PlayFair è tornato a pungere Apple

A nulla sono servite le minacce di Apple. PlayFair, il programma per aggirare la protezione dei file AAC, è infatti resuscitato su di un server americano e, questa volta, gli autori si dicono pronti a reggere i colpi di Apple
A nulla sono servite le minacce di Apple. PlayFair, il programma per aggirare la protezione dei file AAC, è infatti resuscitato su di un server americano e, questa volta, gli autori si dicono pronti a reggere i colpi di Apple


New York (USA) – Schiacciato in India, PlayFair è rispuntato in America. Il nome è diverso – Hymn, acronimo di Hear Your Music aNywhere – ma la sostanza non è cambiata: il tool, sfrattato lo scorso mese da un server indiano in seguito alle pressioni di Apple , è infatti ancora utilizzabile per eliminare dai file di musica AAC acquistati sull’iTunes Music Store le restrizioni introdotte dalla tecnologia di digital rights management (DRM) di Apple, nota come FairPlay.

“Siamo di nuovo online, con una nuova release e un nuovo nome! E’ stata un lunga e dura battaglia, ma siamo di nuovo online”, si legge sulla nuova home page del programma.

Il maintainer del progetto open source Hymn , Anand Babu, ha giustificato il cambio di nome con la volontà di prevenire ogni possibile violazione del marchio di Apple. Il giovane programmatore si è inoltre detto pronto, insieme alla nuova società di hosting americana che ospita il software, a fronteggiare un’eventuale causa legale con la casa della mela. Nel recente passato quest’ultima aveva già minacciato di querela i due precedenti gestori di siti che avevano “dato asilo” a PlayFair, Sourceforge e Sarovar, inducendoli a cancellare il progetto dai propri server.

Anche la Free Software Foundation India ha promesso, in caso di beghe legali, di dar manforte al progetto Hymn: una solidarietà resa possibile dal fatto che quest’ultimo è pubblicato sotto licenza GPL.

La società di hosting che ospita Hymn, Computer Tyme , che sul proprio sito afferma di essere pronta a dare un tetto ai siti “controversi”, sostiene di avere familiarità con le leggi sui copyright e i marchi di fabbrica. Le stesse leggi che Apple chiamerà in causa se, come prevedibile, decidesse di perseguire chi sviluppa e ospita Hymn.

“L’attuale fornitore (del servizio di hosting, NdR) è ben preparato sul DCMA (Digital Millennium Copyright Act) e sulle problematiche legate al DRM ma, soprattutto, è disposto a difenderci nel caso Apple minacciasse di chiudere il sito”, ha scritto Babu in una e-mail.

Il maintainer ha spiegato che la nuova release di Hymn, la 0.6.0, rappresenta una sostanziale riscrittura del codice di PlayFair e, come aveva suggerito lo scorso mese Jon Johansen, autore del DeDRMS , ha eliminato ogni dipendenza da alcune librerie incompatibili con la GPL. Babu ha poi detto di aver fatto in modo che Hymn preservi l’integrità di tutti i metadata dei file AAC protetti, incluso l’ID di Apple.

“Questo prova – si legge in un comunicato – che il nostro lavoro non ha l’obiettivo di piratare la musica, ma di consentirne un utilizzo più libero secondo il diritto del fair use”.

Versioni precompilate di Hymn sono disponibili per Mac OS X e, solo a linea di comando, per Windows, mentre il codice sorgente può essere compilato sotto varie piattaforme, tra cui Unix e Linux.

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11 05 2004
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