cui si crede e dalla quale, innegabilmente, si trae un certo profitto.

a cura di Andrea Vaccaro (anvaccar)
La Gazzetta Del Pirata

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02 10 2006
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